Oggi il verde è uno dei colori più apprezzati al mondo. Simbolo per eccellenza di Madre Natura, il marketing ne ha fatto il marchio di fabbrica di tutto ciò che è “bio” (o presunto tale). Se guardiamo alla psicologia invece, il verde è il colore associato alla calma, alla salute, all’equilibrio e al benessere.
Insomma: è un colore di tutto rispetto, che piace praticamente a tutti in diverse sfumature, ma…non è sempre stato così!
Fra tutti i colori che abbiamo approfondito fin ora: giallo, rosa, nero, blu, il verde è forse quello che se l’è passata peggio. Per gran parte della storia occidentale, è stato percepito come un colore di poco valore, secondario, instabile e addirittura malefico.
Nell’articolo di oggi voglio mostrarti come la simbologia del verde non è affatto universale ma è cambiata, nei vari continenti e nelle varie epoche storiche, a partire dall’antico Egitto fino a oggi.
📝 Indice
La Simbologia del Verde nell’Antico Egitto
La nostra avventura col verde inizia nella Protostoria (quel periodo intermedio che va dalla Preistoria all’Età Antica). Infatti, non c’è traccia dell’uso del verde nei reperti molto antichi:
I verdi, come i blu, sono assenti dalla tavolozza dei pittori del paleolitico, in cui predominano i rossi, i neri, i marroni e gli ocra.
Michel Pastoureau
Se ci spostiamo leggermente in avanti sulla linea del tempo, vediamo comparire delle prime tracce di verde nell’Antico Egitto e in Mesopotamia. Per i popoli che abitavano queste regioni, il verde era la personificazione della natura e utilizzato in pittura e decorazione come simbolo di prosperità, rinascita e guarigione.
Per proteggere gli occhi (sede dell’anima) gli antichi egizi utilizzavano l’udkhu, una pasta verde a base di malachite che spalmavano sulle palpebre a mo di ombretto. Un’altra usanza egizia era quella di regalare oggetti verdi per augurare al destinatario una lunga vita:
In Egitto l’offerta di cose, di oggetti, di pietre preziose verdi o di stoffe tinte in questo colore era un’offerta augurale di vita e prosperità anche nell’aldilà.
L. Luzzatto & R. Pompas
La malachite è un minerale che si forma tipicamente nelle zone ossidate dei giacimenti di rame. Il suo caratteristico colore verde intenso deriva dalla presenza di ioni rame (Cu²⁺) nella sua struttura cristallina, che assorbono specifiche lunghezze d'onda della luce visibile riflettendo principalmente il verde.
Le Divinità Verdi
Il verde quindi era un colore che conferiva protezione e (come direbbero i miei amici messicani) “buena suerte”, per questo motivo era utilizzato per rappresentare divinità benefiche legate alla vegetazione:
- Nabu – per i babilonesi e gli assiri era il dio della scrittura, della saggezza e della vegetazione, descritto come lo scriba divino che registrava i destini degli uomini e degli dei. Il famoso sovrano babilonese Nabucodonosor deve il suo nome proprio a lui!
- Geb – dio egizio della terra e padre dei serpenti, era spesso rappresentato con un’oca in testa e la pelle di colore verde o ricoperta di vegetazione. I terremoti erano considerati la sua risata ed era lui a fornire agli uomini i minerali e le pietre preziose custodite nelle profondità della terra. Insieme a Nut, dea del cielo, generò Osiride, Seth, Iside e Nefti.
- Osiride – chiamato il “Grande Verde”, per gli egizi era il dio della fertilità, dell’agricoltura, dei morti e della risurrezione. Come suo padre Geb, anche Osiride era rappresentato con la pelle verde perché il suo mito parla proprio di come, dopo essere stato smembrato dal fratello Seth, viene resuscitato dalla dea Iside.
- Demetra – divinità agricola associata alla fertilità e al raccolto che i greci chiamavano spesso “spiga verde di grano”.
Dio egiziano Osiride con la tipica pelle verde, da un dettaglio dalla tomba di Sennedjem (TT1) nella Necropoli Tebana, Luxor, Egitto (XIV secolo a.C.) - foto di dreamstime.com
Il Verde e il Culto dell’Albero Sacro
Un’altra figura antica strettamente legata al verde e raffigurata con questo colore, è l’albero sacro o albero della vita.
Ricorrente in diverse religioni e culture del mondo, questo albero (di specie diverse) era considerato il fulcro della vita e il centro del mondo, perché con le sue radici collegava il piano dei vivi a quello dei morti.
L’albero, posto al centro di un giardino sacro, rappresentava l'axis mundi, il centro del mondo, il collegamento tra la dimora degli dèi e quella degli uomini (…) Il verde collega non solo verticalmente spirito e materia divenendo l’immagine di ciò che è vivente, ma altresì orizzontalmente nascendo al margine tra acqua e terra, si sviluppa nell’umidità della vegetazione.
