La psicologia dei colori parla del giallo come uno dei colori più positivi (forse il più positivo) di tutti e anche il marketing non è da meno.
Eppure nel mondo occidentale è uno dei colori meno utilizzati nella vita di tutti i giorni, soprattutto nell’abbigliamento.
Quindi: com’è possibile che un colore così ricco di significati positivi sia snobbato (e persino “temuto”) dalla maggior parte della popolazione?
Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare un bel viaggio.
Sì hai capito bene: viaggio, e non un viaggio qualsiasi.
Oggi attraverseremo epoche storiche, continenti e civiltà per capire cosa ha portato il nostro giallo ad essere ciò che è.
Come chiunque, anche il nostro amico giallo ha avuto diversi up & down.
Per tutto il corso dell’antichità e nella maggior parte delle culture, il giallo è stato considerato un colore benefico.
La sua valenza rimarrà positiva per millenni prima di essere rivalutata. Nelle società più antiche il giallo viene associato all’abbondanza, ai prodotti alimentari come grano, cereali, frutta, miele, ma anche alle stagioni più prolifiche e belle come l’estate.
Se volessimo riassumerlo in una sola parola: il giallo nell’antichità è il colore della prosperità.
📝 Indice
Il Colore del Sole
Da quel poco che sappiamo della vita nel Paleolitico ( 30.000 – 35.000 anni fa) uno dei pochi colori utilizzati era proprio il giallo.
Utilizzati nell’arte rupestre (e probabilmente anche nella pittura corporale), i gialli dell’epoca erano pigmenti di origine minerale come l’ocra gialla e la Limonite.
Foto 1 | Pigmento Ocra gialla - foto da Adobe Stock
Foto 2 | Dipinto rupestre di un bisonte risalenti al Paleolitico nelle grotte di Altamira in Spagna (18.500-14.000 anni fa)
Nel Neolitico (fra gli 8.000 e 3.500 anni fa) si iniziano ad utilizzare i pigmenti gialli non solo per decorare le caverne e piccoli oggetti, ma anche per decorare le tombe e come offerte agli dei.
Nello specifico si inizia a utilizzare un colore che, se vogliamo essere pignoli, giallo non è, ma forse gli antichi non facevano questa distinzione: l’oro. Si inizia ad utilizzare l’oro sia nella vita di tutti i giorni, nei gioielli, nelle armi, negli utensili e poi nelle tombe, per accompagnare i defunti e come offerta agli dei.
Quindi nelle prime civiltà occidentali (e ci tengo a rimarcare questo dettaglio) il giallo fa parte della vita dell’uomo da molto più tempo di quello che possiamo immaginare.
È uno dei primi colori ad essere utilizzato e la sua importanza col tempo va aumentando, grazie anche all’oro, diventando un colore buono, positivo, associato alla ricchezza della terra e offerto alle divinità, soprattutto quelle legate al culto del sole.
Gli Egizi e il Giallo Oro
Il legame del giallo con il mondo divino si fa ancora più palese nell’Antico Egitto (3.100 – 300 a.C).
Qui il giallo, ma soprattutto l’oro presente in grande quantità, era un colore positivo, simbolo di luce, calore, ricchezza e immortalità (infatti l’oro non arrugginisce come gli altri metalli). Infatti venivano utilizzati nei gioielli e nelle tombe destinate ai faraoni, che a un certo punto della storia iniziarono a essere identificati come figli di Ra, divinità del sole e re di tutti gli dei.
L’oro metallico era utilizzato per rivestire sarcofagi, maschere, suppellettili funerari, mentre pigmenti gialli di origine minerale come l’Orpimento e la Massicotite, erano utilizzati per le pitture murali.
L’usanza di utilizzare l’oro per adornare le vesti dei ricchi, accompagnare i defunti di un determinato rango e come offerta agli dei, è presente anche presso gli etruschi, greci e romani. In queste società però il giallo torna a farsi sentire molto più dell’oro e in qualche modo a dividersi da esso.
Se l’oro continuerà a essere indossato dalle persone di alto rango fino alla morte, finendo per arredare le loro tombe, il giallo viene utilizzato in molti più contesti e da una fetta più ampia di popolazione.
Foto 1 | Orpimento un minerale di colore giallo oro molto tossico perché costituito da solfuro di arsenico, ma utilizzato in antichità come pigmento - foto da Depositphotos
Foto 2 | L'interno della tomba di Ramses V/ VI (KV9) è ricoperta da bassorilievi e dipinti murali dove il giallo fa da padrone, Valle dei Re, Luxor, Egitto (1147–1136 a.C.) - foto da Depositphotos
Giallo nell'Antica Grecia e nell'Antica Roma
Continua ad essere considerato un colore estremamente positivo, collegato alla prosperità e al culto del sole, il giallo fa la sua comparsa ufficiale nell’abbigliamento.
