Significato del Blu: da Colore Sacro al Blue Jeans

Se il blu è diventato il colore preferito dal 43% della popolazione occidentale, lo deve a una lunga serie di fortunati eventi che, da colore invisibile, l’hanno reso la tonalità più utilizzata al mondo.

Si parla spesso del blu come il colore legato alla calma, alla fiducia, al passato, ma: le cose stanno davvero così? E soprattutto: chi lo ha deciso?

Come tutti i colori, anche il significato del blu non è qualcosa di universale, ma di profondamente culturale. Un colore ha sempre più di un significato (sia positivo che negativo) e, cosa più importante, questi significati cambiano in base al:

📍 Luogo (contesto geografico)

⏳ Tempo (epoca storica)

🏠 Contesto (società).

Mai dimenticarsi di questo!

Quindi, dire che il blu significa X è molto, MOLTO, relativo. Può essere vero in Italia, ma non in Indonesia. Oppure, poteva essere vero nel 1725, ma non nel 2025. 

Non è possibile comprendere i colori del tempo presente se non in relazione a quelli delle epoche passate, con i quali hanno rapporti di continuità o, più raramente di rottura. Parlare di usi e di significati del colore nel mondo attuale significa operare necessariamente qualche incursione nei secoli precedenti.

Come avrai intuito, oggi non andremo solo a sfatare alcuni miti sui colori, ma andremo ad analizzare le principali simbologie che il blu ha ricoperto nel corso della Storia (prevalentemente nella Storia Occidentale), analizzando step by step i motivi che l’hanno portato a diventare il “colore preferito” da 2/3 della nostra società.  

sondaggio colori preferiti dagli occidentali

Come si vede dal grafico sulle preferenze colore della popolazione occidentale, il blu è nettamente al primo posto - grafica © Gaia Di Vita

📝 Indice

Significato del Colore Blu nell'Antichità

A differenza del bianco, del nero, del rosso e del giallo, la Storia del blu è piuttosto recente. 

Il blu infatti non compare nella tavolozza colori degli uomini delle caverne, e raramente lo fa nell’abbigliamento delle prime società del Neolitico. 

Sul perché di questa assenza non abbiamo una risposta certa (questo a causa della scarsità di reperti e fonti). Gli studiosi ne hanno dedotto che il blu non doveva essere un colore molto rilevante in tempi remoti.

Quindi, per iniziare a tracciare la storia e la simbologia del blu, dobbiamo partire più meno dal III secolo a.C. focalizzandoci su due diverse zone:

  1. il Medio Oriente, per la pittura e la decorazione
  2. l’Europa Occidentale, per l’abbigliamento.

Il Blu Sacro: Egizi e Babilonesi

Ancora oggi in molti paesi del Medio Oriente, il blu è considerato un colore molto positivo. Questa predilezione ha origini antiche infatti, gli Egizi e i Babilonesi, lo utilizzavano per decorare oggetti, fabbricare amuleti e rivestire edifici a scopo apotropaico.

🔎 Apotropaico

Apotropaico deriva dal greco “apotrépo” (allontanare, respingere) e si riferisce a tutto ciò che ha una funzione protettiva contro influenze negative, sfortuna o spiriti maligni – tipo amuleti, gesti scaramantici, simboli, pitture o rituali usati per tenere lontane le energie negative.

Per questi popoli il blu è sempre stato considerato un colore di buon auspicio, capace di chiamare a sé le forze benefiche del Cielo (con il quale condivide la stessa tonalità) e allontanare le energie negative.

Lo scarabeo alato Kheperer trovato nella tomba di Tutankhamon è realizzato in lapislazzuli (1336-1327 a.C.) - dal sito storicang.it

Blu come il Cielo

Sì, ma perché fu scelto proprio il blu fra tutti i colori?

Presso gli antichi Babilonesi, Egiziani, Greci e Romani, il blu rappresentava il colore del cielo, considerato la dimora delle divinità quindi (per una questione di similitudine) il blu diventò il colore che simboleggiava il divino e tutte le qualità che rappresentava, in quanto il blu era la manifestazione sensibile del mondo celeste.

Per fare qualche esempio, in blu erano realizzati:

👉 i geroglifici del Libro dei Morti che accompagnavano le preghiere dei defunti

👉 gli amuleti sepolcrali come l’Ib (l’amuleto del cuore) e il Kheperer (l’amuleto a forma di scarabeo), che nel processo di mummificazione venivano lasciati sul petto o al posto del cuore del defunto per proteggerlo nel suo arduo cammino verso l’Aldilà

👉 l’Udjat (chiamato anche Occhio di Horus), altro amuleto utilizzato dai vivi per evocare forza, vigore e buona salute, oppure dipinto su sarcofagi, navi, muri, come simbolo di protezione e buon auspicio

👉 la Porta di Ištar, la cella del re Nabucodonosor, le mura, il tempio e il palazzo reale dell’antica Babilonia, erano tutte dipinte o ricoperte da piastrelle smaltate di blu, sempre per una funzione apotropaica ma anche votiva (come vedremo fra poco, per i Babilonesi il blu era il colore associato alle più importanti divinità del loro phanteon!)

ricostruzione della porta di ishtar dell'antica città di babilonia

Ricostruzione dell'antica città di Babilonia con la porta di Ištar ricoperta di piastrelle smaltate di blu (VI secolo a.C.) - dal sito mozaweb.com

Nazar: l'Amuleto Blu contro il Malocchio

Su questa scia si posiziona anche il Nazar, conosciuto anche come “Occhio Turco”, “Occhio di Allah” o “Occhio del Diavolo”. Si tratta di un popolare amuleto a forma di occhio stilizzato di colore blu, tuttora molto diffuso in Turchia e Grecia.

