Il nero è uno dei colori più antichi e affascinanti della storia. Il suo significato ha attraversato millenni, evolvendosi da simbolo di fertilità nelle società antiche a emblema di eleganza nella moda contemporanea.
Insieme al blu è diventato il colore più presente nel guardaroba di noi occidentali, convinti che il nero stia bene su tutto e a tutti.
Spoiler: non è così!
Preparati perché nell’articolo di oggi faremo un viaggio nel tempo alla scoperta del significato, dell’uso e della moda del nero, dall’Antichità ad oggi. Scopriremo la sua vera simbologia e capiremo finalmente perché questo colore ha influenzato così tanto la vita dell’intera società Occidentale.
📝 Indice
Significato del Nero nell'Antichità: Simbolo di Vita e Fertilità
Il primo approccio che l’uomo ha avuto col nero, è stato molto positivo.
Nella maggior parte delle società antiche il nero era considerato il colore del principio: il primo di tutti i colori.
Quando si parla di come ha avuto inizio il mondo, l’universo e la vita, i nostri antenati erano piuttosto d’accordo nel dire che tutto ha avuto inizio da una caotica oscurità.
Quindi, il nero era il colore dell’origine del mondo, il colore che ha reso possibile la vita perciò diventò il colore associato alla terra feconda, la terra che dà cibo. Per questo motivo non dobbiamo impressionarci se le dee madri erano spesso nere.
Iside di Copto - 1539–1292 a.C., XVIII dinastia egizia - Museo Egizio di Torino
Ok, forse non crederete a quello che sto per dirvi, ma: sapete chi erano i veri fan del nero nel mondo antico?
Erano gli egizi! Esatto, gli egizi che amavano tanto circondarsi di giallo oro, in realtà adoravano follemente il nero e per un motivo molto semplice: devono al nero la loro grande prosperità. Questo popolo infatti, associava il nero al limo, un materiale terroso formato da minerali e materiali inorganici che rendeva estremamente fertili i campi.
🔎 IL LIMO
Ogni anno, tra giugno e settembre, il Nilo straripava a causa delle piogge monsoniche nell’Africa centrale. Le acque in piena trascinavano materiale eroso dall’altopiano etiopico: sabbia, argilla e una “magica” polvere ricca di minerali. Quando l’acqua si ritirava, lasciava dietro uno strato di terra scura, soffice e fertilissima: il limo.
Gli Egizi infatti chiamavano il loro paese “Kemet”, cioè “Terra Nera”, in riferimento al colore scuro del limo del Nilo (in contrasto con il deserto “Deshret”, la “Terra Rossa”).
Un’altro nero amato dagli egizi per via del suo potere magico/protettivo, era il khol, ovvero una polvere scurissima a base di galena (solfuro di piombo) che utilizzavano sugli occhi a scopo estetico, religioso e terapeutico.
🔎 IL KOHL
Studi scientifici hanno dimostrato che il kohl egizio proteggeva contro le infezioni oculari. Questo nero conteneva sali di piombo a bassa concentrazione, capaci di stimolare la produzione di ossido nitrico da parte delle cellule della pelle vicino agli occhi e uccidere così batteri, funghi e altri agenti patogeni.
Vasetto di kohl con bastoncino - inizio XVIII dinastia - ca. 1492–1473 a.C. - Metropolitan Museum of Art (New York)
Il Nero come Simbolo di Morte e Lutto
Per i nostri antenati però, il nero non era solo il colore dell’inizio, ma anche della fine. Era sia il colore che dava la vita, ma anche il colore che la toglieva, quindi: il nero era anche il colore della morte.
Attenzione però: questo non significa che il nero era considerato in modo negativo! Anzi, per tutta l’antichità sarà vissuto positivamente, anche quando associato alla morte e al lutto.
Per la maggior parte dei popoli antichi, la morte non era concepita come un punto di non ritorno, una conclusione (come lo dipingerà in seguito la religione cristiana), ma era vista come un punto di passaggio, uno step necessario per permettere la rinascita.
In fin dei conti vita e morte sono collegate, dove inizia l’una finisce l’altra. Sono il punto d’inizio e d’arrivo di un cerchio (la ruota della vita), quindi è perfettamente sensato che il colore associato a entrambe sia lo stesso, e così anche il loro valore.
