Viaggiando tra le fresche colline dello stato messicano del Chiapas, iniziai a prendere nota di una curiosa “stranezza cromatica”. Qualcosa al quale il mio occhio europeo non era abituato: croci e chiese dipinte di verde.
Questo è solo uno degli aspetti culturali che più mi hanno fatta “impazzire” durante il mio anno trascorso in Messico. Un’incongruenza che mi ha portata a considerare la mia tesi di laurea sull’arte sacra contemporanea effettivamente utile a qualcosa.
In questo articolo parleremo di quello che mi piace chiamare il Verde Maya e del perché in questa regione del Messico è utilizzato per dipingere croci e chiese cristiane.
Per spiegarti il motivo di questa anomalia iconografica, ti voglio portare con me in un piccolo villaggio avvolto dalle nebbie, nel cuore dello stato del Chiapas, un luogo molto lontano dalla frenesia di Cancun o Tulum, un luogo dove ancora oggi si respira a pieni polmoni un’aria di misticismo e credenze popolari che vietano (quasi del tutto) l’utilizzo della macchina fotografica. Oggi ti porto alla scoperta di San Juan Chamula.
📝 Indice
Dove si trova San Juan Chamula
Se ricordi esploratore, in Chiapas ci siamo stati qualche tempo fa, quando eravamo andati alla scoperta del vero oro messicano: l’ambra del Chiapas.
Facciamo un attimo il punto della situazione:
Dove ci troviamo?
Il Chiapas è lo stato più a sud di tutto il Messico. Ci troviamo ai confini col Guatemala del quale faceva parte fino al 1824 (neanche moltissimo tempo fa!).
E per questo motivo, tutt’ora, con il Guatemala condivide molte cose, fra cui: colori e tradizioni.
Devi sapere che è proprio in questa regione formata da:
Chiapas, Yucatan, Campeche, Tabasco e Quintana Roo (per quanto riguarda il Messico)
Guatemala, Belize e Honduras (per quanto riguarda il resto del Centro America)
che si è sviluppata una delle civiltà più famose e affascinanti della storia dell’umanità: la civiltà Maya.
In giallo le zone dell'area politica sotto l'influenza Maya - foto da Adobe Stock
La cosa che mi ha colpita tantissimo durante il mio anno vissuto in Messico è vedere che l’eredità di questo popolo, le sue tradizioni, i suoi culti, persino la sua lingua, sono tutt’ora molto presenti e il colore verde, come vedremo fra poco, ne è proprio l’emblema.
Tornando a Chamula, perché ti ho voluto portare qui?
Devi sapere esploratore che a Chamula si trova una delle chiese più misteriose del mondo: la chiesa verde di San Juan Chamula (conosciuta semplicemente come “la chiesa di Chamula”).
Il verde con il quale è stata dipinta, che potremmo chiamare Verde Maya, oltre a essere una specifica tonalità di verde (che fra poco ti spiego) non è stato scelto a caso ma, ricopre un preciso significato.
N.B. Ti avviso che purtroppo all’interno della chiesa è vietato scattare foto o girare video (anche se qualcosa in rete si trova), per due motivi:
per conservare la sua “aura di mistero” e attirare così più curiosi
per una questione di rispetto nei confronti del misticismo popolare che è ancora molto “sentito” in questa parte di Messico
C’è proprio scritto e, in ogni caso, te lo “intimeranno” sicuramente i custodi quando farai il biglietto: vietato fare foto, video ma, anche prendere appunti o disegnare all’interno della chiesa.
Il mio consiglio è di tenere cellulare e fotocamera sigillati nello zaino e non tirarli fuori nemmeno per guardare l’orario perché potrebbero pensare che tu voglia fare una foto…so che i custodi che ovviamente pattugliano la chiesa, non reagiscono molto bene.
Per questo motivo, se sei curioso di sapere cosa si trova all’interno di Chamula, dovrai lasciarti guidare dal mio racconto.
Se non ti interessa o non vuoi spoilerarti nulla, vai direttamente al prossimo capitolo dove ti spiegherò del colore verde.
Il rito Maya del Sacrificio del Pollo
San Juan è una chiesa esteticamente cristiana ma, essenzialmente pagana.
Devi sapere che gli abitanti di Chamula (come tutti gli abitanti di questa regione) sono discendenti diretti dei maya.
Nonostante le conquiste e gli stravolgimenti da parte dei conquistadores, hanno conservato un antico spiritualismo fortemente legato al ciclo della Natura (vedi gli aghi di pino sul pavimento), per questo è del tutto normale vedere sacrificato un pollo sotto i tuoi occhi mentre giri per la chiesa.
