Porpora di Tiro o Tixinda? La Verità sul Colore Più Costoso della Storia

Pochi sanno che in Messico si produce ancora la porpora naturale, ma se nell’antica Roma era il colore riservato agli imperatori qui è usato dalle donne di un’antica tribù.

Il porpora è il colore misterioso per eccellenza.

Ad oggi non esiste una definizione univoca di porpora, infatti (se parliamo del colore) è una sfumatura indefinita che oscilla tra il rosso, il viola e il blu intenso (fin quasi al nero).

Sappiamo che per secoli è stato l’emblema del potere imperiale, simbolo di ricchezza e sacralità, ma (come vedremo) anche il suo significato non è affatto scontato.

Quindi: cos’è esattamente il porpora e perché è un colore così criptico?

📝 Indice

Che Colore è il Porpora?

A differenza del viola (tendente al blu) e del bordeaux (tendente al rosso), il porpora rappresenta una fascia cromatica intermedia dove il rosso incontra il blu, creando una sfumatura intensa e profonda.

Dal punto di vista tecnico, il color porpora imperiale è stato codificato da Pantone come 19-3528 TCX (Imperial Purple). Nella realtà però, il porpora naturale può variare notevolmente: si va dal rosso porpora (più tendente al cremisi) al viola porpora (con dominanti bluastre). Come vedremo più avanti, la sfumatura varia a seconda della fonte da cui viene estratto e dal metodo di lavorazione.

sfumature di color porpora rosso e viola

Alcune sfumature di porpora (purple) dall'app di Pantone Connect

Tipologie di Porpora

La porpora è un colorante di origine animale, estratto da alcuni molluschi marini.

Utilizzata da diverse civiltà del mondo antico, la porpora era una tinta molto apprezzata perché regalava sfumature intense e molto resistenti allo scolorimento provocato dal sole e dai lavaggi (caratteristica rara per un colorante naturale).

Esistono due “famiglie” principali di porpora naturale:

  • Porpora di Tiro (o porpora imperiale: estratta dai molluschi del genere Murex nel Mediterraneo, era la tintura più pregiata dell’antichità. Per tingere un solo mantello servivano centinaia di migliaia di molluschi.
  • Porpora messicana (o tixinda): ottenuta dal Plicopurpura pansa, un mollusco delle coste del Pacifico. A differenza dei cugini mediterranei, questo mollusco può essere “munto” senza essere ucciso, permettendo una produzione sostenibile che continua ancora oggi.

Attualmente il colore porpora può essere ottenuto anche per via sintetica, ma il fascino e il valore simbolico del porpora naturale rimangono imbattibili.

La sua resistenza ai lavaggi e alla luce solare è leggendaria: sono state ritrovate stoffe color porpora perfettamente conservate dopo 3000 anni!

Ma, torniamo un attimo fra i banchi di scuola…

Sicuramente ricorderai che lungo le coste del Mar Mediterraneo, in una striscia di terra oggi compresa fra il Libano, la Siria e il Nord d’Israele, viveva un popolo che diventò famoso proprio grazie a questo colore: sto parlando dei Fenici.

I Fenici e la Nascita del Porpora Imperiale

Lungo le coste di città come Tiro, Sidone, Arados, Biblo, Beirut e Sarepta, i nostri Fenici scoprirono che un piccolo e innocuo animale era in grado di produrre un colore mai visto prima.

Un colore vivo, intenso e forte, che non scoloriva coi lavaggi o all’esposizione solare.

Un colore pregiato, che in natura non era facile da reperire, un colore che, per questo, divenne prerogativa degli imperatori. Tanto che vennero emanate leggi che ne vietavano l’uso al popolo:

Nerone (54-68 d.C.) arrivò a stabilire sanzioni che andavano dalla confisca dei beni alla pena di morte.

Per questo motivo, il tipo di porpora prodotto dai fenici passò alla storia come porpora di Tiro (Tyrian purple) o porpora imperiale (Imperial purple).

Porpora Imperiale (Imperial Purple)

La celebre azienda di colori Pantone ha creato un colore in omaggio a quello che doveva essere l'antico Porpora Imperiale

A noi sembra assurdo che un colore possa essere proibito, ma in antichità i colori utilizzati nell’abbigliamento fungevano da status symbol. Più un abito era fabbricato con colori costosi, più la persona che lo indossava era all’apice della piramide sociale.