Ecco spiegato perché le divinità legate al regno dei morti, come ad esempio:
- Anubi (Egitto)
- Erekigal (Mesopotamia)
- Hel (Nord Europa)
- Ade (Grecia)
- Yama (India)
erano raffigurati con la pelle, abiti o attributi di colore nero.
L’usanza di vestire di scuro durante i funerali invece, venne lanciata dagli antichi romani verso il II° a.C. Parenti e amici del defunto, soprattutto se si trattava di una persona benestante come un imperatore o un magistrato, indossavano la toga pulla (pullus = “scuro”), una toga di colore scuro (generalmente grigio, marrone o nera) come simbolo pubblico di perdita e dolore.
Catone (Karl Johnson) indossa la "toga pulla" al Senato - dalla serie TV "Roma"
Il Nero come Simbolo di Rinascita
Un’altro esempio di come il nero in antichità era percepito positivamente e vissuto come fonte di rinascita ed energia, ce lo forniscono i luoghi oscuri per eccellenza: le caverne.
Sin dal Paleolitico infatti, le grotte erano considerate luoghi sacri. Le pitture rupestri (come quelle di Lascaux o Altamira) risalenti a circa 40.000–10.000 anni fa, avevano una funzione rituale. Ciò che ai nostri occhi può sembrare una semplice decorazione, in realtà era parte di un’insieme di pratiche cerimoniali legate alla caccia e alla fertilità.
Nell’antica Grecia, le caverne erano spesso utilizzate come santuari e come luoghi d’iniziazione, dove gli iniziati si introducevano per affrontare una sorta di “morte mistica”, trascorrendo un periodo d’incubazione (regressus ad uterum) prima di tornare a vedere la luce del sole (rinascita).
Anche gli alchimisti considerano il nero un simbolo di rinascita, per questo durante il Medioevo lo sceglieranno per chiamare la prima fase del processo alchemico per creare la pietra filosofale, ovvero: il Nigredo (dal latino niger = nero). In questa fase gli alchimisti osservano che la materia scurisce, segno che sta decomponendo, che sta tornando al suo vero stato primordiale, al caos. Questo primo passaggio è fondamentale, è visto come un “morte necessaria” (necessary evil – come direbbero gli anglosassoni) per poter ascendere alla fase successiva, l’Albedo.
Il Nigredo (nero) è la prima delle 4 fasi dell'Opus Alchemicum, ovvero il processo per la creazione della pietra filosofale, seguito da: Albedo (bianco), Citrinitas (giallo) e Rubedo (rosso) - Pretiosissimum Donum Dei di Georges Aurach (1415)
Psicologia del Nero: Paura e Mistero
Come tutti i colori (nessuno escluso!) anche il nero deve fare i conti con una doppia natura. Se dal punto di vista spirituale/filosofico era considerato un colore associato all’origine del mondo, al caos primordiale e alla rinascita, dall’altro era anche un colore profondamente terreno, associato a quell’aspetto della Natura più temuto dall’uomo: la notte.
“La notte è buia e piena di terrori” – direbbe Melisandre e direbbero anche i nostri antenati!
Se facciamo coincidere la “comparsa” dell’uomo con Homo habilis (2,4 milioni di anni fa) e il controllo del fuoco con Homo Sapiens (300 mila anni fa), scopriamo che la nostra specie ha vissuto per più di 2 milioni di anni in balia dell’oscurità della notte e dei suoi pericoli. Se facciamo quattro conti, questo significa che l’essere umano ha vissuto circa l’85%-90% della propria storia con il terrore del buio.
Tenendo questo a mente, capiamo che il nero è caduto vittima della nostra cattiva esperienza, diventando un colore associato alla paura, al mistero, all’ignoto e al male.
Così il nero è diventato il colore prediletto da demoni ed entità malefiche, per citarne alcune:
- Lucifero (per i cristiani)
- Raab (per gli ebrei)
- Streghe (in Mesopotamia)
- Nyx, Ecate, le Erinni e le Chere (per i greci).
Nell'affresco "Inferno" di Giovanni da Modena (1410), Lucifero è rappresentato come una bestia dal pelo nero.