L. Luzzatto & R. Pompas
Illustrazione dello Yaxché (Ceiba) l'albero sacro dei Maya
Nell’antico Egitto questo “potere” era riconosciuto al sicomoro (Ficus sycomorus), un grande albero nativo dell’Africa e del Medio Oriente che può superare i 20m di altezza e i 6m di diametro. Hathor, una delle grandi dee madri egizie, era spesso rappresenta sotto forma di sicomoro perché aveva il potere di passare dal mondo dei vivi a quello dei morti accogliendo le anime dei defunti nell’Aldilà.
Per i maya questo ruolo era svolto dalla ceiba (Ceiba pentandra), un possente albero diffuso in Africa e America Latina che può raggiungere i 70m di altezza.
Secondo la cosmovisione Maya infatti, l’universo è diviso in 3 piani:
- cielo
- terra
- inframundo (o Xibalba).
L’albero della ceiba è in grado di connettere questi 3 piani affondano le sue radici nell’Inframundo (mondo degli spiriti), ergendo il suo tronco nel piano terreno (dove viviamo noi mortali) e allungando i suoi rami verso il cielo (casa delle divinità).
Durante le campagne di conversione del XVI secolo, i missionari sfruttarono a loro vantaggio la somiglianza fra l’albero sacro e la croce cristiana, in modo da indottrinare più facilmente i popoli indigeni del Mesoamerica.
@colorpacker_ IL VERDE MAYA ❎ Nel sud del Messico potrebbe capitarti di vedere delle croci dipinte di verde. Nelle chiese, sul ciglio delle strade… A cosa è dovuta questa curiosa scelta cromatica?🤔 #verde #colori #colorexpert #maya #religione #divulgazione #divulgazionestorica #divulgazioneculturale #curiositàdalmondo #esplorare #EsploraIlMondo #esplorareilmondo #messico🇲🇽 #Chiapas #Chamula #chamulachiapas #colorpacker ♬ suono originale - Color Packer
Tingere di Verde nell’Antichità
In questa prima parte di storia il nostro verde ha goduto di un’ottima reputazione, ma di lì a poco le cose sarebbero cambiate drasticamente.
Greci e romani infatti, non erano dei fan del verde, anzi, possiamo dire che lo detestavano (salvo rare eccezioni!). Era un colore poco presente nella loro cultura, soprattutto nell’abbigliamento, perché considerato troppo eccentrico, sconveniente e svilente.
Questa simbologia negativa è legata ad almeno due motivazioni.
La prima, è il fatto che tingere di verde per loro era complesso e dava risultati scarsi. Per ottenere delle stoffe verdi, i tintori greci e romani non mescolavano giallo e blu (mescolare i colori era considerata una pratica “barbara”), perciò si affidavano unicamente a coloranti verdi naturali provenienti da piante come:
- la felce
- lo spino cervino
- le foglie di prugno
- il succo di porro.
Purtroppo queste sostanze vegetali davano dei verdi che scolorivano molto rapidamente, anche a causa della mancata mordenzatura:
Ne risultano tinte ombreggiate o sbiadite, relegate al vestiario dei contadini più poveri. In città perfino gli schiavi le evitano, preferendo i toni del marrone o del blu scuro.
Michel Pastoureau
Utilizzare un colore instabile, che appariva sempre spento, slavato o non omogeneo, ecco, diciamo che non era proprio la prima scelta per una società che amava le policromie e giudicava i colori in base alla loro saturazione e brillantezza!
Tingere di verde era ancora più complicato senza la mordenzatura. Questo step preliminare alla tintura serve a preparare le fibre dei tessuti per fissare il colore, rendendolo più intenso e duraturo. Si realizza immergendo il tessuto in un bagno contenente sostanze chiamate mordenti, come l'allume di rocca, il cremor tartaro o i tannini, che si legano alla fibra e la rendono ricettiva al colorante.
Verde il Colore dei Vichinghi
Dal punto di vista storico però, c’è un altro motivo per il quale greci e latini non amavano il verde. Insieme al blu infatti, era il colore preferito dai loro “acerrimi nemici”: i celti e i germani.
Come ti spiegavo nell’articolo sulla Storia del Blu, queste popolazioni facevano abbondate uso di guado (Isatis tinctoria) una pianta contenente indigotina (lo stesso principio colorante dell’indaco) che utilizzavano sia per tingere le stoffe sia per colorare pelle e capelli, con l’obiettivo di intimorire i nemici sul campo di battaglia.
A differenza dei latini inoltre, questi popoli usavano mischiare blu e giallo e mordenzare le stoffe, ottenendo così dei verdi più saturi e stabili e un guardaroba che oggi definiremmo “freddo”.