Ancora una volta il colore, impreziosito dalla finezza del tessuto, dalle applicazioni e dai ricami e adoperato secondo un codice preciso, veniva usato per connotare il rango, la funzione pubblica e l’occasione sociale.

Tieni a mente questo discorso perché lo riprendiamo fra poco 😉

Murex: il Mollusco della Porpora Fenicia

Torniamo alla nostra piccola creatura marina che fece la fortuna dei Fenici: il murice.

Si tratta forse dell’animale più abusato nella storia dell’uomo, prima ancora dei delfini nei parchi acquatici. Il malcapitato altro non era che un mollusco (un “sea snail” come direbbero gli anglosassoni) appartenente alla famiglia dei Muricidi.

Nelle mire dei Fenici finirono soprattutto le seguenti specie:

  • Murex brandaris
  • Hexaplex trunculus
  • Bolinus cornutus
  • Thais haemastoma.
Murex porpora

Il disegno mostra alcune specie di Murex - immagine da Adobe Stock

Fenici: Tintori Senza Scrupoli

Di per sé questi molluschi passano abbastanza inosservati, ma i fenici avevano scoperto che con un po’ di sadismo che includeva l’estrazione della loro ghiandola ipobranchiale e il pestaggio, questi animali regalavano (se così si può dire) un colorante dalla sfumatura rosso-violacea davvero splendido.

Tutto questo lo sappiamo grazie a diverse fonti storiche, come la Naturalis historia di Plinio in Vecchio, che raccontano come i fenici attirassero i murici in delle reti utilizzando della carne come esca.

Dopodiché estraevano la ghiandola che conteneva il succo attraverso degli arnesi metallici, oppure, nel caso di esemplari molto piccoli, pestavano a morte il malcapitato con tutta la  conchiglia.

Le conchiglie triturate erano messe nel sale per tre giorni [...] poi la preparazione veniva lavata in molta acqua. La poltiglia, versata in un paiolo, era esposta per dieci giorni all’azione dei vapori insufflati nel mezzo di un condotto, fino alla riduzione a un sedicesimo circa del volume iniziale. Durante la cottura si levavano le carni e gli altri corpi estranei che montavano alla superficie. Quando la poltiglia sembrava sufficientemente pura, lo si verificava immergendovi della lana sgrassata, che veniva subito esposta al sole. Se la tintura esposta prendeva la luminosità sperata si arrestava la cottura, altrimenti si ricominciava l’esperienza fino a un risultato soddisfacente.

Porpora Imperiale: il Colore Proibito degli Imperatori

Colore da re perché, come abbiamo visto all’inizio,  solo gli imperatori potevano vestirsi interamente di questo colore.

Tuttavia erano previste delle eccezioni.

A pontefici, magistrati e comandanti dell’esercito era concesso infatti di colorare parte dell’abbigliamento di porpora:

I ragazzi di condizione elevata fra i quattordici e i diciotto anni indossavano la praetexta, una toga bianca con una striscia rosso porpora all’estremità inferiore (…) I cittadini appartenenti alla classe di censo più alta avevano il privilegio di indossare una toga bianca bordata dal clavus, una striscia di colore rosso purpureo che attraversava verticalmente il corpo (…) I generali vittoriosi ricevevano come massimo riconoscimento una tunica, una toga e un manto color porpora con ricami d’oro.

Per quanto riguardava l’interior design dell’epoca, a quanto pare non c’erano limitazioni: se avevi la disponibilità economica, potevi tranquillamente fare uso del porpora per le tappezzerie, i cuscini, le coperte e altri elementi della casa.

Nascere nella porpora, significava (e significa ancora, metaforicamente) appartenere a una famiglia nobile, data l’abitudine bizantina di ornare le stanze in cui partorivano le donne di stirpe reale con porfido e stoffe tinte di porpora.

Fu proprio il trattamento esclusivo che il color porpora ricevette per secoli nelle società mediterranee, che lo portò a diventare il colore del potere e della ricchezza

Ma qual era il motivo di tutto questo prestigio?

Molto semplice: il porpora era un colore caro, anzi carissimo!

imperatore Giustiniano porpora Ravenna

Il celebre mosaico di San Vitale a Ravenna (Italia), mostra l'imperatore Giustiniano vestito con una costosissima tunica color porpora - immagine di Adobe Stock

Quando il Porpora era più Prezioso dell’Oro

A un certo punto della storia il  valore del porpora superò quello dell’oro.

La ragione del suo costo risiedeva nel fatto che per tingere un’intera veste era necessario sacrificare centinaia di migliaia di molluschi, oltre a tutto il lungo processo di estrazione e lavorazione.