Storia dei Pigmenti Neri: Dal Carbone all'Avorio
Passando al lato pratico, quali erano i coloranti e pigmenti che utilizzavano i nostri antenati per dipingere, scrivere e tingere le stoffe?
Il primo pigmento nero è stato il carbone di legna, il più utilizzato per le pitture rupestri e seguito dal nero d’osso e dall’ossido di manganese (ottenuto da minerali come la pirolusite).
Gli egizi in seguito aggiunsero alla lista dei neri: il nero inchiostro, il nerofumo, il khol e il famoso nero egizio (uno dei primi pigmenti sintetici della storia).
Dall’Oriente è arrivato il nero bitume, mentre greci e romani ci hanno lasciato in eredità il nero vite, un nero molto intenso che da sfumature blu/viola e il costosissimo nero avorio.
Per quanto riguarda i coloranti, ovvero i colori utilizzati per tingere i tessuti, il nero non ha avuto subito vita facile. Infatti per secoli è stato molto complicato tingere di nero. Le materie prime per tingere di entro erano principalmente cortecce e radici ricche di tannino, tuttavia, nonostante la mordenzatura, i neri così ottenuti non erano dei veri neri e in più finivano per scolorire molto in fretta.
L’unica materia prima che ha permesso ai tintori di ottenere dei neri abbastanza belli era la noce di galla.
🔎 LA NOCE DI GALLA
La noce di galla è un rigonfiamento che cresce sulle querce quando alcuni insetti vi depongono le uova. Per difendersi la quercia reagisce innescando una crescita anomala di cellule intorno al punto di aggressione, formando così un bozzolo protettivo chiamato galla. Le galle di quercia sono famose per essere ricchissime di tannini, sostanze naturali che hanno una forte capacità di legarsi con il ferro. Quando la polvere della galla viene mescolata con un sale di ferro, si crea una reazione chimica che dà origine a un composto di colore nero intenso chiamato inchiostro ferro-gallico.
Detto ciò anche il nero di galla aveva un difetto: come il nero d’avorio, era costosissimo!
Quindi, a causa di tutte queste implicazioni e per il fatto che di base non era possibile creare dei neri davvero neri (ma solo sfumature che sembravano dei marroni o dei grigi sporchi), fino al XIV secolo solo i ceti più umili e alcuni ordini religiosi utilizzano il nero nell’abbigliamento.
Il nero vite è uno dei pigmenti neri naturali più antichi. Ottenuto dalla combustione dei tralci della vite era molto apprezzato dagli antichi egizi e romani.
Il Nero nel Medioevo: Dualismo tra Bene e Male
In epoca feudale, il simbolismo del nero subisce una prima vera spaccatura.
Se fino a quel momento il nero era considerato positivamente, sia quando legato alla vita sia quando legato alla morte, fra il X e XIII secolo, prendono forma due simbologie distinte: un nero “buono” e un nero “cattivo”.
Il nero buono era legato all’umiltà, alla temperanza, all’autorità e alla dignità.
Il nero cattivo era simbolo di dolore, penitenza e morte (questa volta nel senso cristiano, quindi, intesa come fine di ogni cosa).
Come mai questa divisione?
Probabilmente a causarla fu la Chiesa che, proprio in quel momento storico, iniziò a predicare una rigida dottrina basata sull’idea che Dio è luce, quindi tutto ciò che è opposto alla luce, come la notte, le tenebre e il nero, è per forza nemico di Dio.
Per questo motivo, tutti gli animali notturni o dal pelo nero: corvi (animali sacri per i popoli nordici), gatti neri, cinghiali, orsi, ecc. iniziarono a essere perseguitati perché considerati emissari di Satana.
Per fortuna però, non tutti i cristiani la ragionavano così.
All’interno della stessa Chiesa c’era chi la pensava diversamente e vedeva il nero come un colore positivo, simbolo di umiltà e penitenza.
Nel celebre film "Il nome della rosa" (1986) il giovane Adso da Melk (Christian Slater) è un novizio benedettino, mentre Guglielmo da Baskerville (Sean Connery) è un frate francescano. Entrambe indossano una "cocolla" scura, abito tipico degli ordini monastici più umili - da www.cinema.fanpage.it
I primi ordini religiosi a scegliere d’indossare un abito nero, furono i frati Benedettini, seguiti dagli Agostiniani (l’ordine a cui appartiene l’attuale Papa Leone). Si trattava di ordini monastici e mendicanti che tramite il nero volevano:
- sottolineare un credo più semplice e puro, più simile a quello dei primi cristiani
- distinguersi dallo sfarzo (e dai colori sgargianti) che caratterizzavano la Chiesa di Roma e la società laica.