Risalente al III millennio a.C. le sue origini si sovrappongono a quelle degli amuleti egizi visti poco fa, ma il suo scopo era ben diverso. Il Nazar infatti è utilizzato per difendersi dal malocchio e dalle energie negative generate dall’invidia altrui (proprio come l’ambra per i Maya). 

Il colore blu-azzurro in questo caso non è legato al mondo divino, ma alla credenza che le persone con gli occhi azzurri fossero i principali portatori di malocchio. Realizzare l’amuleto dello stesso colore serviva quindi a esorcizzare questo potere, riflettendo le energie negative come uno specchio.

nazar in vetro blu chiamato occhio di allah o occhio turco un amuleto contro il malocchio

Un tipico Nazar turco in vetro blu

Divinità Blu nella Mitologia Antica

Oltre a essere utilizzato come strumento di protezione, nell’immaginario antico il blu era il colore che identificava alcune divinità, in particolare quelle cosmiche e acquatiche. Per fare qualche esempio, erano descritti con la pelle blu o vestiti con abiti blu, divinità come:

  • Il dio supremo Amon-Ra, la dea del cielo Nut e il dio del Nilo Hapi (Egizi)
  • Il dio della luna Sin, il re degli dei Marduk, la dea del cielo Ištar (Babilonesi)
  • la dea del cielo Ninnana (Sumeri)
  • Il dio del mare Poseidone e il dio del tempo Cronos (Greci)
  • Il dio dei fiumi, delle sorgenti e del mare Nettuno (Romani).

Per ricordare al popolo il proprio potere spirituale e la propria vicinanza alle divinità, accessori e indumenti blu e azzurri erano riservati alla casta dei sacerdoti e ai faraoni:

Come i sacerdoti di Israele indossavano la “berretta azzurra” che “del ciel fa fede”, così in Egitto i Faraoni portavano copricapi azzurro-turchese o azzurro-lapislazzuli.

Se per i greci e romani il colore del potere e della regalità era il porpora, per i babilonesi, gli egiziani e gli ebrei era il blu.

Nell'antico Egitto gli ippopotami erano animali sacri, collegati alla rinascita, per questo venivano spesso lasciate delle loro statuette nelle tombe. Per sottolineare il valore benefico erano spesso realizzati in faience blu egizio (1961–1878 a.C.) - dal sito metmuseum.org

Dall'Oltremare al Blu Egizio: i Primi Pigmenti Blu

Fin ora abbiamo parlato di blu o blu-azzurro in modo generico, ma nel pratico: che tipologie di blu si utilizzavano nell’antichità?

Per realizzare decorazioni, amuleti, oppure per dipingere/rivestire muri (come quelli dell’antica Babilonia) venivano utilizzati dei pigmenti blu di origine minerale. 

I più utilizzati erano:

Lapislazzuli: il Blu più Prezioso

Il lapislazzuli (chiamato anche lapis o blu oltremare) è una pietra semi-preziosa con venature dorate di pirite, che polverizzata regala un blu intenso e brillante.

Il nome viene dal latino “lapis” (pietra) e dall’arabo “lazward” (azzurro). Le miniere più antiche e preziose si trovavano in Afghanistan, Iran, Tibet, Cina e Siberia, e proprio perché veniva da così lontano il lapislazzuli era uno dei pigmenti più costosi dell’antichità.

Azzurrite: l'Alternativa Economica ma Rischiosa

L’azzurrite è un minerale composto da carbonato basico di rame che, soprattutto in epoca classica e medievale, è stato utilizzato come alternativa economica del lapislazzuli.

Si estraeva dai giacimenti di rame, i più famosi situati in Armenia, Cipro, Germania e Boemia. Il suo blu è vivace ma più chiaro rispetto al blu lapislazzuli, e tende al verdognolo.

Un difetto dell’azzurrite è che risulta poco stabile:

– diventa verde in presenza di umidità/ossigeno trasformandosi in malachite (come successe in alcuni punti della Cappella degli Scrovegni di Giotto) o in presenza di cloruri, diventando atacamite (cloruro basico di rame)

– diventa nera per via del calore, in un ambiente alcalino, se entra in contatto con solfuri o leganti oleosi.

pigmento azzurrite

Turchese: tra Blu e Verde

Il turchese è un’altra pietra a base di rame ma, a differenza dell’azzurrite, è più verde.

Il nome viene dal francese “pierre turquoise”, cioè “pietra turca”, perché arrivava in Europa attraverso la Turchia, anche se le miniere si trovavano in Persia (l’attuale Iran) e nella penisola del Sinai.