Da ogni mollusco infatti, si poteva ottenere solo qualche goccia di colorante (pochi millilitri).

Gli archeologi hanno calcolato che erano necessari 12.000 molluschi di dimensioni medie (lunghi poco meno di un quarto di pollice) per produrre appena 0,05 grammi di tintura. Una tale quantità era sufficiente per colorare solo le rifiniture di un indumento di dimensioni normali (...) Tingere un'intera veste costava una fortuna.

I Fenici abusarono talmente tanto di questo animale e del suo prezioso succo che, a un certo punto della storia, la produzione di porpora terminò per mancanza di materia prima.

Tixinda: il Porpora del Messico

Se in Occidente furono i Fenici i “re del porpora”, parallelamente dall’altra parte del mondo, un altro popolo si è guadagnato la stessa nomea ma, a differenza dei cugini mediterranei, quel popolo e la loro porpora sono ancora vivi.

Questo popolo sono i Mixtechi, una civiltà precolombiana del Centro America, che risiede tutt’oggi nella parte sud-ovest del Messico, nel territorio che attualmente corrisponde agli stati di Oaxaca, Puebla e Guerrero ma, che anticamente era conosciuto come La Mixteca: la terra della pioggia.

Anche i Mixtechi fecero la conoscenza di un piccolo mollusco che viveva sulle loro coste.

Scoprirono che questo esserino era in grado di produrre un succo lattiginoso che, a contatto con le loro matasse di cotone, come per magia, diventava prima giallo, poi verde, poi blu e per finire, viola. Un colore mai visto prima in natura, vibrante, intenso e resistente: un colore magico!

I molluschi che incontrano i Mixtechi però, non erano gli stessi che incontrarono i fenici, a un loro parente stretto: il Plicopurpura pansa, che i Mixtechi chiamarono Tixinda (Tiscinda).

Piccolo mollusco gasteropode, appartiene sempre alla famiglia dei Muricidi (come il Murex) ma, ad un’altra specie.

Plicopurpura Pansa: il Mollusco del Nuovo Mondo

Come accade per altre specie animali (come ad esempio il Suricato), la femmina di P. pansa è più grande rispetto al maschio e la sua conchiglia può raggiungere i 12 cm; quella di un esemplare maschio può arrivare fino a un massimo di 5 cm.

Questo implica il fatto che le femmine producono più colorante e, di conseguenza, sono quelle più minacciate dalla caccia dell’uomo (ricordatevi questo dettaglio perché ci torneremo più avanti).

Questa sostanza, dall’odore molto forte e pungente, ha vari scopi per l’animale:

  • lo difende dai predatori
  • lo aiuta ad anestetizzare le prede
  • protegge la covata durante il periodo di riproduzione

Anche se sembra tanto carino e coccoloso, il P. pansa è un animale carnivoro. Il suoi piatto preferito sono i piccoli molluschi come il Chiton articulatus, del quale va letteralmente pazzo!

Il Chiton (o Quitón) è un mollusco che vive in Messico, conosciuto dai locali come lengua de perro (lingua di cane) o cucaracha de mar (scarafaggio di mare).

Tuttavia, non è l’unico ad andare pazzo per questo animale.

Da qualche tempo, in molte località della Costa Oaxaqueña, ha iniziato ad andare molto di moda vendere ceviche (un piatto tipico a base di pesce e/o frutti di mare crudi) di lengua de perro.

Questa moda culinaria illegale, non solo sta decimando una specie autoctona come il Chiton ma, di conseguenza, sta privando il P. pansa del suo alimento principale, portandolo all’estinzione.

Come si Ottiene il Porpora senza Pestare Nessuno

A differenza di tutti gli altri Muricidi, il P. pansa è l’unico a non dover essere torturato e ucciso barbaramente per poter produrre la porpora.

Il P. pansa può essere tranquillamente munto…sì, hai capito bene: munto, come le mucche!

Un tintore munge un esemplare di Plicopurpura pansa per tingere una matassa di cotone - foto di © Fulvio Eccardi dal sito www.library.si.edu

Barbascura a questo punto direbbe: “ha speso bene i gettoni evoluzione!”.

I tintoreros mixtechi conoscono questo segreto da secoli e non hanno mai smesso di rispettare l’animale, mungendolo con delicatezza e solo in alcuni periodi dell’anno.