Nell’abbigliamento era un colore per lo più usato dalle donne: nell’antica Grecia sappiamo che era il colore indossato dalle sacerdotesse della dea Artemide, sorella del dio del sole Apollo mentre nell’antica Roma è il colore preferito dalle regine, principesse e matrone.
Anche le donne dei ceti più bassi utilizzavano il giallo, certo, un giallo meno vivo e meno pregiato di quello delle nobildonne, ma pur sempre giallo.
Il giallo usato per tingere gli abiti delle donne benestanti era giallo zafferano, un colorante di origine vegetale che dava sfumature di giallo calde e intense, ma molto costoso (la stola crocota, parte dell’outfit tipico delle ricche donne romane, prende il nome proprio dal crocus, il fiore dello zafferano). I gialli usati per tingere gli abiti delle donne del popolo erano più tenui e slavati, ottenuti macerando la corteccia di alcune piante o le bucce di cipolla.
Nella Roma Repubblicana (verso il 500 a.C) inoltre, il giallo era il colore tipico degli sposi, proprio perché simboleggiava gioia, felicità e fecondità.
Oltre che nell’abbigliamento, sempre in quest’epoca il nostro giallo fa la comparsa anche nell’Interior Design, finendo per decorare gran parte delle ville di Ercolano e Pompei (una decina di anni fa gli studi hanno scoperto che il famoso “rosso pompeiano” in realtà era un giallo ocra, modificato dai gas dell’eruzione vesuviana).
Foto 1 | Stimmi di Crocus sativus da cui si ottiene lo zafferano, celebre spezia e colorante naturale utilizzato nell'Antica Roma per tingere di un bel giallo la stola crocota delle matrone - foto da Depositphotos
Foto 2 | I celebri affreschi nella Sala del Triclinio della Villa dei Misteri a Pompei sono diventati rossi a causa di una reazione chimica dovuta ai gas dell'eruzione vulcanica, ma in realtà erano giallo ocra (II secolo a.C. Pompei, Campania, Italia) - foto da Depositphotos
Giallo: da Colore Positivo a Colore Negativo
Nei primi secoli del Medioevo occidentale (1100 – 1200 d.C) il giallo continua ad essere un colore positivo, molto amato e utilizzato. Addirittura lo vediamo comparire all’interno dei 6 colori del sistema dei codici dell’araldica (il blasone) in cui verrà chiamato Or (oro).
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Il giallo continuerà a vestire le donne di ogni ceto sociale e verranno introdotte nuove gradazioni ottenute da piante come la guada (Reseda luteola), la ginestra e il cartamo, anche se nella tintoria lo zafferano rimarrà ancora la sfumatura di giallo più bella e costosa.
Nei poemi cavallereschi compaiono i cavalieri gialli, facendo diventare questo colore anche il simbolo della nobiltà d’animo, del coraggio e dell’onore.
Fra il 12° e 13° secolo però qualcosa cambia e il giallo, da colore benefico qualora sempre stato, diventa un colore prima ambivalente e poi a tutti gli effetti un colore negativo. È in quest’epoca che il nostro giallo diventa il colore dell’invidia, della gelosia, della codardia, dell’ipocrisia e della menzogna.
Proprio in questo periodo nelle raffigurazioni religiose, Giuda in qualità di apostolo traditore, inizierà a essere vestito con una veste gialla, così come i giullari (in qualità di persone prive di serietà e dignità) vestiranno spesso di questo colore. Non si sa con esattezza a cosa sia dovuto questo improvviso cambiamento simbolico, si possono solamente fare delle ipotesi.
La prima ipotesi è che in quest’epoca il giallo viene sempre più associato al colore della bile e delle urine. I medici iniziano ad utilizzare delle curiosissime cartelle cromatiche con le varie gradazione delle urine per diagnosticare, in base al loro colore (più o meno giallo), lo stato di salute del paziente (uroscopia). In più, era credenza comune che un’eccesso di bile (quindi di giallo in corpo) fosse la causa della rabbia nelle persone (che per la Chiesa è uno dei 7 Peccati Capitali!).
Foto 1 | Reseda luteola, conosciuta anche come erba guada, era una delle piante più utilizzate nel Medioevo per tingere i tessuti di giallo - foto da Depositphotos
Foto 2 | Il giallo diventa protagonista dei campionari medici delle urine utilizzati durante il Medioevo per effettuare l'uroscopia
Il Giallo del Tradimento
Oltre a questo, c’è anche l’ipotesi di omonimia lessicale. La parola latina per indicare la fiele (l’urina degli animali) e la bile, era fel. La stessa identica parola però, diede origine:
nel francese antico, alla parola felon, ovvero, il vassallo che osava ribellarsi al proprio signore
nel germanico antico, alla parola fillo, persona malvagia e ingannevole.