Era molto utilizzato come pietra in gioielleria e meno come pigmento perché più difficile da lavorare.

pigmento turchese

Blu Egizio: il Primo Pigmento Sintetico

Il blu egizio è stato il primo pigmento sintetico della Storia.

Inventato dagli egizi intorno al 3000 a.C. si trattava di uno smalto creato fondendo insieme sabbia (silicio), un minerale di rame, calcio e un alcalino, il tutto cotto ad altissime temperature.

Il suo blu è brillante, stabile, duraturo, e ha una caratteristica pazzesca che è stata scoperta solo di recente: emette radiazione infrarossa, quindi “brilla” anche al buio in uno spettro che noi non vediamo.

pigmento blu egizio

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Coloranti Blu Naturali: Guado e Indaco

Se il Medio Oriente aveva il primato del lapislazzuli, in Occidente ci fu un altro blu a capeggiare: il guado.

Si tratta di un colorante blu-azzurro estratto dalle foglie dell’Isatis tintoria (comunemente chiamata guado o glasto), una pianta selvatica che cresce spontaneamente in diverse zone dell’Europa temperata. Un tempo era particolarmente diffusa in Francia, Italia Settentrionale, Inghilterra e nella Turingia, una regione della Germania Centrale

🔎 Il guado

La parola “guado” deriva dal gallico glastum, di origine incerta. Per ottenere il colorante blu, le foglie vengono raccolte, fermentate e ossidate in modo da estrarre il principio colorante: l’indigotina.

Il guado è stato il principale colorante blu utilizzato dalle popolazioni occidentali per tingere i tessuti, realizzare pitture corporali e tatuaggi (una sorta di henné) e, nonostante la concorrenza di dei coloranti esotici, manterrà questo primato fino al XVI secolo.

Infatti, il nostro guado non era l’unica pianta con la quale si tingeva di blu, anzi! 

In Asia, era nota sin dal Neolitico un’altro colorante della famiglia delle “piante blu”: l’indaco (Indigofera tintoria), che diede del filo da torcere al nostro guado tanto da portarlo sull’orlo del collasso…questo “onore” lo avrà un’altra pianta blu che arrivò in Europa dopo il 1492 (ne parliamo più avanti).

🔎 L'indaco

Il nome “indaco” deriva dal greco “indikon”, che significa “dell’India”, poiché l’India era il principale centro di produzione ed esportazione. Veniva estratto attraverso un complesso processo di fermentazione delle foglie, immerse in grandi vasche con soluzioni alcaline. Il liquido inizialmente verdastro si ossidava a contatto con l’aria, trasformandosi gradualmente nel caratteristico blu profondo che tutti conosciamo.

L’indaco era un colorante blu molto intenso, resistente alle decolorazioni provocate dal sole e dai lavaggi, e con un potere tintorio superiore a quello del guado, talmente superiore da non richiedere nemmeno la mordenzatura. Tuttavia, queste fantastiche qualità, unite al fatto che proveniva da molto lontano, rendevano l’indaco uno dei coloranti più costosi dell’antichità (quasi quanto la porpora), quindi era usato con parsimonia.

blocchi di indaco blu (indigofera sufrutticosa)

Blocchi di indaco blu - foto © Gaia Di Vita

I Popoli che si Dipingevano di Blu

Nonostante il blu guado era molto conosciuto dai popoli del Mediterraneo, non tutti lo utilizzavano, anzi!

A differenza del vicino Oriente dove il blu era considerato un colore benefico da praticamente tutte le popolazioni, dalla Mesopotamia all’Egitto, in Europa ci fu una vera e propria spaccatura.

Da un lato abbiamo le popolazioni celtiche e germaniche che adoravano il blu follemente (in tutte le sue sfumature) mentre dall’altra abbiamo greci e romani che lo detestavano talmente tanto da non dargli nemmeno un nome preciso!

A cosa è dovuta questa differenza abissale?

I Pitti il popolo che si dipingeva di blu

Illustrazioni di due guerrieri pitti col corpo dipinto di blu guado, dell'artista John White (1585-1593) - dalla collezione del British Museum | www.bmimages.com

Celti e Germani: i Guerrieri Blu

Come accennato, fra i popoli europei che facevano grande uso del blu, c’erano sicuramente i Germani provenienti dalla Scandinavia e dal Nord Europa, i Pitti e i Britanni, due antiche popolazioni celtiche vissute nelle Isole britanniche.

🔎 Germani, Pitti, Britanni

Meglio conosciuti come barbari, i germani erano un’insieme di popolazioni (tra cui: goti, vandali, franchi, sassoni e longobardi) che abitarono vasti territori del nord e centro Europa, dalla Scandinavia fino al Reno, a partire dal I millennio a.C. le loro ondate migratorie (le cosiddette “invasioni barbariche”) contribuirono alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente e alla formazione dell’Europa medievale.