Stemmi e Cavalieri Neri
Il Medioevo come sappiamo è un periodo molto lungo e ricco di cambiamenti, così fra il XII e il XIII secolo le sorti del nero cambiano nuovamente.
In soccorso del nero arriva l’Araldica, che lo recluta fra i suoi 6 colori di base: oro (Or), argento (Argent), blu (Azur), rosso (Gueules), verde (Vert) e nero (Sable).
🔎 NERO "SABLE"
Il termine “Sable” usato in Araldica per indicare il colore nero, ha origine dal francese antico “sable”, che indicava lo zibellino, un animale dalla pelliccia scurissima e molto pregiata.
Grazie all’Araldica il nero torna ad essere valorizzato, tanto che diverse famiglie lo sceglieranno come colore per il proprio stemma:
- Leone nero, scelto da Filippo d’Alsazia conte di Fiandra
- Aquila nera, scelta da Federico II di Svevia, Imperatore del Sacro Romano Impero.
Lo stemma delle Fiandre (Belgio) voluto dal conte Filippo d’Alsazia, raffigura un leone nero rampante (simbolo di forza e coraggio) su fondo oro.
A fare buona pubblicità al nero ci pensarono anche i romanzi cavallereschi che attraverso la figura del cavaliere nero gli restituirono un tono positivo. Solo in base al colore dell’abbigliamento, il lettore medievale poteva intuire l’indole del cavaliere apparso nel racconto. Un cavaliere nero era un personaggio buono, ma misterioso, che per diverse ragioni voleva mantenere segreta la propria identità. Dei celebri cavalieri neri dei romanzi cavallereschi sono: Tristano, Lancillotto e Galvano.
Tingere di Nero
I tintori ce la mettono tutta per ottenere dei colori solidi e scuri; come nell’antichità utilizzano cortecce, radici e frutti di piante come:
- Ontano
- Noce
- Castagno
- Quercia
che fissano con ossidi di ferro, ma niente da fare. Non riescono proprio a ottenere dei colori profondi, degni di essere chiamati nero.
Stanchi di questi insuccessi, sviluppano due nuove tecniche tintorie.
La prima è la tecnica del “mouleé”:
Si tratta di una tintura a base di limatura di ferro che viene recuperata presso le ferriere o sotto le mole degli artigiani. Fortemente mordenzata con aceto permette di ottenere un nero molto bello, ma che non tiene a lungo sul tessuto e a volte si rivela corrosivo. Da qui la necessità, per addolcirlo, di associarlo con i toni bruni o grigi ottenuti a partire da un decotto di cortecce o radici. Aggiunta a questo decotto la mistura di limatura di ferro e di aceto tende ad annerire tutti i toni soprattutto dopo diversi bagni e una lunga esposizione all’aria aperta.
Michel Pastoureau
La seconda è la tecnica del “pié di guado” che consisteva nel dare alla stoffa un fondo blu (il guado è blu estratto dalla pianta dell’Isatis tinctoria) e successivamente tingerla con i soliti coloranti scuri estratti da piante come il noce o (per chi poteva permetterselo) dalla noce di galla.
Carlo V imperatore del Sacro Romano Impero e re di Spagna, vestiva di nero seguendo perfettamente l'etichetta spagnola - Ritratto di Carlo V vestito di nero di Francesco Terzio (1550)
Questi escamotage però non erano ben visti. Infatti all’epoca mescolare i colori era illegale! Fra le corporazioni di tintori esistevano regolamenti piuttosto rigidi che proibivano di mescolare i colori o, più semplicemente, di utilizzare colori diversi all’interno della stessa bottega. Ad esempio: chi tingeva di rosso non poteva tingere di blu.
Diciamo che la tecnica del “pié di guado” era più tollerata perché tecnicamente non si trattava di una mescolanza colori ma di una sovrapposizione. La stoffa veniva prima bagnata nel blu e solo dopo messa nella vasca di un’altro colore. Inoltre i tintori di blu erano gli unici ad avere la licenza per tingere anche di nero.