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Groenlandia: la Terra Verde
Il verde era così caro ai vichinghi, che non si fermò solo all’abbigliamento:
Poco prima dell’anno Mille, una truppa di coloni islandesi guidata da Erik il Rosso (di capelli) sbarca in Groenlandia, vi fonda due colonie e dà al paese il nome che porta tuttora: «Terra verde». E non perché a quei tempi vi fosse abbondanza di vegetazione, ma perché gli uomini del Nord vedevano in quella terra verde, e verdeggiante, un simbolo di felicità, di speranza e di prosperità.
Michel Pastoureau
Erik il Rosso (Goran Visnjic), colui che diede il nome alla Groenlandia, indossa degli abiti tinti di verde, tipici delle popolazioni del nord Europa. Frame dalla serie tv "Vikings: Valhalla"
Ebbene sì, il nome Groenlandia deriva dallo scandinavo “Grønland” (= terra verde) e fu dato dall’esploratore norvegese Erik Thorvaldsson (Erik il Rosso) intorno al 982-985 d.C. Bandito prima dalla Norvegia e poi dall’Islanda, Erik navigò per mare finché approdò in una fredda terra che ribattezzò col nome di Grønland.
Ma come mai chiamò una terra ricoperta di ghiacci, “verde”?
Sicuramente la simbologia del verde ha avuto il suo peso, ma è più probabile che Erik scelse questo nome per attirare a Grønland nuovi coloni, mettendo in atto la prima operazione di “greenwashing” della storia. Infatti, anche se Erik sbarcò nel periodo estivo in cui le coste meridionali della Groenlandia mostrano effettivamente prati verdi, la calotta glaciale artica era già coperta di ghiacci da migliaia di anni, quindi di rigoglioso (all’ora come oggi) aveva poco e niente.
Oggi la Groenlandia è un territorio autonomo appartenente al Regno di Danimarca, ma con lo scioglimento dei ghiacci, l’isola si sta rivelando un tesoro economico che fa gola a molte super potenze come Cina, Russia e USA. Nel sottosuolo della Groenlandia infatti, ci sono 38 dei 50 minerali strategici, tra cui terre rare come litio e grafite, ma anche uranio, oro, rame oltre a giacimenti di petrolio e gas. Vuoi vedere che Erik il rosso ci aveva azzeccato?!🙈
I Pigmenti Verdi dell’Antichità
Durante l’età imperiale la sorte del verde sembra risollevarsi. In questo periodo Roma raggiunge letteralmente il suo massimo splendore. Le città vengono inondate di colore: ville, templi, statue e bassorilievi sono dipinti con una “violenta policromia”.
Ed è proprio nella pittura che il verde recupera un po’ di punti. Per tutti i popoli antichi (romani compresi) il verde era il colore simbolo della natura, quindi non poteva di certo mancare nei dipinti con scene di pesca e caccia o nei bellissimi trompe-l’oeil raffiguranti giardini, frutteti e specchi d’acqua.
Fra i verdi che più spesso venivano utilizzati in pittura, troviamo pigmenti di origine minerale come:
Verde Egiziano
Insieme al blu egizio fu il primo pigmento sintetico della storia, messo a punto dagli Egizi circa 4000 anni fa. Si otteneva riscaldando a circa 800-900°C una miscela di silice, malachite (o rame), calcio e un alcali. Il risultato era un vetro cristallino di colore verde-blu brillante, molto stabile alla luce. Era costoso da produrre e considerato un pigmento di prestigio, usato per oggetti sacri, gioielli e dipinti murali.
Malachite
Minerale di colore verde intenso proveniente dai giacimenti dell’Egitto (Sinai), Grecia e altre regioni del Mediterraneo. Veniva utilizzato come pietra decorativa, oppure macinato finemente per ottenere un pigmento verde acceso e stabile, ma sensibile agli acidi a causa dei quali tende ad annerire.
Terre Verdi
Sono dei pigmenti naturali estratti da depositi argillosi contenenti silicati di ferro e magnesio (celadonite e glauconite). Regalano tonalità dal verde oliva al verde grigiastre poco coprenti. Molto economici, stabili e facilmente reperibili, erano ampiamente usati dai greci e romani per le pitture murali. La loro tonalità spenta li rendeva ideali per sottotoni e ombreggiature negli incarnati.
Verderame
O Verdigris, è un acetato di rame ottenuto artificialmente esponendo lastre di rame a vapori di aceto o seppellendole in vinacce fermentate. Produceva un verde brillante e intenso, molto apprezzato per la sua vivacità. Tuttavia era instabile, tossico e tendeva a scurirsi o a corrodere i leganti organici.
Crisocolla
Bellissimo minerale dal colore verde-blu che si trova naturalmente nei giacimenti di rame, come a Cipro e in Egitto. I romani la usavano sia come pigmento che come materiale per saldare l’oro (da cui il nome, “colla d’oro”). Come pigmento offriva tonalità più tenui rispetto alla malachite, ma era abbastanza stabile e veniva usata sia in pittura che per le decorazioni.
Nerone e il Verde Smeraldo
C’era un romano però che (stranamente) il verde lo amava follemente, a prescindere: sto parlando dell’imperatore Nerone.