Infatti, come mi racconta Habacuc durante la nostra intervista:

Sappiamo maneggiare il caracol (altro nome locale del P. pansa). Non lo ammazziamo. Sappiamo che vale più da vivo che da morto.

Il P. pansa produce naturalmente un latte che, ossidandosi, si trasforma nel meraviglioso color porpora.

Ebbene sì: il color porpora, al suo stato naturale, non è porpora ma, bianco latte.

Tramite un processo di ossidazione naturale scaturito dal contatto con l’aria e la luce del sole, da bianco inizia a diventare prima giallo, poi verdognolo, poi bluastro, fino a stabilizzarsi nel color viola porpora che conosciamo.

E la cosa straordinaria è che il colore finale, senza aggiunta di additivi, è attualmente il colore naturale più resistente al mondo, che non sbiadisce né dopo i lavaggi né dopo il trascorrere del tempo.

Giusto per avere un’idea della sua stabilità: a Gennaio 2021 la BBC aveva pubblicato la sensazionale scoperta di una matassa di lana tinta con porpora di Tiro, trovata perfettamente conservata in una tomba di Timna (Israele) risalente a ben 3000 anni fa.

Huatulco: l'Oasi del Porpora Messicano

Il P. pansa vive sulle coste dell’Oceano Pacifico, dalla Bassa California fino al nord del Perù.

Non vive sottacqua ma, a metà strada fra terra e mare, amando in particolare modo le cavità umide e ombreggiate degli scogli. L’acqua per lui è un elemento vitale, infatti deve sempre avere a disposizione uno scoglio umido e fresco, per questo si sposta seguendo l’andamento delle maree.

In Messico, la più grande concentrazione di P. pansa vive nel Parco Nazionale di Huatulco, un’area naturale protetta a sud dello stato di Oaxaca.

Bahía el Órgano, Huatulco, Oaxaca.

Bahía el Órgano, Parco Nazionale di Huatulco (Oaxaca, Messico) - foto da Adobe Stock

Il parco di Huatulco è aperto a tutti ma, non nella sua totalità. Da quando nel 1998 è finalmente diventato area protetta, l’accesso di alcune sue zone è consentito a pochi autorizzati.

Come spiega Marta Turok, antropologa e presidente dell’Associcíon Mexicana de Arte y Cultura Popular, durante un’intervista (video qui sotto):

Solamente tintori riconosciuti come Habacuc e pochi membri di altre 14 famiglie locali, viene concesso un permesso speciale che gli permette di accedere alle zone del parco in cui vive il P. pansa.

Questo permesso che, comunque non viene rilasciato a tutti i tintori, deve essere rinnovato ogni anno.

Come mai?

Le 4 Regole Mixteche per un Porpora Sostenibile

Habacuc e gli altri tintori mixtechi, sanno come maneggiare il porpora senza danneggiare l’animale. Se il loro porpora non si è estinto, è grazie a delle precise regole di carattere etico/sostenibile che questo popolo applica da oltre mille anni!

1. La prima regola mixteca è che il porpora non si può mungere 365 giorni l’anno ma, solo in determinati periodi. La stagione della mungitura comincia tra Ottobre e Novembre e finisce tra Marzo e Aprile. Alla fine di questa finestra temporale infatti, per il tixinda inizia il periodo di riproduzione, in cui le femmine (come abbiamo visto prima) utilizzano il loro prezioso latte come mezzo per proteggere le uova.

2. La seconda regola mixteca è quella di “rimettere le cose al proprio posto”, cosa intendo: come accennato qualche paragrafo fa, la vita del P. pansa è strettamente legata all’acqua e segue il movimento delle maree. Come mi spiega Habacuc durante la nostra intervista:

Sappiamo dove cercare il caracol. Quando lo troviamo, lo stacchiamo dalla roccia, preleviamo il loro latte e iniziamo a tingere le matasse di cotone direttamente sul posto. In questo modo, non appena abbiamo finito, riposizioniamo i caracol nel luogo umido e fresco dove li abbiamo trovati.

3. La terza regola mixteca prevede di prelevare e mungere solo esemplari adulti di caracol pansa, più grandi di 3 cm. Esemplari più giovani potrebbero risentire troppo della mungitura e non potersi più sviluppare nel migliore dei modi.

4. La quarta regola mixteca è rispettare il ciclo lunare. Sempre per il fatto che la vita del P. pansa è legata alle maree è, di conseguenza, legata al ciclo lunare (da cui le maree sono influenzate). Per rispettare questo ciclo, ogni caracol può essere munto solo ogni 28 giorni in modo da lasciare all’animale il tempo necessario per ricaricarsi e produrre nuovo latte (sia per se stesso che per i tintori).