Leggi Suntuarie e la Moda del Total Black
Grazie ai progressi della tintoria, fra il XIII e XIV secolo le stoffe nere iniziano a essere sempre più richieste. I primi a lanciare la moda del nero nell’abbigliamento furono: magistrati, senatori, oratori, giuristi, avvocati e professori universitari, che vedevano nel nero un simbolo di virtù e austerità (come i monaci Benedettini e Agostiniani).
Pian piano, il nero diventa il loro segno distintivo, la divisa ufficiale della classe dirigente, dei magistrati e degli uomini di legge: nasce così il nero dei togati. A partire dal Medioevo, il nero diventa il simbolo dell’autorità civile e serviva per distinguere chi esercitava funzioni pubbliche o giuridiche rispetto ad altri ceti sociali, come i militari o i religiosi.
Ritratto di Filippo il Buono - Rogier van der Weyden (1450 circa) - Musée des Beaux-Arts de Dijon
🔎 LA TOGA
Nell’antica Roma, la toga era un ampio drappo semicircolare in lana, generalmente bianca, avvolto intorno al corpo. Aveva una funzione civica e pubblica, infatti veniva usata solo in occasioni solenni, in tribunale, nei comizi e durante le cerimonie ufficiali. Nel Medioevo, il termine “toga” continuò a indicare l’abito delle persone di legge, come giudici, notai e docenti universitari, ma non era più il drappo romano. La toga medievale era una veste lunga e ampia, simile a un mantello o a una tunica nera, un colore associato alla serietà, all’autorevolezza e alla sobrietà.
Col tempo il total black diventerà l’outfit preferito anche di principi, banchieri, uomini di finanza e una classe sociale in forte ascesa: i mercanti. Considerati i “nuovi ricchi”, i mercanti scelsero l’abbigliamento nero come segno di rivolta. All’epoca le stoffe dai colori più pregiati e intensi come gli scarlatti veneziani e i panni pavonacei fiorentini, potevano essere indossati solo dai nobili.
La moda del nero inizia nel Nord d’Italia, in città come Milano, Mantova, Ferrara e Urbino, per poi diffondersi anche al resto d’Europa. Un esempio molto famoso è quello di Filippo il Buono duca di Borgogna, che (complice la morte del padre nel 1419) userà vestirsi di nero per tutta la vita.
Questa moda nel nero però non fu solo merito delle nuove tecniche tintorie, ma anche di due avvenimenti che stravolsero l’Europa proprio in questo periodo: la Peste Nera (1347-1352) e le Leggi Suntuarie.
🔎 LE LEGGI SUNTUARIE
Le Leggi Suntuarie (dal latino sumptus, che significa “spesa”) nascono nell’antica Roma. Si tratta di regole fatte per impedire alle persone di spendere troppo in vestiti, feste e cerimonie. L’idea era di evitare sprechi, promuovere uno stile di vita più semplice, ma anche di mantenere ben visibili le differenze tra ricchi e poveri. Erano delle leggi che controllavano il comportamento del popolo dal punti di vista economico, morale e sociale.
@colorpacker_ LEGGI SUNTUARIE 🛍️ Ovvero: il motivo per cui ci vestiamo di scuro #leggisuntuarie #colori #nero #black #capsulewardrobe #armadio #modaminimalista #protestante #minimalismo #storia #medioevo #divulgazione #totalblack #colorpacker ♬ suono originale - Color Packer
Il Nero dei Protestanti e Pirati
Durante il Rinascimento il nero inizierà a fare coppia fissa con un altro colore: il bianco. Fino a quel momento i due colori non erano mai stati considerati come uno l’opposto dell’altro.
A creare l’accoppiata vincente, furono l’invenzione della stampa a caratteri mobili e dell’incisione. Queste due semplici invenzioni scatenarono una vera e propria rivoluzione culturale, trasformando l’Occidente in un mondo dove ogni mezzo di comunicazione e conoscenza era fatto di carta bianca e inchiostro nero.