Vari documenti attestano della sua passione per gli abiti dai colori vivaci e gli stili orientali, citando un’enorme collezione di gioielli e pietre preziose fra cui spiccavano gli smeraldi. Come gli egizi, anche i romani attribuivano allo smeraldo diverse virtù, come quella di ristorare la vista.
In una scena del film Quo Vadis del 1951, l’imperatore Nerone usa uno smeraldo per vedere meglio una danzatrice. La scena è basata su un passaggio della Naturalis historia di Plinio il Vecchio, in cui Nerone osserva effettivamente i combattimenti dei gladiatori attraverso uno smeraldo verde:
I romani, convinti che il verde facesse riposare gli occhi data la sua predominanza in natura, polverizzavano gli smeraldi per farne pomate per gli occhi molto costose. L’imperatore Nerone era particolarmente fissato con questa pietra preziosa: non solo ne aveva una ricca collezione, ma pare che ne usasse un esemplare piuttosto grande come occhiali da sole ante litteram, di modo da osservare le lotte tra gladiatori senza essere disturbato dal riflesso del sole.
Kassia St Clair
La passione di Nerone per il verde si rifletteva anche nello sport. A differenza della maggior parte degli imperatori, lui tifava per la factio prasina (scuderia verde), una delle maggiori fazioni che gareggiavano al circo, la più amata dal popolo.
L'imperatore Nerone (Peter Ustinov) mentre usa una lente fatta di smeraldo per vedere meglio uno spettacolo - dal film Quo Vadis del 1951
Il Verde della Liturgia
Nell’abbigliamento il verde inizierà a essere davvero rivalutato a partire dal XII secolo d.C. quando il cardinale Lotario (futuro papa Innocenzo III) lo inserisce nella lista dei colori liturgici della diocesi di Roma.
Nel suo celebre manoscritto De sacro altaris mysterio (1195 d.C), Lotario descrive nel dettaglio il simbolismo e l’uso dei colori della liturgia romana, inserendo per la prima volta il verde:
⚪️ Bianco – simbolo di purezza, gioia e gloria, si utilizza per le Feste dedicate a Cristo, agliAngeli, alla Vergine e ai Confessori
🔴 Rosso – simbolo del martirio, della Passione e dello Spirito Santo, si utilizza durante la Pentecoste, le feste dei Martiri, degli Apostoli e della Croce
🟣 Viola (o Nero) – simbolo di lutto e penitenza, utilizzato il Venerdì Santo, durante le Messe dei Morti, l’Avvento e la Quaresima
🟢 Verde – simbolo di speranza e vita eterna, si utilizza nei giorni comuni.
A un primo impatto può sembrare che al verde sia stato dato un ruolo marginale, ma non è affatto così. I giorni ordinari, dove non si celebra nessuna festa in particolare, sono quelli più numerosi!
Risultato? Il verde diventa il colore più utilizzato durante l’anno liturgico, e lo è ancora oggi.
Calendario dei colori dell'anno liturgico. Il verde viene utilizzato tutte le domeniche in cui non sono programmate festività religiose - foto dal sito parrocchiagesurisorto.it
Verde Islam
Il mondo cristiano non è l’unico a mostrare un’interesse verso il verde, anzi, a dire il vero c’è chi lo batte.
Nel Medio Oriente il verde è il simbolo dell’Islam e per questo è diffuso nelle bandiere dei paesi a maggioranza musulmana come: Arabia Saudita, Pakistan, Algeria, Mauritania, ecc.
La scelta del verde non è casuale ma ha almeno due spiegazioni.
Nel Corano questo colore è spesso citato all’interno del Paradiso:
Ecco coloro che avranno i Giardini dell'Eden dove scorrono i ruscelli. Saranno ornati di bracciali d'oro e vestiranno verdi abiti di seta finissima e di broccato e staranno appoggiati su alti divani.
Corano
Tutt’oggi molte versioni del Corano hanno la copertina verde!
Oltre a questo il verde è strettamente legato alla figura del profeta Maometto, personaggio vissuto fra il VI e VII secolo d.C. e considerato il fondatore della religione islamica:
Maometto avrebbe mostrato per molti anni della sua vita una marcata predilezione per il verde: oltre a indossare un turbante di quel colore, benché si vestisse per lo più di bianco, pare gli piacesse circondarsi di stoffe verdi e utilizzare in guerra uno stendardo verde.
Michel Pastoureau
Dopo la sua morte il verde diventa prima il colore della sua dinastia e, dopo diversi secoli, il colore simbolo di un’intera religione.
Spesso le copie del Corano hanno una copertina verde, il colore sacro della religione islamica, un tempo simbolo della dinastia di Maometto
Verde Primavera e Verde Speranza
Dopo l’anno Mille il verde aumenterà gradualmente il suo valore simbolico, passando dall’essere un colore di secondo piano e ambivalente (per via della sua instabilità chimica) all’essere un colore estremamente positivo, legato alla giovinezza, alla gioia, alla fertilità, alla speranza e all’amore.