Il gruppo mixteco di Pinotepa di Don Luis sembra essere l’unico in tutta la Mixteca ad aver conservato queste conoscenze chiave sul porpora. Per questo motivo, nel corso degli anni ’90, il signor Habacuc Avendaño e sua sorella Teresita Avendaño, sono stati invitati sulla costa nord del Messico per condividere il proprio sapere con un altro gruppo etnico, formato da tintori e tessitrici: i Nahua di Michoacán.

Tintore di Porpora Naturale Habacuc Avendano Oaxaca Mexico

A fine intervista, una Gaia super felice insieme al gentilissimo e umile signor Habacuc Avendaño nella sua casa di Pinotepa de Don Luis (Oaxaca, Messico) - foto di © Gaia Di Vita

Nonostante siano 4 semplici regole, per alcuni sembra essere davvero complicato rispettarle. Questo è il caso, ad esempio, della Purpura Imperial.

Purpura Imperial e la (quasi) Estinzione del Porpora

Prima che la Baia di Huatulco, paradiso del P. pansa in Messico, diventasse un’area protetta, chiunque poteva ricevere l’autorizzazione per cacciare questo mollusco.

Fu così che negli anni ’80 la compagnia giapponese Purpura Imperial iniziò a cacciare e massacrare il P. pansa per poter tingere i kimono.

Ma, non esisteva il porpora in Giappone?

Certo, prima che lo riducessero all’orlo dell’estinzione, i giapponesi estraevano il color porpora dal Rapana bezoar, un’altra specie di Muricide.

A causa di questa caccia sfrenata che si è protratta fino al 1988, la popolazione di P. pansa messicana è stata decimata, portando i molluschi a non avere il tempo necessario per crescere, svilupparsi e riprodursi.

Posahuanco: il Porpora come Simbolo di Fertilità

Il colore non può essere definito, compreso, studiato se non in rapporto a ciò che fa l’essere umano che vive in una società. La storia dei colori può essere soltanto una storia sociale.

Mentre per noi europei il color porpora viene considerato da secoli come simbolo di regalità e ricchezza, in Messico la sua simbologia si è sviluppata in un modo totalmente differente.

Per i mixtechi il viola ottenuto dal Plicopurpura pansa è considerato simbolo di femminilità e fertilità: è il simbolo per eccellenza della donna.

Il motivo?

Come ogni gruppo etnico del mondo, anche i mixtechi hanno i loro abiti tradizionali, simbolo di appartenenza sociale. Si da il caso che l’abito tipico delle donne di Pinotepa di Don Luis (e altri villaggi vicini) sia una lunga gonna a righe rosse e viola, conosciuta come posahuanco.

Fot 1 | La signora Socorro mi mostra il posahuanco del suo matrimonio e tipico delle donne di Pinotepa de Don Luis (Oaxaca, Messico) - foto di © Gaia Di Vita

Foto 2 | Tipico posahuanco mixteco tinto in porpora, cocciniglia e indaco naturali - foto di © Gaia Di Vita

Il posahuanco consiste in una stola rettangolare lunga diversi metri, tinta (almeno originariamente) con colori 100% naturali, che avvolta al punto vita tramite una fascia.

I colori utilizzati per tingere i posahuancos sono sempre tre:

  • rosso (cocciniglia)
  • blu (añil)
  • viola (porpora)
 

A cambiare leggermente è il tipo di decorazione, che varia in base al villaggio di appartenenza o all’uso (giornaliero o cerimoniale). Ad esempio, i posahuancos che la signora Socorro (moglie di Habacuc) mi ha gentilmente mostrato quando ho fatto loro visita, avevano il tipico disegno a bande alterne, rosse e viola, di Pinotepa de Don Luis.

Sul perché il porpora sia stato scelto come colore primario dell’abito femminile delle donne di Pinotepa de Don Luis, che lo utilizzano soprattutto per tingere i posahuancos nuziali, è da ricercare ancora una volta nel legame uomo-natura che questo popolo conserva da millenni.

Come abbiamo visto, il porpora è un latte che viene prodotto solamente dalle femmine dei Muricidi e, soprattutto, con lo scopo di proteggere la propria covata. Proprio come il caracol protegge la sua prole avvolgendola in un magico latte in grado di cambiare colore, così la donna mixteca avvolge il suo grembo nello stesso colore.