È molto probabile che tutta questa serie di coincidenze, in ambiti completamente diversi, contribuì a svalutare sempre di più il nostro giallo.
I medievali poi amavano molto creare le tabelle di corrispondenze, ovvero delle categorie di ogni sorta a cui legare un particolare significato e colore. Ad esempio, il giallo era il colore dell’Autunno (per le stagioni), della decadenza (per il ciclo vitale dell’uomo) e dell’Ira (nei 7 Peccati Capitali della Chiesa).
Come se non bastasse, nel 1500 divenne anche il colore per marchiare coloro accusati di eresia e tradimento, in varie parti d’Europa le porte delle case di queste categorie di persone venivano dipinte di giallo, in modo da essere subito riconoscibili e giudicati dalla società per i loro misfatti.
Foto 1 | Nell'affresco "Il bacio di Giuda" di Giotto, Giuda è vestito proprio di giallo colore che in questo periodo diventò il simbolo dei traditori (1303-1305 d.C. - Cappella degli Scrovegni, Padova, Italia)
Foto 2 | Nell'Europa del XVI secolo, una porta dipinta di giallo indicava l'abitazione di un eretico o un traditore - foto da Adobe Stock
Il Giallo Proibito
Ma è grazie alle Leggi Suntuarie e all Riforma Protestante del 16° secolo che il nostro giallo verrà catalogato come uno dei colori proibiti per eccellenza (insieme al rosso).
Secondo i protestanti, i colori, come tutte le cose materiali, più erano accesi più eran considerati simbolo di lussuria e peccato. Questa è l’epoca in cui la società occidentale inizierà a vestirsi con colori sempre più scuri, come nero, grigio, blu, gli unici ad essere moralmente accettati.
@colorpacker_ LEGGI SUNTUARIE 🛍️ Ovvero: il motivo per cui ci vestiamo di scuro #leggisuntuarie #colori #nero #black #capsulewardrobe #armadio #modaminimalista #protestante #minimalismo #storia #medioevo #divulgazione #totalblack #colorpacker ♬ suono originale - Color Packer
Grazie al cielo, qualche secolo dopo, tra la fine del 1600 e il 1700, il giallo nella società europea torna ad essere un colore amato e utilizzato, sia nell’abbigliamento che nell’arredamento.
Un enorme GRAZIE lo dobbiamo alle esplorazioni e alla nascita delle Compagnie delle Indie, che permettono di intensificare gli scambi commerciali con i paesi orientali.
A differenza dell’Europa, in Paesi come la Cina, il giallo splendeva come non mai. In Oriente era ancora un colore benefico, divino, potente, un po’ come lo era stato nell’Antico Egitto: qui era il colore della Terra (nell’antica cultura cinese centro dell’Universo) e colore simbolo dell’Imperatore, l’unico insieme e ai membri della sua famiglia, che poteva indossare e circondarsi di questo colore. A Pechino si può ancora ammirare la Città Proibita, antica dimora degli imperatori, famosa per i suoi tetti ricoperti da preziose tegole ricoperte di smalto giallo, la cui ricetta rimane tutt’ora un segreto.
A contribuire a questa nuova ascesa del giallo, fu poi l’epoca dei Lumi, che nel 1700 riportò tutto ad essere più “ragionevole” e luminoso, anche l’abbigliamento che in quell’epoca predilige tinte radiose e pastello, come il nostro giallo.
Giallo nell'Arte Moderna
Nel 1800 anche l’arte contribuisce a risollevare il simbolismo e il valore del giallo nella società europea.
La nascita dei colori in tubetto, l’invenzione di nuovi pigmenti e soprattutto la diffusione della pittura en plein air (all’aria aperta) permettono ai pittori di ampliare la propria gamma cromatica rendendola più vibrante e luminosa.
Lo si può notare in correnti artistiche come l’Orientalismo e l’Impressionismo, ma anche nel Puntinismo che utilizza le nuove scoperte sull’ottica dei colori, come il principio della mescolanza ottica o il contrasto simultaneo, dove il giallo fa da padrone insieme a rosso e blu.
Verso la fine dell’800 e gli anzi del ‘900, nonostante gli impulsi dell’arte, il nostro amico giallo subisce un secondo grande declino.
La causa questa volta non fu di una riforma religiosa, ma di una Rivoluzione Industriale (la seconda per esattezza). I capitalisti e i finanzieri a capo delle industrie dei beni di consumo, erano prevalentemente di religione protestante e naturalmente portarono la loro cromofobia anche nei prodotti che producevano e che erano destinati alla maggior parte della popolazione.
