Colore Rosa: Significato e Storia dall’Antichità a Oggi

Simbolo di allegria, giovinezza e femminilità, ma anche di lussuria e ribellione. Colore da maschi e poi da femmine, la storia e il significato del Rosa è da shock-ing!

Il colore rosa ha un significato ricco e complesso che si è evoluto nei secoli. Oggi è associato principalmente alla femminilità e alla dolcezza, ma la sua storia rivela che per secoli è stato un colore maschile, simbolo di forza e virilità.

In questo articolo esploreremo l’evoluzione del rosa dall’antica Grecia fino ai giorni nostri, scoprendo come la sua simbologia sia cambiata radicalmente nel corso del tempo.

📝 Indice

L'assenza del Rosa nella Preistoria

Le uniche tracce di colore che abbiamo di quest’epoca, provengono prevalentemente dall’arte rupestre.

E di pigmenti rosa, non ci sono giunte testimonianze.

Questo potrebbe voler dire almeno 4 cose:

  • i nostri antenati non lo consideravano 
  • non si sapeva come produrlo 
  • la pittura ha cambiato aspetto nel corso del tempo
  • non ne è rimasta traccia.

Ogni risposta potrebbe essere valida, come nessuna di queste. In ogni caso, ciò che oggi sappiamo sul rosa nella Preistoria è pari a zero. 

Quindi, andiamo avanti!

Antica Grecia e il primo Vero Rosa

Delle prime tracce di rosa iniziano ad apparire in reperti provenienti dall’Antica Grecia del IV – III secolo a.C.

Si tratta di dipinti (per l’abbigliamento è ancora presto) scoperti in Macedonia che per la prima volta contengono dei:

…rosa veramente rosa, e non rossi più o meno chiari o arancioni tendenti al color carne, come quelli che si osservano su alcuni vasi le cui figure hanno assunto, con la cottura, sfumature simili a quelle dei mattoni o delle tegole.

Ma come venivano realizzati questi “rosa antichi”?

I greci utilizzavano due metodi.

1. La mescolanza sottrattiva, unendo polveri naturali bianche e rosse.

I bianchi erano ottenuti da:

  • gesso 
  • caolino (chiamato anche argilla bianca) 
  • calcare
  • biacca (carbonato basico di piombo)

I rossi da:

  • ocra rossa (minerale terroso a base di ferro)
  • ematite (minerale ricco di ferro)
  • garanza (ottenuta dalla pianta della Robbia)
  • porpora (ottenuta da alcuni molluschi del genere Murex)
  • chermes (ottenuta da un insetto, il Coccus ilicis)
pigmenti bianchi e rossi per ottenere il rosa

Colorantii bianchi e rossi dai quali si poteva ottenere per mescolanza il rosa - grafica di © Gaia Di Vita

2. La mescolanza ottica. Si tratta di una tecnica pittorica dove i colori non vengono mescolati fra loro sulla tavolozza, ma stesi a piccole pennellate una vicina all’altra (ad esempio, alcune rosse e altre bianche) per dare al nostro occhio l’illusione di un terzo colore (in questo caso, il rosa).

🔎 MESCOLANZA OTTICA

Pochi sanno che la mescolanza ottica non fu inventata dalle correnti artistiche di fine’800, ma era già nota agli antichi greci e romani.

Rosa e il Colore dalla Pelle Umana

Tuttavia, lo scopo del rosa all’interno dei dipinti antichi era ricreare l’incarnato umano.   

Il gusto per la figura umana, le scene di nudo e i ritratti, ha un boom in epoca romana. Lo dimostrano le decorazioni pittoriche delle ricche ville patrizie del I secolo a.C.

Gli artisti sperimentano nuove tecniche e nuove mescolanze colori per riprodurre in modo sempre più preciso le sfumature della carnagione.

Il rosa in questo contesto ne esce vincitore.

Per ricreare il colore della pelle venivano mescolati alla biacca dei pigmenti rossi come:

  • la sinopia, una terra argillosa ricca di ossido di ferro, dalla quale si ottenevano sfumature di rosa opache ed economiche
  • il realgar, un solfuro di arsenico naturale già noto agli egizi
  • il cinabro, un solfuro di mercurio naturale, estratto in Spagna nelle miniere di Almadén.

Con il relegar e il cinabro si ottenevano rosa più lucidi e vibranti, ma anche più cari e tossici.