Queste gonne, così come gli altri prodotti tessili tipici della tradizione mixteca, vengono tutt’oggi tessute con la tecnica del telar de cintura.

Gli Ultimi Tintori di Porpora

Non bisogna essere né biologi né vivere in Messico per proteggere questo animale e la tradizione che mantiene viva. Ognuno di noi, nel suo piccolo, può fare la differenza.

Si può vigilare, si può essere più responsabili, si può fare ricerca, si può fare divulgazione (come sto facendo io in questo momento), si può finanziare.

Uno dei modi più diretti è sicuramente quello di acquistare manufatti in porpora da quelle stesse persone che si occupano di lavorarlo e proteggerlo, di fatto: gli ultimi re (e regine) del porpora.

Per acquistare prodotti in porpora 100% naturale e 100% tinti a mano, ci si può rivolgere direttamente ai tintori e alle tessitrici della cooperativa di tintoreros del caracol púrpura di Oaxaca.

Giornalmente, sulla pagina Facebook della cooperativa vengono mostrati nuovi prodotti fatti a mano e si ha la possibilità di contattare direttamente gli artigiani per acquistarli.

tessuto in porpora naturale e indaco

Posahuanco e gomitolo di cotone tinto in indaco naturale - foto di © Gaia Di Vita

Il Valore del Porpora Naturale

Nonostante gli sforzi da parte delle comunità di tintori per proteggere questo prezioso animale, gli esemplari di P. pansa sono diminuiti drasticamente rispetto al passato.

Per questo motivo e per l’enorme difficoltà di tutto il procedimento che sta a monte (tintura + tessitura), il prezzo dei prodotti in porpora 100% naturale è abbastanza alto e non si può pretendere di meno.

Habacuc e gli altri tintori autorizzati, affrontano un viaggio di più di 500 Km (andata e ritorno) per il Parco Nazionale di Huatulco in modo da tingere le matasse di filo bianco col porpora.

Quando si acquista un prodotto in porpora naturale, bisogna ricordarsi di una cosa fondamentale: oltre alle decine di ore di lavoro interamente manuale, non si sta acquistando solamente un oggetto ma, un pezzo di storia e di conoscenza millenaria.

Foto 1 | Habacuc Avendaño e sua moglie Socorro Lopez sono fra gli ultimi tintori di porpora di Pinotepa di Don Luis (Oaxaca, Messico) - foto di © Gaia Di Vita

Foto 2 | Dettaglio di blusa in cotone realizzata dalla signora Socorro con ricamo colorato in porpora naturale raffigurante la fauna marina della costa di Oaxaca, Pinotepa di Don Luis (Oaxaca, Messico) - foto di © Gaia Di Vita

Viaggio a Pinotepa de Don Luis: Incontro con i Maestri del Porpora

Quello che hai appena letto è il frutto di ciò che ho imparato durante un viaggio nel piccolo paesino di Pinotepa de Don Luis (Oaxaca, Messico).

Di quel giorno ricordo che ero agitatissima perché dovevo affrontare la mia prima intervista sui colori e, in una lingua che avevo appena cominciato a parlare (lo spagnolo).

L’intervista in programma non era questa ma, quella con Carolina, tessitrice mixteca di San Juan Colorado.

Le cose migliori accadono quando meno te lo aspetti ed è stato così che, mentre ero in macchina con Coti e suo marito Emigdio (i fantastici proprietari del Paziflora Hostal di Puerto Escondido, luogo meraviglioso in cui ho avuto il piacere di alloggiare per ben 7 mesi).

Senza che sapessi nulla, Coti era riuscita a organizzare un incontro last minute con Habacuc e la sua famiglia. Conosceva bene il mio progetto sui colori e non poteva farmi regalo migliore.

Porto quel giorno ancora nel cuore, così come porto nel cuore Coti, Emigdio e tutta la loro splendida famiglia.

Habacuc, Socorro e tutta la loro famiglia sono stati di una gentilezza incredibile. Nonostante sia piombata in casa loro dal nulla, sono stati super disponibili, spiegandomi e mostrandomi tutto ciò che potevano e, senza chiedere nulla in cambio (cosa che non do affatto per scontata).

Grazie di cuore❤️

Gaia

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Gaia Di Vita

Laureata all’Accademia di Belle Arti, ho lavorato come visual merchandiser per un’azienda del fast fashion. Nel 2021 decido di mollare tutto e iniziare un viaggio zaino in spalla per documentare gli usi e costumi di popoli e culture lontane.