🔎 LA STAMPA
La stampa a caratteri mobili fu creata intorno al 1455 dal Johannes Gutenberg, nella città di Magonza, in Germania. Gutenberg perfezionò un sistema che usava caratteri di metallo mobili, cioè singole lettere riutilizzabili, combinabili per comporre testi. Questo rese possibile replicare i libri in modo molto più veloce, economico e preciso rispetto alla copia a mano o alla stampa con blocchi di legno.
Come la storia ci insegna, l’invenzione della stampa determinò anche l’ascesa del Protestantesimo e di una moda per i colori scuri per la quale il mondo occidentale sta tutt’oggi pagando le conseguenze. La nuova moda protestante si basava infatti su una palette fatta solo di bianco, grigio e nero. Per personaggi come Lutero, Calvino e Zwingli, i colori dell’abbigliamento dovevano essere semplici e modesti, dovevano rispecchiare la purezza dell’anima.
🔎 IL PROTESTANTESIMO
La nascita del Protestantesimo viene fatta risalire al 1517, quando il monaco tedesco Martin Lutero affisse le sue 95 a Wittenberg, criticando alcuni comportamenti della Chiesa (come la vendita delle indulgenze) e chiedendo una riforma. La dottrina Protestante infatti si basava sull’idea che la salvezza venisse solo dalla fede, non dalle opere, dai riti o dai costumi, e che ogni credente potesse leggere e interpretare la Bibbia senza bisogno dell’intermediazione del clero. La stampa fu decisiva perché permise a Lutero di replicare e diffondere rapidamente le sue idee in tutta Europa. La Bibbia stessa fu tradotta da Lutero in tedesco, permettendo per la prima volta alla gente comune di leggerla nelle proprie case.
Questa moda si protrasse fino al XVIII secolo, portando vivaci città come Parigi a piombare nell’oscurità. In quel periodo nobili e funzionari pubblici parigini avevano un guardaroba composto per il 65% da: nero, marrone e grigio (vi ricorda l’armadio di qualcuno?).
In questo stesso periodo anche un’altra categoria di persone sceglierà il nero come segno distintivo: si tratta dei pirati. La bandiera nera conosciuta come Jolly Roger, divenne il simbolo piratesco per eccellenza all’inizio del 1700. Il colore nero non fu scelto a caso: nel linguaggio del mare, indicava morte e pericolo. Quando una nave avvistava una bandiera completamente nera, oppure nera con teschi, clessidre, cuori trafitti, spade o scheletri, capiva che aveva di fronte pirati e le conveniva arrendersi.
🔎 BANDIERE PIRATA
Nel mondo navale antico, non c’erano regole fisse come l’odierno “Codice Internazionale dei Segnali”, ma si svilupparono segnali universalmente comprensibili. Ad esempio:
- Le bandiere nere erano spesso associate a pericolo mortale, ribellione o condanna, proprio perché (come abbiamo visto) il nero richiama la fine della vita, la notte, il lutto.
- La bandiera rossa veniva invece usata per segnalare “nessuna pietà” o “nessuna resa”, ed era quindi perfino più aggressiva.
- Anche le navi colpite da epidemie esponevano una bandiera nera, in seguito sostituita dalla bandiera gialla (simbolo di quarantena).
La Jolly Roger è la bandiera tradizionale delle navi pirata, caratterizzata da un teschio e due tibie incrociate su sfondo nero. Il suo aspetto era una tattica per intimidire le navi nemiche e spingerle alla resa. Se la nave avversaria decideva di resistere, i pirati alzavano una bandiera rossa, simbolo di "nessuna pietà", indicando che non sarebbero stati fatti prigionieri.
Il Nero Gotico e Misterioso
Il XVIII secolo però è anche l’epoca dei Lumi, l’epoca delle esplorazioni oltreoceano e delle grandi scoperte scientifiche. Grazie alle importazioni dal Nuovo Mondo ad esempio, approda un nuovo colore che manda in crisi il nero. Si tratta dell’indaco americano (Indigofera suffruticosa), un colorante blu molto economico che dava ottimi risultati in tintoria. Un’altra tinta che fece traballare la moda del nero fu il Blu di Prussia, un blu scurissimo creato in Germania nel 1706.
Niente paura! Verso la fine del ‘700 il nostro nero torna a essere protagonista.