Potrebbe impressionare, ad alcuni anche disgustare ma, ricordati che sei ospite ed in quanto tale: o accetti le usanze del luogo, o sloggi.
Ti sorprenderà sapere che il sacrificio del pollo non è la cosa che mi ha impressionata di più in questa chiesa.
Ciò che mi ha davvero impressionata è stato vedere tanta povera gente (sì, gli abitanti di Chamula è gente molto molto povera) ma, ricca di fede, che si butta per terra, in ginocchio, pregando senza sosta e ad alta voce San Juan e gli altri santi per chiedere una grazia, una guarigione, la “buena suerte”.
La loro devozione è talmente forte e pura che riescono ad estraniarsi da noi turisti. È come se in quel momento ci fossero loro e la divinità e basta, anche se tu ed altre 10 persone gli state a 1 metro di distanza e li guardate incuriositi come fossero oggetti da museo.
Urlano le loro preghiere, alcuni le cantano.
Accendono queste file di candele, a formare una scacchiera, usando direttamente la loro cera per fissarle al pavimento.
Candele dalla forma a spillo, spesso colorate, che durano il tempo della preghiera o del sacrificio.
Candele fatte di suppliche e speranze, la cui cera viene regolarmente grattata via dal pavimento da un ragazzino armato di spatola e secchio.
E’ straziante vedere tanto rispetto.
Queste persone non vanno in chiesa per abitudine, per obbligo, vanno in chiesa per necessità.
Ripongono tutta la loro speranza nella divinità e non si fanno scrupoli a donare quel poco che hanno tirato su in un’intera giornata di lavoro per comprare delle candele o un pollo da offrire in segno di gratitudine.
Quand’è stata l’ultima volta che sei andato in chiesa per necessità? E quand’è l’ultima volta che hai fatto un’offerta per gratitudine? Ti stai sentendo piccolo non è vero?
È esattamente così che mi sono sentita in quell’ora passata a San Juan de Chamula: piccola e povera di fronte alla devozione di questi grandi e straordinari esseri umani.
Le misteriose Croci Verdi del Chiapas
Chamula è l’esempio più emblematico dell’uso del colore verde nel cristianesimo messicano ma, non è l’unico.
In realtà, più che le chiese dipinte di verde, ciò che ti capiterà di vedere più spesso in Chiapas saranno le croci verdi.
Che siano dentro una chiesa , sul ciglio di una strada o su un’ofrenda per il Dia de Muertos, quasi tutte le croci che incontrerai in questa regione sono dipinte di verde.
Per quale motivo?
Potrebbe sembrare banale, verde = natura ma, non lo è affatto.
Vedi esploratore, quando compi delle ricerche in un paese lontano migliaia di kilometri da casa tua, la prima cosa che devi fare è spogliarti dalla tua visione (occidentale) del colore.
Non devi permettere che la storia dei colori del tuo paese possa condizionarti, altrimenti ti ritroverai in un vicolo cieco.
Nuovo paese significa: nuovi codici.
Quindi, come sempre, il modo migliore per capire che tipo di linguaggio del colore viene utilizzato in una determinata parte di mondo è: studiarne la storia.
E gli abitanti di questa parte di Messico ne hanno una davvero curiosa.
Come ti raccontavo all’inizio di questo viaggio, gli abitanti del Chiapas discendono dalla civiltà maya.
Ora, sappiamo che i maya a partire dal XVI secolo sono entrati in contatto con la civiltà europea e sono stati contagiati dalle sue ideologie e tradizioni.
I conquistadores (oltre alla forza militare) utilizzarono la religione cattolica per piegare queste civiltà al loro volere ma, come fecero esattamente?
Come si può insegnare qualcosa ad un’intera civiltà che non parla la tua stessa lingua?
Facile: con l’uso di forme e…udite, udite…colori!
Uno dei metodi che si rivelò più efficace fu proprio l’utilizzo delle croci verdi.
Tipiche croci in legno dipinte in verde maya (Chamula, Chiapas, Messico) - foto da Adobe Stock
La Ceiba: l'Albero della Vita dei Maya
Adesso tieniti forte esploratore perché arriva il plot twist!
Quello che i libri di storia NON ci insegnano è che i maya utilizzavano e, anzi, erano profondamente legati al simbolo della croce PRIMA dell’arrivo dei conquistadores (lo erano almeno dal I secolo d.c.).
Per le culture precolombiane quella che noi chiamiamo croce rappresentava la Ceiba: il sacro albero della vita o sacro albero del mondo.
