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Che cos'è l'Araldica: Introduzione al Mondo degli Stemmi
L’Araldica è la disciplina che studia gli stemmi (chiamati anche “armi” o “scudi”).
Nata in Europa attorno al XII secolo, il suo scopo originale era quello di distinguere i cavalieri nei campi di battaglia e nei i tornei.
Al tempo infatti, le armature coprivano interamente viso e corpo, il che rendeva molto difficile distinguere l’identità del combattente. Così si iniziarono a decorare le parti più vistose dell’armatura, in un primo momento gli scudi, con colori e figure personalizzati.
Successivamente gli stemmi iniziarono ad essere utilizzati anche al di fuori dell’ambito cavalleresco, ad esempio per identificare i membri di una famiglia, ma anche corporazioni di arti e mestieri, professionisti (tintori, macellai, pelliccia, ecc.) istituzioni (come la Chiesa), città, comuni e tutto ciò che doveva essere identificato per creare “ordine” all’interno della società, ed averne maggior “controllo”.
Spesso immaginiamo lo stemma araldico come qualcosa di nobiliare. In realtà non è così. Tutti potevano avere un proprio stemma, a prescindere dal ceto sociale, semplicemente non tutti avevano necessità di averlo. Per farti un esempio: è un po’ come dire che oggi tutti possono avere un proprio logo, ma non tutti lo hanno, perché non tutti abbiamo la necessità di avere un sito web o un Personal Brand ad esempio.
Araldica come Codice Sociale
Non è un caso che l’Araldica nasca nello stesso periodo dei cognomi.
L’epoca in questione è anche conosciuta come Rinascimento del XII secolo, proprio perché fu un periodo storico caratterizzato da una prosperità demografica ed economica senza precedenti oltre che a un profondo rinnovamento artistico, politico, geografico e religioso.
Ecco, tutto questo “tumulto” culturale richiedeva urgentemente una riorganizzazione sociale.
Da un punto di vista sociologico infatti, cognomi e stemmi aiutavano a distinguere, a collocare i singoli individui all’interno di un gruppo, che a sua volta doveva essere inserito all’interno di una società.
Essere figlio di X, fare X mestiere, essere alleato di X famiglia / re, possedere X territori, erano informazioni importantissime per l’epoca, necessarie per essere identificati e muoversi correttamente all’interno di una società in grande espansione.
Per questo l’Araldica è da considerarsi sia un un sistema di segni (fatto di colori e figure), sia un codice sociale, e come tutti i codici anche lei segue delle regole ben precise, che i nostri antenati medievali avevano raccolto sotto il nome di Blasone.
@colorpacker_ La palette colori dei cavalieri 🛡 Si chiama blasone e aveva uno scopo ben preciso. Attraverso 6 colori: ⚪️ Bianco 🟡 Giallo 🔴 Rosso 🟢 Verde ⚫️ Nero 🔵 Azzurro In origine serviva a distinguere i cavalieri durante i tornei e nei campi di battaglia. #cavalieri #stemma #blasone #araldica #medioevo #storiamedievale #storia ♬ suono originale - Color Packer
Regole della Blasonatura
Quindi, se l’Araldica è la disciplina che studia e tiene traccia degli stemmi, il Blasone è il sistema di regole che serve per interpretarli.
La regola principale del Blasone era: non copiare gli stemmi altrui.
Cosa easy peasy, dato che inizialmente l’uso degli stemmi era limitato all’ambito cavalleresco, ma col passare dei decenni e la diffusione dell’Araldica anche in altri abiti, il loro numero crebbe vertiginosamente e così anche la necessità di realizzare stemmi sempre più complessi.
Fra il XVI e il XIX secolo, nella sola Europa, si contavano circa 10/12 milioni di stemmi!
I primi scudi avevano una forma semplice ed erano costituiti da 1 colore + 1 figura.
Il loro obiettivo, infatti, era quello di rendere subito riconoscibile il cavaliere, dai suoi pari sul campo di battaglia, ma anche dagli spettatori che assistevano ai tornei.
E considerando che la maggior parte della popolazione dell’epoca era analfabeta, gli stemmi (con i loro colori e le loro figure stilizzate), erano il sistema di comunicazione perfetto: semplice, inclusivo, immediato e comprensibile da tutti.