Col termine pitti (o picti) si indica una confederazione di tribù celtiche, probabilmente discendenti dei caledoni, che abitò la Scozia settentrionale, le Highlands e parte delle isole scozzesi tra il I e il X secolo d.C. I romani li descrivevano come un popolo fiero e bellicoso, che riuscì a resistere alla conquista romana della Britannia.

Anche i britanni erano un’insieme di popolazioni celtiche, ma più antiche, che abitavano la Gran Bretagna e l’Irlanda già a partire dall’VIII secolo a.C. Erano divisi in numerose tribù che non raggiunsero mai un’unità politica, facilitando così la conquista romana del loro territorio. I britanni si stabilirono principalmente nella parte occidentale e sud-occidentale della Gran Bretagna, mantenendo stretti legami economici e culturali con i galli della Normandia.

Oltre a utilizzare il blu-azzurro per colorare i propri indumenti, queste popolazioni impiegavano il guado per tingersi il corpo, si dice con lo scopo di spaventare i nemici sul campo di battaglia (lo si vede bene nel film Braveheart).

Tutti i Britanni si macchiano con “guado”, che produce un colore azzurro e con il quale assumono in battaglia un orribile aspetto.

Secondo alcuni antropologi però, questo body painting turchino non era utilizzato con lo scopo di incutere timore. C’è chi ipotizza che il blu fosse in realtà il colore distintivo di alcune tribù o clan (come fanno tutt’ora alcune tribù della Papua Nuova Guinea), oppure che venisse sì utilizzato in battaglia, ma (come avveniva nel vicino Oriente) per scopi magico-rituali o protettivi.

@colorpacker_

IL POPOLO BLU 👤 Nel film Braveheart vediamo un giovane sexy Mel Gibson (aka William Wallace), con la faccia dipinta di blu. Si tratta di un falso storico, anche se non del tutto. Infatti, un popolo che si dipingeva il corpo di blu è esistito davvero (e no, non sono i puffi! 😝) #blu #colore #tribù #popoli #etnografia #antropologia #antropologiaculturale #falsimiti #storia #storiadeicolori #divulgazione #divulgazionestorica #curiositàstoriche #curiositàdalmondo #esplorailmondo #colorpacker

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Tuareg: gli Uomini Blu del Deserto

Parlando di popoli blu, come non citare i Tuareg, etnia nomade che vive nel deserto del Sahara. Gli uomini Tuareg sono famosi per coprirsi il volto con il Tagelmust, un grande velo blu. 

Per loro non si tratta di un semplice accessorio, ma di un’importante rito di passaggio: intorno ai 15 anni il padre decide se il figlio è abbastanza maturo per ricevere il suo primo velo, che da quel momento non si toglierà mai più, nemmeno a tavola (mostrare bocca e naso è considerato vergognoso, specialmente davanti a degli estranei).

Nella cultura Tuareg il blu rappresenta protezione, prestigio e purezza. Dal punto di vista sociale infatti, l’intensità del colore comunica la casta di appartenenza, mentre a livello spirituale il velo protegge la bocca dagli spiriti negativi portatori del malocchio. 

Ma ecco il dettaglio più affascinante: siccome il Tagelmust viene tinto con indaco naturale, a causa del calore e della sudorazione il colorante si trasferisce permanentemente sulla pelle, dando origine al soprannome “uomini blu del deserto”.

uomo tuareg con velo blu

Tuareg del Sahara con il tipico Tagelmust che lascia intravedere solo gli occhi

Perché Greci e Romani Non Usavano il Blu?

Ormai è risaputo che Greci e i Romani non amassero il blu, lo dimostra il fatto che questo colore è quasi un tabù nella loro letteratura, pittura e nel loro abbigliamento. 

Questa “anomalia” ha fatto nascere un forte dubbio in alcuni studiosi, arrivando a ipotizzare che greci e romani non vedessero il blu. Ma, come afferma lo storico del colore Michel Pastoureau: 

Tali teorie (…) Non solo si basano su un concetto etnocentrista, impreciso e pericoloso (…) ma confondono il fenomeno della visione (in gran parte biologico) con quello della percezione (in gran parte culturale).

Ovviamente, tanto i Greci quanto i Romani, vedevano e conoscevano perfettamente il blu, sia il laspis, sia il guado che l’indaco (a quest’ultimo diedero persino il nome!), semplicemente non amavano utilizzarlo.

Il motivo?

Molto semplice: Greci e Romani non utilizzavano il blu perché dal loro punto di vista, era il colore distintivo delle popolazioni barbariche e celtiche, ovvero, il colore dei loro acerrimi nemici. E per lo stesso motivo non apprezzavano nemmeno gli occhi azzurri, tratto caratteristico della gente del nord.

percezione visiva occhio

Al contrario di oggi, gli occhi azzurri erano considerati negativamente dagli antichi greci, romani e altri popoli del Mediterraneo - foto © Gaia Di Vita

L’Origine della Parola Blu

A differenza di altri colori, l’origine della parola blu non è né greca né latina, ma deriva dal fràncone antico Blāo (una lingua germanica).

Nel lessico greco-romano troviamo diversi aggettivi per descrivere il blu dell’acqua o del cielo, il problema è che nessuno di questi rappresenta una categoria colore ben definita. 