La Ceiba è un genere di piante native della zona tropicale dell’America e dell’Africa che comprende grandi alberi che possono raggiungere i 60/70 m di altezza.
La più famosa è la Ceiba pentandra, conosciuta anche come kapok, che produce dei frutti i cui semi sono avvolti da una fibra lanosa bianca che li rende molto simili a batuffoli di cotone.
Foto 1 | Il maestoso albero della Ceiba pentandra - foto da Depositphotos
Foto 2 | Frutti lanosi dell'albero della Ceiba pentandra (kapok) - foto da Adobe Stock
La ceiba è l’albero nazionale del Guatemala.
La Cosmovisione Maya
Secondo la cosmovisione Maya l’universo è diviso in 3 piani:
- cielo
- terra
- inframundo (o Xibalba) che si trovava nel sottosuolo.
L’albero della Ceiba assume un ruolo importante perché connette questi 3 piani:
le sue radici affondano nell’inframundo, nel regno degli spiriti
il suo tronco è stabile nel piano terreno (dove viviamo noi umani)
i suoi rami si allungano verso il cielo, abitato dalle divinità
Ora, se proviamo a disegnare un albero in maniera stilizzata che rappresenti questa cosmovisione dei 3 piani dell’universo che si uniscono, che cosa otteniamo?
Esatto: una croce!
Il Significato del Verde per i Maya
Il verde rappresenta la natura, certamente ma, se vogliamo essere precisi, in lingua maya l’albero della ceiba era chiamato Yaxché che significava letteralmente: albero verde.
Questo per i conquistadores fu percepito come un vero colpo di fortuna.
Inconsciamente avevano fra le mani lo stesso simbolo che dall’altra parte dell’Oceano una nuova civiltà considerava estremamente sacro.
Ovviamente, appena compresero il potenziale della croce cristiana lo sfruttarono a loro vantaggio per indottrinare questa nuova civiltà che, altrettanto inconsciamente iniziò a dipingere di verde e adorare le croci convinte di star celebrando il proprio arbol sagrado.
Portone d'ingresso della chiesa di Chamula dipinto nel tipico verde maya (Chiapas, Messico) - foto di © Gaia Di Vita
La Guerra delle Caste e la nascita delle Croci Verdi
Anche se sono passati secoli e anche se la religione cristiana ha assorbito quasi del tutto quella maya, il continuare a dipingere le croci e le chiese di colore verde rappresenta, per i discendenti di questa civiltà, una continua riaffermazione della propria cultura.
Tuttavia, c’è una cosa che non ti ho raccontato esploratore e che merita almeno di essere citata.
Secoli dopo la prima conquista subita dall’impero maya ad opera dei conquistadores, nella penisola dello Yucatàn, ci fu una sanguinosa lotta passata alla storia con il nome di Guerra delle Caste.
Si tratta di un conflitto razziale andato avanti per ben 54 anni (tra il 1847 e il 1901) fra il popolo indigeno yucateco (discendente diretto della civiltà maya) che rivendicava i propri diritti e le proprie terre e i “bianchi” (discendenti diretti dei conquistadores) che invece puntavano a espandere il proprio dominio (fisico e culturale).
In questo contesto il popolo yucateco iniziò ad adottare la croce verde, la stessa che per secoli avevano considerato simbolo della Vita, come simbolo di ribellione.
La croce verde divenne un vero e proprio vessillo di resistenza culturale che tutt’oggi sottolinea la resilienza dei discendenti del popolo maya (che abitano ancora le zone del Sud del Messico come il Chiapas) nei confronti della supremazia occidentale.
@colorpacker_ IL VERDE MAYA ❎ Nel sud del Messico potrebbe capitarti di vedere delle croci dipinte di verde. Nelle chiese, sul ciglio delle strade… A cosa è dovuta questa curiosa scelta cromatica?🤔 #verde #colori #colorexpert #maya #religione #divulgazione #divulgazionestorica #divulgazioneculturale #curiositàdalmondo #esplorare #EsploraIlMondo #esplorareilmondo #messico🇲🇽 #Chiapas #Chamula #chamulachiapas #colorpacker ♬ suono originale - Color Packer
Quindi, possiamo dire che se in un primo momento la croce verde fu un linguaggio che permise a due culture così diverse di creare un punto d’incontro, alla fine ne diventò (tristemente) il punto di rottura.
Per oggi è tutto esploratore.
Spero di averti fatto scoprire qualcosa di nuovo sul mio amato Messico e sul colore verde.
Gaia
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