Con l’aumento degli stemmi e l’avvento della brisura (ovvero la pratica di aggiungere nuovi elementi a uno stemma passato in eredità), divenne praticamente impossibile non cadere nella replica di uno stemma già esistente.
Da qui nacque la necessità di implementare nuove regole, ma anche di qualcuno che queste regole le sapesse interpretare.
L’Araldo d’Arme e gli Stemmari
Fu così che nacque una nuova figura professionale: l’araldo d’arme.
Nel Medioevo, gli araldi erano funzionari alle dipendenze di sovrani, principi e nobili, che si occupavano di svolgere lavori di diplomazia, recare messaggi o annunciare proclami ufficiali per conto del loro signore.
Gli araldi d’arme invece, erano figure specializzati nel sistema araldico. A loro spettava il compito di compilare gli Stemmari, organizzare i tornei cavallereschi e identificare i cavalieri in battaglia.
Stemmari, chiamati anche Armoriali, sono raccolte di stemmi accompagnati da descrizioni e informazioni genealogiche sulle famiglie nobili, gli ordini cavallereschi o le istituzioni a cui appartenevano.
Al suo interno si trovano:
- disegni dettagliati degli stemmi, con colori, simboli e figure araldiche
- blasonature, ovvero la descrizione tecnica degli stemmi secondo le grammatica araldica
- informazioni genealogiche, come alberi genealogici o titoli nobiliari.
Tra i più famosi ci sono lo Stemmario Bellenville e lo Stemmario di Gelre, che raccolgono centinaia di stemmi nobiliari provenienti da tutta Europa.
Simboli e Figure negli Stemmi Nobiliari
Gli elementi più importanti di uno stemma sono sicuramente le figure e gli smalti, che erano scelti combinando il gusto e le richieste del committente con le regole del Blasone.
Fra le figure più comuni negli scudi medievali troviamo:
- le figure araldiche = figure geometriche, come partizioni e pezze onorevoli
- le figure naturali = figure come animali, vegetali, astri, gemme, ecc.
- le figure ideali = figure mitologiche, mostri, santi, demoni, ecc.
Quelle più frequenti erano le figure araldiche: pezze onorevoli e gli animali.
Alcuni degli animali più presenti nell'Araldica europea - grafica di © Gaia Di Vita
Fra gli animali araldici più comuni negli stemmi europei troviamo: il leone, l’aquila, il merlotto (un uccello stilizzato senza becco e zampe) e la spigola.
I Colori Araldici: Metalli e Smalti del Blasone
Con la parola “smalto” in Araldica si indica un colore.
Secondo il Blasone gli smalti principali erano 6, e coincidevano con i 6 colori fondamentali della cultura occidentale.
Questi 6 colori erano suddivisi a loro volta in 2 gruppi:
1° gruppo – chiamati anche metalli, erano il bianco e il giallo, che rappresentavano appunto i due metalli principali, argento e oro;
2° gruppo – i colori rosso, nero, azzurro e verde.
Un altro smalto utilizzato negli stemmi, ma con minore frequenza, era il porpora (o paonazzo) che non è il porpora come lo intendiamo oggi, ma un colore variabile fra il grigio/bruno e il rosso/violaceo.
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Nota importante: gli smalti non rappresentavano delle sfumature colore precise, ma delle categorie, ovvero l’idea di quel colore. In poche parole: gli smalti sono colori concettuali.
Mi spiego meglio.
Uno smalto azzurro, ad esempio, poteva essere un celeste, così come un blu oltremare o un blu di Savoia. Uno smalto giallo poteva essere giallo limone oppure un giallo zafferano (quindi quasi un’arancione), un’ocra, ecc.
I colori utilizzati in questa grafica sono stati scelti solo a titolo d'esempio. Per loro natura gli smalti araldici rappresentavano delle categorie colore e non dei colori precisi, quindi potevano assumere tantissime sfumature diverse - grafica di © Gaia Di Vita
Questo dava agli artisti che realizzavano gli stemmi molta libertà d’azione, ma allo stesso tempo dava del filo da torcere agli araldi d’arme, che dovevano catalogare e identificare gli scudi.
La libertà interpretativa portava con sé molta confusione perché lo stesso stemma poteva essere rappresentato in mille modi diversi (purtroppo all’epoca non c’era ancora Pantone!).