Greci e Romani usavano spesso la stessa parola per descrivere un’ampia gamma di sfumature che andavano da blu, al grigio fino al nero, oppure dal blu, al turchese fino al verde vero e proprio.

Il Blu nel Medioevo: da Colore Povero a Colore Sacro

Sulla scia greco-romana, nei primi secoli del Medioevo Occidentale, il blu continua a essere un colore dal basso profilo, caratterizzato da una simbologia “povera” e priva di valore.

Nell’abbigliamento (se e quando utilizzato) è solo per tingere gli abiti da lavoro degli artigiani o dei contadini.

In pittura invece, l’utilizzo del blu è confinato ai mosaici Paleocristiani e alle miniature di età Carolingia che, a causa dell’influenza orientale, utilizzano il blu per rappresentare il cielo, la sfera del divino e avvolgere i personaggi raffigurati in uno spazio sacro.

Le cose per il nostro blu iniziano a cambiare in meglio verso la fine dell’XI e gli inizi del XII secolo d.C. Si tratta di un periodo di profonda trasformazione per l’Europa, con cambiamenti che ridefiniscono l’intera struttura della società che, da rurale, diventa più articolata, urbana e istituzionalizzata.

mosaici blu del mausoleo di galla placidia di ravenna

Dettaglio dei mosaici blu che ricoprono la volta del mausoleo di Galla Placidia a Ravenna (V secolo d.C.) - dal sito wikipedia.org

L'Ascesa del Blu: il Colore della Vergine Maria

Questo fermento sociale, riqualifica il blu, soprattutto come colore sacro.

Diventa il colore ufficiale della Vergine Maria e grazie al fiorire della tecnica della vetrata, magnifici smalti blu e azzurri cominciano a inondare di luce divina l’interno delle chiese.

Quindi, anche in occidente il blu diventa ufficialmente il colore del mondo divino e questo contribuisce pian piano ad aumentare il suo valore e prestigio anche nella vita quotidiana.

Annunciata di Antonello da Messina

Nell'Annunciata di Palermo, il celebre dipinto di Antonello da Messina, la Vergine Maria indossa il tipico velo azzurro (1475 circa)

Re, Stemmi e Cavalieri Blu

A metà del XII secolo nasce l’Araldica e il blu entra a far parte dei suoi 6 colori di base:

⚪️ Bianco (Argent) – simboleggia purezza, innocenza, giustizia e amicizia

🟡 Giallo (Or) – simboleggia ricchezza, comando e potenza

🔴 Rosso (Gueules) – simboleggia il valore, l’audacia e la nobiltà d’animo

🟢 Verde (Sinople) – simboleggia vittoria, onore e abbondanza

🔵 Blu (Azure) – simboleggia la gloria, la virtù e l’incorruttibilità

⚫️ Nero (Sable) – simboleggia il lutto, ma anche la fedeltà al proprio signore.

@colorpacker_ La palette colori dei cavalieri 🛡 Si chiama blasone e aveva uno scopo ben preciso. Attraverso 6 colori: ⚪️ Bianco 🟡 Giallo 🔴 Rosso 🟢 Verde ⚫️ Nero 🔵 Azzurro In origine serviva a distinguere i cavalieri durante i tornei e nei campi di battaglia. #cavalieri #stemma #blasone #araldica #medioevo #storiamedievale #storia ♬ suono originale - Color Packer

La scelta delle figure e dei colori degli stemmi, era molto personale e solitamente era un atto di lealtà verso un re o un potente signore. Il blu ne è la dimostrazione, infatti in questo periodo divenne il colore dello stemma del Re di Francia e (di conseguenza) fu adottato anche negli stemmi dei suoi alleati.

Gli stemmi di colore Azur erano più diffusi in alcuni paesi/regioni come: Francia, Paesi Bassi, Nord Italia e la loro frequenza è progressivamente aumentata nel corso secoli:

stemmi blu azzurri araldica

Nel XV secolo 1/3 degli stemmi europei è blu!

🔎 Il blu araldico

Attenzione: il termine Azur in Araldica non indica una precisa tonalità colore, ma una serie di sfumature che vanno dal blu scuro all’azzurro.

Nei romanzi cavallereschi (tipici di questo periodo), fanno la loro comparsa i cavalieri blu, che indossando questo colore riflettono virtù come la lealtà e la fedeltà.  

Essere associato alla corona francese (paese in forte ascesa), trasforma il blu in un colore di moda negli ambienti aristocratici e nelle corti, soprattutto in Italia e Germania. Questa usanza trasformò il blu in un vero e proprio status symbol, il colore associato alla nobiltà e all’aristocrazia, in opposizione al rosso, colore della Corona Inglese, del Potere Imperiale e del Papato.

In questo ritratto di re Luigi VXI, il monarca è circondato da blu e oro, i colori della corona francese (1701)

L’Oro Blu e i Paesi della Cuccagna

La nascente moda del blu nell’abbigliamento, favorì (o forse fu favorita) i progressi della tintoria. 