Fra il XVIII e XIX secolo, in Europa nasce una forte attrazione per l’Oriente, l’Africa, le Americhe e i paesi asiatici, conosciuta come “Esotismo”. Pittori, scrittori e musicisti iniziano a usare temi, immagini e suoni ispirati a queste culture, spesso idealizzandole o trasformandole in qualcosa di fiabesco, misterioso o sensuale. Da qui nasce ad esempio la passione (sia artistica che scientifica) per l’uomo nero e la pelle scura, generata dalla tratta degli schiavi.
A creare un nuovo fascino per il nero ci pensa anche la letteratura gotica, intrisa di esoterismo e malinconia, fa di questo colore il suo punto di forza. Il nero torna ad essere il colore del mistero, dell’ignoto, del terrore, della morte, ma anche il colore dell’eleganza e del sovrannaturale. Ambienti oscuri e personaggi vestiti di nero si trovano in romanzi come ad esempio il “Faust” di Goethe, “Il Corvo” di Edgar Allan Poe o il “Frankenstein” di Mary Shelley.
Il Nero come NON-Colore
Questo però è anche il momento storico dove il nero passa dall’essere considerato un colore come tutti gli altri a un non-colore. Questa inversione di rotta comincia nel 1704, quando Newton pubblica i suoi studi sull’ottica, eliminando dal suo ordine dei colori sia il bianco che nero. Le teorie di Newton furono una vera e propria innovazione che cambiarono il corso della storia, ma l’errore fu trattarle come leggi assolute. I suoi studi trattavano solo un aspetto del colore, quello fisico.
Oggi sappiamo che i colori non possono essere spiegati solo da un punto di vista ottico, ma anche chimico, storico, sociale e antropologico.
@colorpacker_ Bianco e nero: sono colori? 🐼 La risposta è sì, e vi spiego perché. #biancoenero #colore #storiadellarte#storia #scienza #curiosità #divulgazioneartistica #divulgazionescientifica #colorpacker #falsimiti ♬ suono originale - Color Packer
Il Nero come Simbolo di Potere ed Eleganza
L’evento porterà il nero sull’Olimpo dei colori della società occidentale fu la Seconda Rivoluzione Industriale.
Protagonista di quest’epoca infatti è il carbon fossile, fonte principale di energia per le industrie, i mezzi di trasporto e le centrali. Si stima che in soli 40 anni la produzione di carbon fossile mondiale aumentò del 500%…follia!
E fu proprio la fuliggine e i fumi prodotti da questa ondata di carbone a trasformare le vie, le case e anche l’abbigliamento tipico delle città (europee e statunitensi), in una distesa di nero.
Come abbiamo visto però, la moda del nero nell’abbigliamento era iniziata già nel XIII secolo con le toghe nere e si era rafforzata durante il XVI secolo grazie al Protestantesimo e alle Leggi Suntuarie. Ecco, se sommiamo questo retaggio del passato all’ingresso del carbone nella società occidentale, ecco che il nero diventa il colore simbolo del capitalismo del potere.
Capi d’industria e uomini d’affari, scelgono di vestire di nero per creare un distacco fra loro e il resto della società, sottolineando “valori” come la serietà, l’autorevolezza e un’etica basata sul duro lavoro.
Un’esempio di questo amore – ossessione per il nero ce la fornisce Henry Ford, fondatore della famosa casa automobilistica. Ford introdusse nelle sue fabbriche la catena di montaggio in modo da standardizzare la produzione, ridurre costi e tempi. Avere un solo colore per lui significava ottimizzare tutto il processo e aumentare le vendite. Il nero si rivelò la scelta perfetta: era la vernice che asciugava più velocemente (permettendo di aumentare la produttività) e il colore che trasmetteva al meglio la filosofia di Ford. Celebre è la sua frase riferita alla Ford T:
You can have any color, as long as it’s black.
Henry Ford
Henry Ford (1863–1947) industriale statunitense, era membro della Chiesa Protestante. Forse non deve stupirci se il nero diventò il suo marchio di fabbrica - da www.treccani.it
Fra il XIX e XX secolo il nero diventa il colore dominante anche per quelle professioni che prevedevano una divisa, come: poliziotti, gendarmi, impiegati postali, pompieri, ecc. Il nero in questi contesti aveva sia un valore simbolico (come nel Medioevo) sia un valore più pratico. Per i pompieri ad esempio, il nero aiutava a nascondere la fuliggine, il fumo e lo sporco, per gli impiegati la divisa nera trasmetteva un’immagine più rigorosa (Protestantesimo) e aiutava visivamente a distinguere il personale dal pubblico.