La Regola del Contrasto
I colori araldici non potevano essere accostati a caso, ma dovevano rispettare una regola fondamentale: la regola del contrasto.
Secondo questo principio gli smalti di un gruppo NON potevano essere sovrapposti agli smalti dello stesso gruppo.
Ti faccio degli esempi:
- se volevo utilizzare il giallo potevo abbinarlo solamente a rosso, nero, azzurro, verde o porpora;
- se volevo utilizzare il rosso, potevo abbinarlo solamente al giallo o al bianco.
Questa regola aveva uno scopo ben preciso: creare uno stacco netto fra sfondo e figura così da rendere lo stemma perfettamente leggibile anche da lontano.
Si stima che questa regola fu infranta solo dall’1% di tutti gli stemmi europei.
La regola del contrasto araldica permette di abbinare colori purché appartengono a due gruppi differenti. Nell'esempio solo l'ultimo stemma (argento e azzurro) rispetta questa regola - grafica di © Gaia Di Vita
La regola del contrasto, così come le altre regole del Blasone che abbiamo visto, valevano solo per gli stemmi europei. In altre parti del mondo, i sistemi araldici (come il Mon giapponese) seguivano altri tipi di regole.
Significato dei colori nell’Araldica
Il significato dei colori non è universale, cambia sempre in base al contesto (temporale, sociale, geografico, ecc.). Detto ciò, voglio sottolineare che il significato dei colori araldici non vale in altri ambiti!
Ma vediamoli meglio per capirci.
- ⬜️ Argento – (rappresentato col bianco) simboleggia purezza, innocenza, giustizia e amicizia.
- 🟨 Oro – (rappresentato col giallo) simboleggia ricchezza, comando e potenza.
- 🟥 Rosso – simboleggia il valore, l’audacia e la nobiltà.
- 🟩 Verde – simboleggia vittoria, onore e abbondanza.
- 🟦 Azzurro – simboleggia la gloria, la virtù e l’incorruttibilità.
- ⬛️ Nero – simboleggia il lutto, la fedeltà al proprio Signore.
- 🟪 Porpora – simboleggia la dignità.
A questo punto ti starai chiedendo: qual è il colore più utilizzato negli stemmi?
Dal XIII al XVIII secolo il re indiscusso dei colori in Europa è il blu, che in araldica è rappresentato dallo smalto azzurro.
Gli Stemmi Parlanti
Il 20%-25% degli stemmi medievali sono in realtà stemmi parlanti.
Si tratta di tutti quegli stemmi i cui colori o figure richiamano il nome o la funzione del proprietario. A volte il richiamo è semplice e immediato, altre volte si tratta di veri e propri rebus da decifrare:
(…) la famiglia fiorentina dei Rossi porta uno scudo interamente rosso. La relazione può essere diretta – uno lo scudo al gallo della famiglia Lecoq – fonetica – la città di Lilla (Lisle nelle ortografie e nelle pronunce antiche) che dal XII secolo in poi reca il giglio (fleur de lis) – costruita su un rebus – la gallina (in tedesco Henne) degli svizzeri Henneberg, appollaiata su un monte (Berg).
Michel Pastoureau
Alcuni esempi di stemmi parlanti - grafica di © Gaia Di Vita
L'Araldica Oggi: Stemmi Moderni
Per quanto sembri assurdo, gli stemmi Araldici giocano tutt’oggi un ruolo molto importante.
Oltre ad essere dei veri e propri libri di storia, che possono svelarci preziose in formazioni come l’identità di una persona, il suo lignaggio, le sue origini, i suoi possedimenti e, naturalmente, il suo albero genealogico, il codice colore del Blasone è tutt’oggi alla base della società occidentale.
Se ci guardiamo intorno, i colori e le forme dell’araldica sono tutt’ora molto presenti nella nostra vita.
Per fare alcuni esempi:
- bandiere
- divise delle squadre sportive
- Olimpiadi
- loghi aziendali
- passaporti.
Sono tutti eredi delle regole e meccanismi dell’Araldica Medievale.
D’altronde, come disse lo scrittore francese Gérard de Nerval:
Il Blasone è la chiave della Storia.
Gérard de Nerval
la storia del mondo occidentale.
Spero che questo viaggio nella storia dei colori ti sia piaciuto e soprattutto ti sia stato utile.
Gaia
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