🔎 ROSSO POMPEIANO

Il cinabro è uno dei pigmenti rossi più utilizzati nelle ville di Pompei, chiamato per questo “rosso pompeiano”. Nonostante avessero a disposizione diversi pigmenti come ematite, ocra rossa e minio, molti committenti sceglievano apposta quelli più costosi per rimarcare il loro status sociale. Per intenderci: il cinabro era 15 volte più caro rispetto all’ocra rossa, tanto che il suo prezzo arrivò a eguagliare quello del prezioso blu egizio!

Ritratto donna Fayuum

Ritratto funebre di donna anziana, da Fayyum (Egitto) 150 d.C. - foto da www.wikimedia.org

Il colore della carnagione era diventata una sorta di ossessione per i pittori dell’epoca, tanto da creare una “gerarchia cromatica” del rosa all’interno dei dipinti.

Le donne erano sempre rappresentate con una pelle chiara, liscia, con qualche accenno di trucco rosso per evidenziare guance, labbra e (nei nudi) anche i capezzoli. La carnagione degli uomini era più scura, ruvida e aranciata. I toni più scuri di tutti erano utilizzati per ritrarre gli schiavi. 

Per dare un effetto ancora più verosimile al colore della pelle, i pittori ombreggiavano e velavano i dipinti con Blu Egizio o Terra Verde, perché:

Ogni pelle è unica e il suo colore non dipende solo dalla qualità e dalla quantità di melanina che contiene, ma anche dall'età, dal sesso, dalla latitudine, dal clima, dallo stile di vita, dalle malattie, dall'alimentazione e così via. Questo colore inoltre non è né statico né uniforme. Muta in superficie e cambia aspetto in base all'orientamento della luce.

Il Rosa delle Sete Orientali

A partire dal Medioevo, il rosa comincia la sua vera ascesa.

Nell’arte bizantina questo colore viene ancora più apprezzato rispetto all’arte romana. 

I mosaici e le miniature provenienti dall’Impero romano d’Oriente, ritraggono spesso personaggi vestiti di rosa.

Miniatura rosa: Evangelista Marco intento a scrivere

Miniatura raffigurante Marco evangelista contenuta nel Codex Wittekindeus (Berlino) 970-980 circa - foto da "Rosa. Storia di un colore" di © Michel Pastoureau

Il motivo?

Probabilmente la vicinanza geografica e i contatti commerciali con le civiltà orientali. 

Nella cultura indiana o cinese, ad esempio, la tradizione per i colori nel campo tessile includeva sfumature diverse e originali rispetto a quelle utilizzate nella tradizione greco-romana o barbarica. 

Uno dei colori che spiccava nel guardaroba orientale, era sicuramente il rosa, che grazie alla via della seta, entra a far parte della moda europea.

Vestito in seta rosa indiana

I tessuti orientali pregiati, come quelli in seta, spopolano durante il Medioevo - foto da www.pexels.com

La Moda del Rosa nel Medioevo

La Prammatica delle vesti delle donne fiorentine, un importantissimo censimento datato 1343-45, ci mostra come la moda del rosa partì probabilmente nella Firenze degli anni ‘20 e ‘40 del XIV secolo, spostandosi poi a Milano, Venezia, Francia e Inghilterra.

Per replicare le sfumature di rosa dei tessuti orientali, i tintori fiorentini hanno a disposizione coloranti rossi ottenuti da:

  • garanza (o robbia) – ottenuta dalle radici della Rubia tinctorum, dava rosa opachi e spenti
  • chermes (o kermes) – ottenuta dall’insetto Coccus ilicis, più caro della garanza, dava rosa vivaci e luminosi
  • oricello – ottenuto da alcune specie di licheni come la Roccella fuciformis, dava dei rosa violacei
  • brasileum – ottenuto da legni rossi del genere Cesalpinia, è il colorante più costoso e dava sfumature di rosa aranciate
Piante tintorie rosse e pigmenti

Alcuni coloranti rossi di origine vegetale (Rubia tinctorum, Roccella fuciformis e Cesalpinia sappan) e animali (Coccus ilicis) dai quali si ottenevano sfumature rosse, rosa e viola - grafica di © Gaia Di Vita

Fu proprio il brasileum (un legno di colore rosso proveniente dalle Indie), a incrementare l’uso del rosa negli ambienti principeschi di tutta Europa.

E, come spiega lo storico del colore Michel Pastoureau:

…più che le donne, sono gli uomini a volersi vestire con questo nuovo colore venuto da lontano e considerato delicato, raffinato e un po' misterioso.

Considerando che all’epoca la simbologia di un colore dipendeva da una valutazione di tipo morale, il rosa era un colore amato proprio perché carico di virtù e significati positivi.