Come accennavo nell’articolo dedicato a Cappuccetto Rosso, nel Medioevo il colore dell’amore non era il rosso, ma il verde!
Nei paesi germanici Frau Minne, la dea dell’amore cortese, era rappresentata con arco e frecce (come cupido) e molto spesso con una veste verde, simbolo degli amori nascenti e dal destino incerto da lei provocati.
Lo Spirito della Primavera ha le sembianze di una ragazza completamente verde - dal segmento intitolato "L'uccello di fuoco" del film Fantasia 2000
Questa simbologia non è nata dal nulla ma si è sviluppata col tempo e in varie regioni d’Europa, grazie ad alcune tradizioni pagane legate all’inizio della primavera come la notte di Valpurga, Beltaine e i rituali del 1° Maggio.
Durante queste celebrazioni veniva fatto largo uso di decorazioni, abiti e oggetti verdi, come simbolo del risveglio della natura, di fertilità e come rappresentazione degli spiriti dei boschi.
L’usanza vuole che ci si appunti addosso un elemento della vegetazione come una corona o una ghirlanda di fiori o di foglie, un copricapo vegetale, felci o ramoscelli da fissare ai vestiti che dovranno essere verdi o avere una dominante verde.
Michel Pastoureau
Proprio per il suo legame con l’amore nascente e il risveglio della natura, il verde diventerà il colore prediletto dalle future mamme. Nel celebre Ritratto dei coniugi Arnolfini, la giovane sposa (la cui identità rimane incerta) indossa un sontuoso abito dipinto in verderame che simboleggia la fertilità unita alla speranza di un’imminente gravidanza.
La misteriosa donna del dipinto "Ritratto dei coniugi Arnolfini" di Jan van Eyck (1434) indossa un lussuoso abito verde. Il colore, unito alla posa della giovane e altri elementi, suggerisce che è prossima alla gravidanza - foto di wikipedia.org
Stemmi e Cavalieri Verdi
Fra il XII e XIII secolo, il verde fa la sua comparsa anche nel Blasone, la disciplina che regola l’utilizzo di forme e colori nell’Araldica. Insieme al giallo, al bianco, al rosso, al blu e al nero, viene scelto fra i 6 colori di base dai quali prenderanno vita tutti gli stemmi europei.
In questo ambito il verde verrà conosciuto col nome di sinople, scelta tutt’ora inspiegabile dato che la sinopia è una terra rossa.
Contemporaneamente, nei tornei e nei poemi cavallereschi, compaiono i primi cavalieri vestiti di verde, come:
👉 Amedeo VI di Savoia, soprannominato il Conte Verde perché indossava spesso questo colore. Si racconta che da giovane avesse l’abitudine di partecipare ai tornei vestito di verde (nonostante il suo stemma fosse rosso e bianco) e successivamente integrò questo colore anche nella sua vita quotidiana (guardaroba, arredamento) costruendo intorno al verde un vero e proprio personal brand!
👉 Tristano, eroe leggendario di origine celtica, aveva come stemma un leone giallo in campo verde e come il conte Amedeo, anche lui era spesso rappresentato con abiti e armature di questo colore, questa volta però per una ragione simbolica.
Nei romanzi cavallereschi, i cavalieri vestiti di verde non erano visti positivamente come i cavalieri gialli o i cavalieri blu. Questo colore indicava sempre un personaggio nobile d’animo ma allo stesso tempo instabile, portatore di guai e disgrazie (guarda cosa successe a Tristano e Isotta o in The Green Knight).
Locandina del film "Sir Gawain e il Cavaliere Verde" (The Green Knight). Uscito nel 2021 su Prime Video è ispirato all'omonimo poema cavalleresco del XIV secolo...ve lo consiglio! - foto dal sito camartinart.artstation.com
Il Problema degli Occhi Verdi
Secondo le statistiche, gli occhi verdi sono fra i più rari e ricercati al mondo, presenti solo nel 2% della popolazione mondiale. I paesi con la più alta concentrazione di questo colore sono l’Islanda, l’Irlanda, la Scozia e il piccolo villaggio cinese di Liqian.
Eppure, nel XIII secolo, avere gli occhi verdi non era un pregio. Le persone con gli occhi chiari, in generale, erano mal viste già dagli antichi greci e romani, che vedevano in questo tratto somatico un chiaro legame con le popolazione barbariche.
Durante il Medioevo la situazione non migliora, e chi possedeva un bel paio di occhi verdi o eterocromi (di due colori diversi), era considerato malvagio, falso, astuto e lascivo.
Oggi sappiamo che questa bellissima sfumatura deriva da una concentrazione di melanina nell’iride (superiore a quella degli occhi blu ma inferiore a quella degli occhi marroni) combinata a un fenomeno fisico chiamato diffusione di Rayleigh, che fa disperdere e riflettere la luce nell’iride.