Data la crescente richiesta di abiti blu, a partire dal 1230, il guado iniziò a essere prodotto su scala industriale così, e per poterlo commercializzare meglio, la tecnica di produzione venne perfezionata.

Prima di allora infatti, le foglie di guado venivano semplicemente lasciate macerare in acqua calda, creando un’acqua bluastra dove si immergevano le stoffe. In questo modo però si ottenevano dei blu poco concentrati, e la stoffa doveva essere immersa più volte per poter ottenere delle sfumature intense.

Un metodo più efficace, largamente diffuso alla fine del Medio Evo, consiste nel triturare le foglie ancora fresche e nel lasciar fermentare e seccare lentamente la pasta così ottenuta, e poi nel farla sgocciolare e nel pressarla per formare dei dischi o delle palle (le famose «cocagnes» della Linguadoca). Questo procedimento presenta tre vantaggi: permette di conservare la materia tintoria assai più a lungo, di trasportarla facilmente e di disporre di un prodotto nettamente più concentrato.

Questo nuovo procedimento fece salire il prezzo del blu pastello che venne soprannominato “oro blu” arricchendo le regioni produttrici che furono soprannominate i Paesi della Cuccagna.

🔎 Paesi di Cuccagna

I Paesi di Cuccagna erano le regioni europee che tra il XV e il XVII secolo prosperarono economicamente grazie alla coltivazione del guado. Le principali aree furono: Tolosa e la regione della Linguadoca (Francia meridionale), la Turingia (Germania) e parti dell’Italia settentrionale. Il termine “cuccagna” deriva dalle “cocche” o “coccagne”, le palle di pasta concentrata ottenute dalle foglie di guado fermentate, che venivano poi vendute ai tintori. mercanti e coltivatori si arricchirono enormemente, costruendo palazzi sontuosi (ancora visibili a Tolosa). Da qui nacque l’espressione “Paese di Cuccagna” per indicare un luogo immaginario di ricchezza e benessere senza limiti.

Ma la pacchia non durò moltissimo, infatti di lì a poco, un nuovo blu prenderà il posto sia del guado che dell’indaco.

colorante blu guado

Un'acqua di tintura blu guado

Añil: il Blu del Nuovo Mondo

La scoperta del Nuovo Mondo, porterà in Europa diverse novità, anche in fatto di colori. 

Oltre al rosa brasile e al rosso cocciniglia, farà la sua comparsa il blu añil conosciuto come indaco americano.

Si tratta di un colorante blu a base di indigotina, ma dal potere tintorio superiore sia al guado europeo che all’indaco orientale. Veniva estratto dall’Indigofera suffruticosa, una pianta che in Messico chiamano Jiquilite.

Per ottenere questo blu, il processo di lavorazione è molto lungo e può richiedere diversi mesi, ma nonostante questo e il fatto che doveva fare una lunga traversata oceanica, il prezzo era basso perché per produrlo venivano adoperati gli schiavi.

L’arrivo dell’añil fece precipitare la produzione del guado europeo, ma non fermò l’ascesa del blu!

l'anil o indaco americano

Produzione di añil (Indigofera sufrutticosa) a Teotitlán del Valle (Messico) - foto © Gaia Di Vita

Blu Maya: il Colore dei Sacrifici Umani

Rimaniamo un secondo su suolo americano perché voglio presentarti un altro blu storico: il blu Maya. 

Si tratta di un pigmento azzurro brillante molto raro, messo a punto dai Maya intorno al III secolo a.C. che è stato in grado di resistere perfettamente allo scolorimento del sole cocente, all’umidità tropicale e al passare dei secoli.

La sua ricetta, rimasta segreta per quasi 2000 anni, prevedeva un mix di foglie di jiquilite (indaco americano) e paligorskite (un minerale argilloso) a cui poteva essere aggiunta della copale (una resina vegetale simile all’ambra). 

Anche per i Maya il blu aveva un’ascendenza divina e ne facevano spesso un uso cerimoniale:

(…) oltre a decorare vasi, murales e sculture, serviva per decorare il corpo dei prigionieri che venivano sacrificati in onore di Chaak, il dio della pioggia.

blu maya sacrificio umano dal film apocalypto

In una famosa scena dal film Apocalypto (2006) si vedono i prigionieri col corpo tinto di blu maya mentre vengono condotti sulla piramide dove verranno sacrificati

Perché il Blu è il Colore Preferito?

Se il XVI e XVII secolo sono stati dei periodi bui per colori come il rosso e il giallo, per il blu furono una manna da cielo.

Quest’epoca coincise con la diffusione di una nuova corrente religiosa: il Protestantesimo. La dottrina protestante fece da subito guerra ai colori (o meglio, ai colori vivaci) mettendo in atto le antiche Leggi Suntuarie.

Queste leggi, fecero sprofondare il mondo occidentale in una sorta di “lutto collettivo”, imponendo alla popolazione un’abbigliamento sobrio e castigato che vietava l’uso di colori vivaci in favore di tonalità considerate “oneste”.

Fra i colori permessi dalla Chiesa Protestante c’era spazio solamente per: il nero, il grigio, il marrone, il bianco e il blu.