Oltre ai tessuti, un’altra “new entry” che contribuì ad aumentare l’amore per il rosa nell’Europa continentale, fu l’introduzione di nuove varietà di rose. Prima del Medioevo le uniche varietà di rose coltivate nel nostro continente erano bianche, rosse e gialle. Le Crociate e i continui andirivieni dal Medio Oriente, contribuirono a colorare i giardini d’Europa di nuove varietà come la bellissima rosa di Damasco.

Le rose di Eliogabalo

Le rose di Eliogabalo, dipinto di Lawrence Alma-Tadema (1888) raffigura l'episodio secondo cui l'imperatore Marco Aurelio Antonino Augusto durante una cena fra amici fece aprire un contro soffitto dov'erano ammucchiati chili di petali di rosa, inondando la stanza di petali e uccidendo per soffocamento alcuni invitati.

Brasileum: il Rosa del Nuovo Mondo

La corsa al rosa prosegue, grazie anche all’evento che segnerà proprio l’inizio di quest’epoca: la scoperta del Nuovo Mondo.

Nei territori del sud, i conquistadores portoghesi scoprono degli alberi con le stesse caratteristiche di quelli provenienti dalle Indie e dai quali si otteneva il costoso brasileum.

Gli alberi del Nuovo Mondo però avevano caratteristiche più vantaggiose come: proprietà tintorie più alte e un costo di manodopera e trasporto inferiori. Ciò ovviamente incrementò l’utilizzo di questo colorante nelle tintorie e di conseguenza nella moda.

Verso il 1750 la fama del rosa era tale da trasformare questo colore in un vero status symbol. Gli aristocratici utilizzavano le tonalità più delicate per distinguersi dalle classi medie.

@colorpacker_ 🦩 Sapevi che esiste un PAESE ROSA? Non è uno scherzo. Anche se fino a 5 secoli fa ignoravamo la sua esistenza. Così come ignoravamo il rosa come colore. Il nome “rosa” infatti risale al 17° secolo. Prima era conosciuto con altri nomi… …e l’esploratore Pedro Alvares Cabral aveva in mente proprio uno di questi nomi quando nel 1500 sbarcò sulle coste di un nuovo e misterioso paese. Dove sarà sbarcato il nostro Pedrito? 👉 VIDEO COMPLETO sulla Storia del Rosa sul canale YouTube di Color Packer (link in bio) #rosa #colore #storia #colorerosa #curiosità #curiositàdalmondo #geografia #scoperte#divulgazione #divulgazionestorica #colorpacker ♬ suono originale - Color Packer

Etimologia della Parola Rosa

A questo punto rimaneva solo un problema da risolvere: dare a questo colore un nome.

Cosa?!

È vero, fin ora abbiamo parlato del rosa dando per scontato che i nostri antenati lo chiamassero in questo modo, ma in realtà non sarà così fino al XVII secolo.

L’aggettivo greco rhodados significava “simile alla rosa” e si riferiva solo al fiore, non a una sfumatura colore. Le parole latine roseus e rosaceus, si riferivano a una tipologia di rosso brillante, oppure al colore del make-up femminile.

La situazione cambia nel corso del 1400. A Venezia e Firenze, inizia a circolare il termine incarnato per descrivere il colore della pelle umana e le nuove sfumature di rosa ottenute nelle tintorie. Tuttavia la parola incarnato non bastava a ricoprire tutte le sfumature di rosa, ma solo quelle sporcate di giallo come i rosa pesca.

Tanto per complicare le cose, qualche secolo dopo la stessa parola cambierà di significato, indicando sfumature sempre meno rosa e sempre più rosse, come la carne appena tagliata. 

Il passaggio dalla parola incarnato alla parola rosa, fu graduale e si ebbe alla corte di Francia grazie alla crescente passione per le rose, le stoffe e l’arredamento lanciata dalla celebre Madame de Pompadour alla quale fu dedicata una sfumatura di rosa-lilla: il rosa Pompadour.

Sembra che la favorita di Luigi XV:

…amava associare questi nuovi rosa ai blu «celesti» (azzurri) e «colombini» (grigio-azzurri).

🔎 ROSA A CORTE

Simbolo di allegria, giovinezza e dolcezza: il rosa nelle corti e negli ambienti aristocratici del XVIII secolo non vestiva solo le donne ma, anche gli uomini. A dimostrazione che: “i tempi” e “le mode” cambiano, e con esse anche la simbologia dei colori.