Oscar Wilde, che ama tanto i colori vivaci, in particolar modo i rossi e i viola, gli fa eco alla fine del secolo, quando, nel 1891 scrive al Daily Telegraph per denunciare questo «nero uniforme che oggi tutti portano [...], un colore tetro, smorto e deprimente [...], privo di qualsiasi bellezza».
Michel Pastoureau
Un Nuovo Nero
Nell’ultimo secolo il nero torna a essere considerato un colore a tutti gli effetti (come d’altronde era sempre stato prima di Newton!).
A ricalibrare lo status del nero, ci pensò nel 1946 il mercante d’arte francese Aimé Maeght, che a Parigi organizzò una mostra dal titolo “Le noir est une couleur” (“Il nero è un colore”). Questa esposizione fu molto significativa perché sfidava il falso mito che il nero fosse solo assenza di colore o simbolo di lutto, oscurità e negatività. Alla mostra parteciparono artisti del calibro di Georges Braque, Henri Matisse, Joan Miró, che avevano già esplorato (o stavano iniziando proprio in quel periodo a esplorare) il potere visivo ed emotivo del nero.
Questa nuova valutazione del nero colpì tanto gli artisti quanto gli stilisti che fecero del nero il loro colore di punta. Per citarne alcuni:
- l’Oltrenero dell’artista Pierre Soulages, che all’interno delle sue opere utilizza il nero in modo innovativo, sovrapponendo strati di vernice che incide, graffia e modella in modo che la luce si rifletta creando effetti di profondità e movimento
- il tubino nero di Coco Chanel, che trasforma il classico abito nero in un capo elegante, semplice e versatile, adatto a molte occasioni, dalla sera al giorno, divenendo un simbolo di sobrietà e femminilità moderna.
L'attrice Audrey Hepburn con un classico tubino nero.
Il Nero più Nero
La storia d’amore fra il nero e l’essere umano si conclude (per il momento) con la creazione di due neri, così belli e intensi che i tintori medievali probabilmente farebbero follie per poterne avere anche solo 1 gr! Si tratta di “Vantablack” e “MIT Black”, anche conosciuti come i “neri più neri” del mondo.
Vantablack è un materiale ultra-nero sviluppato intorno al 2014 dalla società britannica Surrey NanoSystems. È composto da minuscoli nanotubi di carbonio disposti verticalmente su una superficie: quando la luce lo colpisce, invece di riflettersi, viene intrappolata tra i tubi e assorbita quasi completamente. Vantablack assorbe fino al 99,965% della luce visibile e appare come un nero assoluto, quasi irreale, che non riflette alcuna forma o profondità. Vantablack è stato al centro di una polemica artistica perché anni fa ne fu concesso l’uso esclusivo all’artista Anish Kapoor.
Il MIT Black, sviluppato nel 2019 dal Massachusetts Institute of Technology (MIT), come il Vantablack è un materiale composto da nanotubi di carbonio disposti verticalmente su un foglio di alluminio trattato con cloruro di sodio. Questo materiale innovativo è in grado di assorbire il 99,995% della luce visibile (risultando così più scuro di Vantablack). La sua straordinaria capacità di assorbimento luminoso lo rende ideale per applicazioni scientifiche, come l’ottimizzazione di telescopi spaziali, e per progetti artistici.
Ho una cattiva notizia da darti.
Questi ultra neri per il momento non renderanno i nostri black outfit ancora più neri. Per il momento infatti il loro uso è destinato alla scienza. MIT Black e Vantablack vengono usati su telescopi, sensori e dispositivi di imaging per ridurre i riflessi interni e migliorare la qualità delle immagini.
Il Vantablack usato come rivestimento su un pezzo di foglio di alluminio - da Surrey NanoSystems
Spero che questa passeggiata nella storia ti abbia fatto rivalutare il nero e le sue potenzialità.
P.S. Per quanto affascinante e ricco di significati, ti ricordo che il nero non è l’unico colore figo del mondo, quindi mi raccomando: fai entrare altre sfumature nella tua vita (e nel tuo guardaroba😜).
Gaia
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