E come se il nostro blu non fosse già abbastanza fortunato, nei secoli successivi furono messe a punto nuove tonalità che resero il ancora più popolare.

Blu di Prussia e Blu Cobalto: i Pigmenti della Rivoluzione

Intorno al 1704-1705, l’alchimista tedesco Johann Jacob Diesbach, inventò del tutto casualmente il blu di Prussia (conosciuto anche come blu di Berlino), un pigmento blu profondo. 

Diesbach stava preparando della lacca rossa a base di cocciniglia quando si rese conto che gli mancava il carbonato di potassio. Così lo chiese in prestito a un collega, ma non si accorse che la potassa era stata contaminata. Quando Diesbach la aggiunse alla sua miscela, invece del rosso ottenne un bellissimo blu scuro e vibrante.

Il blu di Prussia riscosse un grande successo in tutta Europa, perché era facile da produrre, più stabile di altri blu (come l’azzurrite) e più economico del blu oltremare ricavato dal prezioso lapislazzuli.

pigmento blu di prussia

Circa un secolo dopo, fu la volta del blu cobalto, scoperto nel 1802 dal chimico Louis-Jacques Thénard. Il ministro degli interni francese Jean-Antoine Chaptal commissionò a Thénard lo sviluppo di un pigmento blu sintetico come alternativa al costoso blu oltremare. 

Ispirato dalle brillanti smaltature blu delle porcellane di Sèvres, Thénard sperimentò una miscela di sali di cobalto con allumina. Il risultato fu un pigmento blu brillante, super stabile, che asciugava rapidamente e facilmente mescolabile con gli altri colori.

dipinto notte stellata di van gogh

Per dipingere il cielo della "Notte stellata" (1889), Vincent van Gogh utilizza principalmente 4 pigmenti: blu oltremare e blu cobalto + giallo indiano e giallo di zinco per le stelle

Blu Militare: Navy e Orizzonte nelle Uniformi

Verso la fine del XVIII secolo, il simbolismo del blu si arricchisce di nuovi significati. Da colore divino, scaramantico, leale, aristocratico e onesto, il blu inizia a diventare un colore legato al mondo politico e militare.

In questo periodo diverse nazioni adotteranno il blu nella propria bandiera: Francia, Inghilterra, Stati Uniti (per citarne alcune) e per tingere le uniformi dei propri soldati. 

Il valore sociale maturato nel corso dei secoli, unito al prezzo sempre più conveniente dovuto alla tintura industriale e ai coloranti sintetici, resero questo colore il candidato perfetto per le uniformi militari. 

Fu durante il 1800 che il blu navy (o blu marino) diventò il colore ufficiale della Royal Navy Britannica, e fu durante la Prima Guerra Mondiale che l’esercito francese indosserà per la prima volta divise blu orizzonte (un blu spento, tendente al grigio) per rendere i soldati meno visibili all’occhio del nemico.

uniforme ufficiale blu navy della marina militare inglese

Il principe William d'Inghilterra con l'uniforme ufficiale della Royal Navy

La Moda del Blu Jeans

Ma l’evento che più di ogni altro rese il blu il colore più indossato e amato dai 2/3 della società occidentale, fu l’arrivo del jeans.

Il termine “jeans” deriva dal francese “Gênes” (Genova), nome con cui era conosciuto un tipo di tessuto molto resistente, che veniva esportato dal porto di Genova. La sua robustezza lo rendeva perfetto per confezionare le vele delle navi e coprire le merci sui mercantili.

Verso la metà del 1800, un giovane venditore ambulante tedesco, portò questo tessuto con sé a San Francisco pensando di venderlo come tendaggio per i carri. Le vendite però non andarono come previsto, finché un giorno un’uomo gli consigliò di vendere quel tessuto per uno scopo diverso. Gli spiegò che la California era in piena febbre dell’oro: minatori, operai e cercatori avevano estremo bisogno di pantaloni e salopette adatte ai lavori manuali. 

Il successo fu immediato tanto che, nel 1852, il giovane venditore ambulante fonderà una delle future aziende d’abbigliamento più famose del mondo: la Levi Strauss & Co. Successivamente il jeans verrà sostituito col denim, un tessuto di cotone blu importato da Nîmes (Francia) altrettanto robusto, ma più facile da lavorare. 

Gli iconici blu jeans della Levi's

Tra gli anni ’20 e ’30 del 1900 il blue jeans esce dalla sfera lavorativa e invade quella quotidiana: era un’indumento comodo, dal colore sobrio, adatto al tempo libero, e per questo diventerà il capo più utilizzato dalla popolazione occidentale. 

Blu come Colore Internazionale

Gli avvenimenti dell’ultimo secolo porteranno il blu a essere percepito come un colore “neutro”. Il colore del popolo, ma anche un colore adatto a unire i popoli. Calmo, pacifico, moderato e diplomatico, diventa il colore internazionale per eccellenza. 

Bandiere Blu

Tra il XX e il XXI secolo le più importanti istituzioni internazionali sceglieranno il blu-azzurro per le proprie bandiere:

Bandiera delle Nazioni Unite (ONU) – nata il 30 ottobre 1947, è stata la prima grande bandiera internazionale della famiglia dei blu; lo sfondo azzurro fu scelto come complementare del rosso, il colore della guerra.