Uomo vestito di rosa

Ritratto di Charles Joseph de Ligne, militare e nobile belga vissuto nel XVIII secolo. L'artista, Josef Kreutzinger lo raffigura con il suo colore preferito: il rosa - foto da "Rosa. Storia di un colore" di © Michel Pastoureau

L'Invenzione del Magenta e Shocking Pink

Fra il XIX e XX secolo, la moda del rosa sarà caratterizzata da sfumature sempre più decise e brillanti:

I rosa sfacciati e carichi di vita divennero popolari tra le donne forti e di carattere. Era un colore molto amato dalla fashion editor Diana Vreeland, che amava definirlo «il blu navy dell’India».

Partì tutto nel 1859, quando il chimico François-Emmanuel Verguin, scoprì casualmente un colore a metà tra il rosso e il viola, mescolando dell’anilina con il cloruro di stagno. Inizialmente lo chiamò fucsina, per la somiglianza con il fiore della fucsia, ma in seguito il nome fu cambiato in magenta, per onorare la sanguinosa battaglia da poco conclusa alle porte di Milano.

Anche la creazione dell’iconico Shocking Pink nel 1937, fu opera del caso. La stilista Elsa Schiaparelli era alle prese con la progettazione del suo profumo quando incontrò l’ereditiera Daisy Fellowes. La donna in quell’occasione indossava il Tête de Bélier, un diamante rosa da 17 carati, che lasciò la stilista senza fiato:

Il colore mi balenò davanti agli occhi come un lampo. Brillante, impossibile, impudente, gradevole, energico, come tutta la luce, tutti gli uccelli e tutti i pesci del mondo messi insieme, un colore proveniente dalla Cina e dal Perù, non occidentale; un colore “shocking”, puro e non diluito.

Il Rosa nel '900: dal Triangolo Rosa a Barbie

Negli anni ’30-’40 del XX secolo, il rosa finì purtroppo anche nel mirino dei nazisti. Nei campi di concentramento i prigionieri indossavano una divisa sulla quale veniva cucito un triangolo colorato. Gli omosessuali erano identificati con un triangolo rosa (rosa Winkel).

🔎 ROSA WINKEL

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il rosa Winkel è stato ripreso dalla comunità gay come simbolo di resistenza e memoria. Negli anni ’70 e ’80, è diventato un emblema della lotta per i diritti civili, contribuendo alla nascita dell’iconografia arcobaleno che oggi rappresenta l’orgoglio LGBTQ+.

Con i movimenti femministi degli anni ’50 si fa largo un altro rosa iconico: il rosa Barbie. Lanciata sul mercato dei giocattoli nel 1959, la bambola Barbie indossava abiti bianchi e neri. Negli anni ‘70 il suo guardaroba si tinge di rosa, un rosa sobrio che col tempo si carica di viola, diventando il fucsia che conosciamo oggi.

Rosa Barbie: significato del rosa nell'età contemporanea

Sempre negli stessi anni il rosa diventerà prerogativa delle bambine. Se fino a quel momento il colore poteva essere usato per vestire ambo i sessi, a metà del ‘900 inizierà ad essere usato solo sulle femminucce, lanciando una moda puramente consumistica che continua ancora oggi.

Rosa Contemporaneo: la Gulabi Gang

Mezzo secolo dopo, in India, il rosa viene scelto come colore per vestire i membri della Gulabi Gang. Si tratta di un movimento di attiviste nato nel 2006 nello stato dell’Uttar Pradesh. Il gruppo è composto principalmente da donne che lottano contro la violenza domestica, le ingiustizie di genere e la corruzione. Indossano dei sari rosa (gulabi in hindi) perché il colore simboleggia sia la femminilità che la ribellione.

Il Rosa Pantone della Biodiversità

Nel 2022 il colosso dei colori PANTONE, sceglie il rosa per celebrare la biodiversità del nostro Pianeta. In collaborazione con TEALEAVES lancia sul mercato il PANTONE Color of Biodiversity, ispirandosi a un pigmento rosa scoperto in rocce sedimentarie marine provenienti dal Bacino di Taoudeni, in Mauritania.

Il Colore Rosa Pantone Color of Biodiversity

Il PANTONE Color of Biodiversity, tonalità di rosa ispirata a fossili molecolari della clorofilla, prodotti da antichi organismi fotosintetici che abitavano un antico oceano ormai scomparso - foto da www.pantone.com

Sul rosa ci sarebbe ancora molto da dire sia in occidente che in altre parti del mondo.

Spero per il momento di avervi fatto scoprire tante curiosità su questo splendido colore. 

Gaia

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Gaia Di Vita

Laureata all’Accademia di Belle Arti, ho lavorato come visual merchandiser per un’azienda del fast fashion. Nel 2021 decido di mollare tutto e iniziare un viaggio zaino in spalla per documentare gli usi e costumi di popoli e culture lontane.