Il celebre foto-ritratto "Afghan Girl" realizzato da Steve McCurry nel 1984 ha come protagonista Sharabat Gula, una giovane rifugiata Afghana dagli splendidi occhi verdi - dal sito singulart.com
Verde “Buono” e Verde “Cattivo”
Fra il XIV e XVI secolo, la simbologia del verde subisce una forte spaccatura.
Da un lato prende forma un verde buono e bello, simbolo di virtù e qualità positive come:
- bellezza
- giovinezza
- speranza
- fertilità
- gioia
- amore
- destino
- Primavera
in tintoria rappresentato dal vert gai, ovvero dalle tonalità di verde chiare e vivaci.
Dall’altro lato, prende forma un verde cattivo, instabile e pericoloso, che la Chiesa cristiana utilizzerà per rappresentare:
- Vizi – come falsità, tradimento e avarizia
- Personaggi demoniaci – come diavoli, streghe, sirene e demoni.
A questi affiancherà anche un “bestiario verde”, un lista di animali dalla pelle verde considerati per questo motivo malefici, come: serpenti, draghi, rane, coccodrilli, basilischi, ecc.
Così come una lista di “alberi demoniaci” come: il tasso, l’ontano e il noce:
Tutti gli autori medievali sottolineano il carattere nefasto ed inquietante del tasso (…) sembra stranamente immutabile, sempre verde, sempre uguale a se stesso, come se da un patto col Diavolo avesse acquisito una sorta di immortalità.
Michel Pastoureau
Queste tipologie di verdi pallidi e slavati, in tintoria saranno chiamati col nome di vert perdu.
La "Madre dei Draghi", raffigurata da un miniatore sconosciuto intorno al 1240-1250 (Foto: J. Paul Getty Museum) - dal sito observer.com
Dalla Dea Fortuna ai Verdoni
Sempre nel Medioevo, la simbologia del verde si legherà a un’importante figura allegorica: la Dea Fortuna, spesso rappresentata con una veste verde. Come lei è un colore effimero, ambivalente e imprevedibile, che può dare buoni o cattivi risultati.
All’iconografia della Fortuna è legata anche una vecchia tradizione diffusa tra l’Italia del Nord e la Germania meridionale, dove gli insolventi, i mercanti e i banchieri colpevoli di bancarotta fraudolenta erano obbligati a indossare un berretto verde così da essere pubblicamente riconosciuti.
A causa del suo stretto rapporto con la fortuna e l’imprevedibilità, il verde diventa il colore associato al gioco e al denaro:
Dalla Fortuna vestita di verde alle questioni di soldi il passo è breve e lo si è compiuto alla fine del Medioevo o all’inizio dell’epoca moderna, quando il verde a poco a poco è diventato il colore del denaro, dei debiti, del gioco.
Michel Pastoureau
Intorno al 1500 i tavoli da gioco (es. roulette e biliardo) e quelli dei cambiavalute, saranno spesso ricoperti da un tappeto verde.
Erede di questa iconografia (ma, ammettiamolo, anche per motivi pratici) nel 1860 il verde verrà scelto come colore della valuta americana: il dollaro (chiamato greenback o verdone). Il potere simbolico dei verdoni americani acquisterà un potere visivo e psicologico talmente forte che rimarrà inalterato per oltre 140 anni!
Nel dipinto "Il cambiavalute e sua moglie" di Quentin Massys (1514) si vede il tipico tavolo ricoperto da un tappeto verde - dal sito wikipedia.org
Verde: un Colore Disonesto
Durante l’età moderna anche nell’abbigliamento la sorte del verde sembra precipitare.
Con l’imporsi della dottrina protestante e delle leggi suntuarie, il verde infatti verrà confinato nella lista dei colori disonesti, ovvero, quei colori considerati frivoli e immorali, dai quali un “buon cristiano” doveva tenersi alla larga (di questo te ne parlo nell’articolo dedicato alla Storia del Nero).
Era ovvio che finisse così, dopotutto per secoli verrà proibito ai tintori di creare dei bei verdi saturi mescolando giallo e blu, o utilizzando la tecnica dei bagni di colore (mélange) già diffusa presso i Germani:
Mischiare, mescolare, fondere, amalgamare sono spesso considerate attività demoniache perché infrangono l’ordine voluto dal Creatore.
Michel Pastoureau
I tintori avevano le mani legate, se provavano a mischiare i colori rischiavano grosse sanzioni. Così, nell’impossibilità di ottenere delle pregiate stoffe verdi, questo colore sempre slavato e poco resistente, finì per essere destinato ai contadini o a quelle categorie di lavoratori sui gradini più basso della società: prostitute, buffoni, boia e giullari.
Nel gennaio del 1386 Hans Töllner, un tintore di Norimberga da tre generazioni, venne denunciato proprio per questo motivo. Subì una multa, venne espulso dalla categoria e costretto ad andare in esilio ad Augusta.