Bandiera dell’Unione Europea – introdotta nel 1986, il blu scuro del fondo rappresenta la stabilità e la serenità, evocando un senso di pace e unità.

Bandiera dell’UNESCO – nata fra gli anni ’50 e ’60, ha mantenuto i valori e i colori dell’organizzazione madre (l’ONU)

Bandiera della Terra – ri-progettata nel maggio 2015 dall’artista svedese Oskar Pernefeldt, lo sfondo blu rappresenta l’oceano per sottolineare l’importanza dell’acqua per la vita sul nostro pianeta.

bandiere blu ONU, UE, UNESCO, Terra
bandiere blu ONU, UE, UNESCO, Terra

International Klein Blue

Se c’è qualcuno che amò profondamente il blu, quello fu certamente l’artista francese Yves Klein.

Nel 1956, con l’aiuto del chimico francese Eduard Adam, inventò un nuovo blu, più brillante dell’oltremare, che ribattezzato venne International Klein Blue o IKB.

Klein era famoso per i dipinti monocromi, che realizzava utilizzando dei pigmenti senza alcun legante in modo da impedire ai colori di perdere la loro purezza. Il suo sogno si compì grazie al Rhodopas, un fissativo che permetteva al pigmento di mantenere la sua naturale brillantezza. 

Appassionato di filosofia orientale, l’arte per Klein era concepita come qualcosa di fortemente spirituale e il blu rappresentava la perfezione: l’unico colore a non avere dimensione, a essere al di fuori dello spazio e del tempo.

Il blu non ha dimensione, è fuori dalla dimensione, mentre gli altri colori ne hanno.

International Klein Blue

Uno dei celebri dipinti monocromi realizzati dall'artista Yves Klein col blu di sua invenzione (1960) - dal sito observer.com

YInMn Blue: il Nuovo Blu del XXI Secolo

Quasi cinquant’anni dopo Klein, nel 2009, nasce un nuovo blu. 

Lo YInMn Blue (nome che deriva dagli elementi ittrio, indio e manganese) è un pigmento inorganico scoperto per caso da Andrew Smith, uno stendete dell’Università dell’Oregon. 

Il pigmento fu ottenuto mescolando i tre elementi in un forno a circa 1200°C: la poltiglia che ne uscì era di un blu così denso e meraviglioso come non se vedevano da più di 200 anni, ovvero, da quando il chimico francese Louis Jacques Thénard aveva scoperto il blu cobalto. 

Ma le qualità dello YInMn vanno oltre l’estetica. È uno dei pochi pigmenti inorganici blu a bassa tossicità e la sua capacità di riflettere la radiazione infrarossa riduce il surriscaldamento superficiale, rendendolo ideale per applicazioni industriali.

Blu Colore dell’Anno

E per concludere questo viaggio alla scoperta del blu, come non citare i colori Pantone.

Negli ultimi anni il blu è stato eletto ben 4 volte come Colore dell’Anno Pantone, una ricorrenza molto sentita nei settori in cui il colore è protagonista (grafica, moda, interior design, ecc.).

La scelta di questo colore simbolico ha un forte impatto marketing che andrà a influenzare le tendenze globali di vari settori. 

Cerulean (2000) – è stato il primo “Pantone Color of the Year”, una particolare tonalità di azzurro polveroso a metà strada tra il blu e il verde acqua, molto delicata, che ricorda il cielo terso in una giornata senza nubi, ispirando pace e serenità.

Blue Turquoise (2005) – una sfumatura di turchese brillante che richiama il colore dei mari tropicali, ispirata alla natura e in grado di trasmettere benessere e positività.

Serenity (2016) – un azzurro pastello freddo eletto insieme al rosa Rose Quartz, scelti per fronteggiare le idee e le percezioni cromatiche della differenziazione di genere, simbolo di equilibrio, armonia e ricerca di benessere e pace.

Classic Blue (2020) – una tonalità di blu intenso come dice il nome “classico”, che ricorda il blu di un abito di sartoria e il cielo al crepuscolo. Un blu rassicurante, pieno di calma e sicurezza, che costruisce connessione e ci incoraggia a guardare oltre l’ovvio per espandere il nostro pensiero.

Pantone colore dell'anno bu

I 4 Pantone blu/azzurri eletti come Colore dell'Anno, dal 2000 a oggi: Cerulean, Blue Turquoise, Serenity e Classic Blue - grafica © Gaia Di Vita

Mentre sto scrivendo siamo in attesa di conoscere il nuovo Color of the Year. Chi sarà il colore simbolo del 2026? Dobbiamo aspettarci ancora un blu o forse il suo periodo di gloria e splendore è giunto al termine?

Gaia

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Gaia Di Vita

Laureata all’Accademia di Belle Arti, ho lavorato come visual merchandiser per un’azienda del fast fashion. Nel 2021 decido di mollare tutto e iniziare un viaggio zaino in spalla per documentare gli usi e costumi di popoli e culture lontane.