Il giallo ovviamente è uno dei colori più vivaci e quindi verrà boicottato. L’unico colore che lo ricorda e che stranamente prende piede in quest’epoca, è il beige, una sorta di giallo più modesto.
Per fortuna non tutti la pensavano così nel 1900. In alcuni settori il giallo tornerà a brillare, anzi, a diventare una vera e propria punta di diamante, basti pensare alla rivista National Geographic che dal 1910 ne farà il suo colore simbolo, al Tour de France che dal 1919 verrà ricordato da tutto il mondo per la maglia gialla, o a Pantone che nel 2021 sceglie il colore Illuminating (una sfumatura di giallo super luminosa) come Color of the Year e mi fermo qui, ma di esempi ce ne sono ancora una marea da poter fare!
Foto 1 | Paul Gauguin, pittore post-impressionista, utilizzava molto il giallo nei suoi dipinti come nel celebre Parau Api che raffigura le sue amate donne tahitiane (1892)
Foto 2 | National Geographic sceglierà una cornice gialla come simbolo della sua società di esploratori e dei suoi iconici magazine - foto da Depositphotos
Il Giallo nel Nuovo Mondo
Durante i miei viaggi alla scoperta del colore in America Latina, ho fatto delle interessanti scoperte a tema giallo.
Nel Messico precolombiano, ad esempio, un giallo molto di utilizzato era il giallo dell’ambra proveniente dalle miniere del Chiapas. Come in Occidente, quel giallo era destinato agli alti ranghi della società: re, sacerdoti, guerrieri valorosi e pochteca (una classe di mercanti rinomata).
L’ambra si utilizzava per creare gioielli, statuette e monili e si credeva avesse il potere di assorbire l’energia negativa. Un’altro giallo utilizzato dagli antichi popoli messicani per tingere i tessuti era quello ottenuto dal fiore del cempasúchil, oggi conosciuto come fiore dei morti perché è il simbolo di questa festività.
Nell’antica Colombia era l’oro il giallo più apprezzato, per la sua lucentezza anche loro lo associavano al culto del dio sole e veniva utilizzato per adornare il corpo di persone gerarchicamente importanti (come re e sacerdoti) attraverso gioielli, corone, pettorali, septum.
Nella Colombia precolombiana l’oro veniva utilizzato anche in polvere per ricoprire il corpo del futuro re della tribù Muisca (lo zipa) in una sontuosa cerimonia di incoronazione dove, a bordo di una zattera (la balsa Muisca), si dirigeva al centro del lago Guatavita per offrire oggetti d’oro e pietre preziose alle divinità che abitavano in quel luogo.
Questa tradizione avrebbe dato origine al mito di El Dorado, il leggendario luogo dove i conquistadores europei credevano sorgesse un’intera città d’oro.
@colorpacker_ EL DORADO: il falso mito della città d’oro ❌ DOVE si trova El Dorado? O forse dovrei dire: CHI ERA El Dorado... ⚔️ La mitica città d’oro non è mai esistita. Si tratta di un fraintendimento culturale, alimentato dall’avidità e dalla sete di gloria di alcuni uomini. 🤴🏼 La fake propaganda iniziò in Sud America (dell'attuale Colombia), con la descrizione di un rituale in cui un capo tribù veniva ricoperto di polvere d’oro. 🤔 Se ci pensi, “El Dorado” significa letteralmente “il dorato”... 💰 Questo gesto fu interpretato come la prova concreta dell’esistenza di enormi riserve d’oro nella regione. 🇪🇸 I primi “responsabili” di questo falso mito, furono i conquistadores e cronisti spagnoli del Cinquecento, come Gonzalo Fernández de Oviedo e Juan de Castellanos, che trascrissero resoconti orali e li amplificarono, trasformando l’uomo dorato in una mitica ricchezza da scovare. 🌇 Con il tempo, l’idea dell’uomo dorato si dilatò fino a diventare un’intera città, e poi un regno, frutto della fusione tra le leggende, i racconti esagerati dei conquistadores e l’ossessione europea per i tesori nascosti del Nuovo Mondo. #eldorado #oro #falsimiti #muisca #divulgazione #storia #storiavera #etnografia #antropologia #esplorazione #colorpacker ♬ suono originale - Color Packer
Scrivere questo articolo su un cole che amo come il giallo è stato un vero piacere, ma ammetto che non è stata cosa semplice, ha richiesto molto studio e ricerca.
Spero di aver fatto un buon lavoro e soprattutto di avervi fatto scoprire (o ri-scoprire) questo splendido e le sue potenzialità. So che non è un colore semplice da utilizzare, ma se utilizzato con consapevolezza e nel contesto giusto può regalarvi enormi soddisfazioni, proprio come faceva in antichità.
Gaia
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