Kassia St Clair
I Verdi in Pittura
A differenza dell’abbigliamento, al verde in pittura venne concesso un po’ di respiro.
Molti celebri pittori come ad esempio Leonardo, Raffaello, Tiziano, Botticelli, Mantegna non faranno ai ricorso alla mescolanza di giallo e blu per ampliare la propria tavolozza di verdi.
Per fortuna, intorno al XVI secolo questa assurda regola viene spezzata.
Nell’ambito della miniatura si osa di più e iniziano a circolare varie ricette su come ottenere delle belle sfumature di verde mescolando vari pigmenti minerali e vegetali come:
- Azzurrite + Giallo di stagno
- Lapislazzuli + Orpimento
- Guado (Isatis tinctoria) + Guada (Reseda luteola)
- Indaco (Indigofera tinctoria) + Orpimento.
La Ghirlandata (The Garlanded Woman) del pittore pre-raffaelita Dante Gabriel Rossetti (1873) - da wikipedia.org
La Moda del Verde
Fra il XVIII e XIX secolo, la tintura fa passi da gigante. In un epoca caratterizzata dalla fiducia verso la scienza e il progresso, molti chimici si mettono all’opera per produrre colori più stabili e brillanti.
Nascono nuove sfumature come il verde di Scheele (amato da Napoleone) e il verde Aldeide (prediletto dall’Imperatrice Eugenia) che tuttavia avevano il “piccolo” difetto di essere tossici.
Il verde diventerà uno dei colori preferiti dai mercanti e dai borghesi, che si lasciano sedurre dalle nuove stoffe verde scuro. Questo colore ricorda loro la natura, dalla quale sono sempre più attratti per fuggire alla soffocante vita di città.
La moda per il verde però inizialmente non convinse proprio tutti. Molte donne aristocratiche se ne tenevano alla larga per evitare danni d’immagine. La sera infatti, a causa della luce prodotta dalle lampade a olio e dalle candele, i verdi dei loro abiti apparivano molto simili a dei marroni sporchi.
Abito datato 1860, data la brillantezza del colore, è probabilmente tinto con verde di Scheele - dal sito www.metmuseum.org
La Superstizione del Verde
Sempre in questo periodo il verde cadrà vittima di una serie di superstizioni.
Nel mondo del teatro si instaura la credenza che il verde sia portatore di morte. In effetti all’epoca, diversi coloranti verdi artificiali erano tossici e potevano causare la morte di chi (del tutto ignaro della loro composizione) li indossava. Questo fu il caso del Verdetto, un colorante a base di acetati di rame:
(…) il colore è splendente ma pericoloso, in quanto i vapori e i depositi della sostanza (una sorta di verderame) possono provocare l’asfissia e la morte. Dopo una serie di tragici incidenti all’apparenza inspiegabili la sinistra reputazione del verde cominciò probabilmente a imporsi nell’ambiente degli attori causando il suo graduale allontanamento dalla scena.
Michel Pastoureau
Molti marinai erano convinti che il verde attirasse fulmini e tempeste, perciò evitavano di usarlo a bordo delle navi. Ancora oggi il verde è assente nel Codice Internazionale dei Segnali marittimi!
Ma c’era anche chi (all’opposto) il verde lo considerava un colore del tutto positivo!
In Germania e Austria, ad esempio, si diffuse l’usanza di dipingere di verde le porte delle stalle per proteggere il bestiame da fulmini, stregoni e spiriti maligni. In altre regioni europee invece, si usavano candele verdi per proteggersi dai temporali e dai geni cattivi.
Verde Militare e Feldgrau
E arriviamo al XIX secolo, quando il verde inizia a infiltrarsi nel mondo militare.
Prima di allora le uniformi degli eserciti erano tutte diverse e spesso dai colori vivaci, questo in aveva uno scopo: agevolare l’identificazione dei soldati nella nebbia prodotta dalla polvere da sparo dei fucili. Questa visibilità però era allo stesso tempo fatale perché attirava anche l’occhio del nemico.
A fine ‘800, gli eserciti del mondo capirono che far indossare ai propri soldati eleganti giacche bianche o rosse cominciava a non essere più una buona idea così iniziarono a comparire le prime uniformi mimetiche:
- l’uniforme khaki, perfetta per mimetizzarsi negli ambienti desertici
- l’uniforme Olive Drab (letteralmente “verde oliva spento”), un tempo colore della US Army ed oggi standard internazionale.
Un altro verde famoso usato in campo militare era il Feldgrau dell’esercito tedesco. Prima del ‘900 l’esercito prussiano/tedesco indossava uniformi blu scuro (Dunkelblau), tradizione che risaliva al XVIII secolo e alle guerre napoleoniche.
Queste uniformi, erano completamente inadatte alla guerra così, dopo attenti studi sulla visibilità in combattimento condotti dal Ministero della Guerra tedesco, venne introdotto il Feldgrau. Si trattava di un grigio-verdastro che risultava efficace sia negli ambienti urbani e industriali sia nelle campagne dell’Europa centrale (il nome “Feldgrau” infatti significa letteralmente “grigio campo” o “grigio campagna”).
La storica uniforme OG-107 (Olive Green) della US Army utilizzata durante la Seconda Guerra Mondiale, è stata una celebre variante della più generica uniforme Olive Drab - foto dal sito rustedvintage.com
La Psicologia del Verde
Oggi il verde ha riacquistato un valore positivo, diventando il 2° colore più amato dalla società occidentale. Il suo successo sta anche nel fatto che il verde è diventato più di un colore, ma una vera e propria ideologia.
Al verde oggi associamo ancora la natura, alla vegetazione, alla verdura, ma anche concetti come l’ambientalismo, il biologico e la salute.
Se pensiamo alla salute il nostro pensiero va sicuramente alla croce verde della farmacia. La scelta del verde è legata al potere curativo delle piante, che furono le prime risorse utilizzate dall’uomo per curare le malattie, ma anche allo stemma dei cavalieri di San Lazzaro, ordine religioso nato nel XII secolo per curare i lebbrosi.
Negli ultimi anni il marketing ha saputo utilizzare la psicologia del verde a suo vantaggio, utilizzandolo in sempre più prodotti e campagne falsamente “bio”, dando vita alla piaga del greenwashing.
La croce verde delle farmacie è stata ispirata al colore della croce sulla divisa che portavano i primi cavalieri-soccorritori dell'Ordine di San Lazzaro
L’Era del Greenwashing
Il termine deriva dalla fusione di “green” (verde, ecologico) e “whitewashing” (imbiancare, nascondere la verità) e si basa su un concetto semplicissimo: le aziende si dipingono di verde senza esserlo davvero così da poter ingannare i consumatori, che acquistando qualcosa di “bio” si sentono più sollevati.
Per farti qualche esempio:
🛍 Fast fashion “sostenibile”
Quelle grandi catene che lanciano una collezione “green” e la sbandierano ovunque. Intanto continuano a sfornare milioni di capi usa-e-getta. È un po’ come mettere un’insalata nel menu del McDonald’s e dire “siamo healthy”.
♻️ Plastica riciclata
“100% riciclabile!” sì, certo. Peccato che poi non esista un posto dove riciclarla davvero. È come se ti dicessero che puoi andare sulla luna perché tecnicamente è possibile, peccato manchi il razzo.
✈️ Compagnie aeree a emissioni 0%
Comprano crediti di carbonio per piantare alberi da qualche parte (forse), ma gli aerei continuano a volare esattamente come prima. È la versione moderna dell’indulgenza medievale.
🌱 Prodotti Eco-Friendly
Basta mettere una foglia sulla confezione, scrivere “eco-friendly” in verde bosco e voilà: il prodotto sembra uscito da una foresta incontaminata. Anche se dentro ci sono sostanze con nomi impronunciabili.
And so on.
Il punto è questo: comprare sostenibile è una scelta saggia ma complicata, e le aziende lo sanno. Per questo sperano che ci si accontenti dell’apparenza. Ma più impariamo a riconoscere il greenwashing, più diventa difficile per loro continuare a prenderci in giro.
Come difendersi?
Dopo anni passati a lavorare nel fast fashion, ti posso dire che ho sviluppato un occhio abbastanza critico per queste cose. Ecco cosa guardare:
- Le certificazioni: GOTS, OEKO-TEX, Fair Trade sono alcune delle certificazioni che hanno i prodotti realmente “green”. Se un brand non ha certificazioni, inizia a farti qualche domanda.
- Le etichette: quando parliamo di accessori e abbigliamento, tira fuori l’etichetta e leggi sempre la loro composizione. Poliestere, Acrilico, Viscosa, Nylon, sono fra i materiali meno “green” che esistano.
- Diffida dai grandi disclaimer. “Eco-friendly”, “naturale”, “verde”. Se un brand vuole impressionarti cercherà di sbandierare parole vuote come queste invece di raccontarti la propria storia, filosofia e mostrarti dati concreti.
- Fai ricerca. Vai sul sito dell’azienda ed esplora la loro pagina About, la pagina dei Valori, delle Certificazioni, dei Materiali usati e soprattutto quella degli Obiettivi raggiunti. Se un brand è davvero bio, lo spiegherà sempre in modo chiaro, approfondito e con fatti concreti.
- Guarda il quadro completo. Un prodotto può avere un packaging riciclabile, ma come viene prodotto? Come viene trasportato? Chi lo produce e in che condizioni?
Ho deciso di concludere questo articolo sulla storia del verde parlando di greenwashing perché credo sia un’esempio concreto (oltre che attuale) di come un colore e la sua simbologia possano influenzare il comportamento di noi esseri umani, portandoci a cambiare il mondo, a volte nel bene altre nel male.
Gaia
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