Sono anni che sogni di viaggiare da sola ma, la paura ti blocca.
E se mi succede qualcosa? E se mi fanno problemi per il visto? E se mi perdo?
No dai, poi non so nemmeno parlare inglese, non posso.
Bene, quando hai finito di raccontarti le solite scuse, possiamo cominciare.
Ti avviso esploratrice, oggi potrei essere un po’ dura con te ma, tranquilla, mai quanto lo sono stata con me stessa per 28 anni.
Vedi, quelle domande che hai appena letto, non sono domande retoriche. Quelle domande sono esattamente quelle che la sottoscritta si è raccontata per tutta la vita. Ogni desiderio di partire, fare e disfare, si concludeva sempre con la stessa frase:
Ma dove devo andare se non so l’inglese?!
Non l’ho imparato in anni e anni di scuola, come potrei mai impararlo adesso?
Sai che c’è esploratrice? C’è che tutte quelle domande e affermazione auto sabotanti erano il frutto della mia immaginazione e siccome non voglio che anche tu ti faccia condizionare e bloccare dalle stesse balle, oggi vorrei raccontarti un pezzettino della mia storia.
Oggi voglio raccontarti quel tipo di storia che avrei voluto leggere prima di partire e tutte le volte che durante il viaggio sono scoppiata in pianti infiniti per la frustrazione e quell’enorme senso di inadeguatezza che nasce quando sei da sola, in un paese straniero, e non riesci a comunicare.
Voglio raccontarti di come alla fine, tra mille peripezie, figuracce e cuori spezzati, sono riuscita in pochi mesi ad imparare una lingua che mi ha fatta dannare per anni perché, voglio con tutto il cuore che tu oggi smetta di raccontarti scuse, faccia quel biglietto e ti dia la possibilità di andare oltre le tue paure.
📝 Indice
Parlare Inglese: una Mission (quasi) Impossible
Se ancora non l’avessi capito, io ero il classico caso perso.
L’inglese con me non ne ha mai voluto sapere sin dai tempi della scuola elementare (e la cosa era reciproca). L’unico ricordo che mi ha lasciato in quegli anni è stato insegnarmi come chiamare il mio animale preferito: lo sloth ovvero, il bradipo e contro ogni mia aspettativa, 20 anni dopo mi è pure servito! (fra poco ci arriviamo).
Alle medie peggio che peggio. A la mia migliore amica a quei tempi, parlava un’inglese più che perfetto, l’aveva dovuto imparare bene da piccolissima perché fu il suo unico modo di comunicare per anni quando i suoi si trasferirono dal Bangladesh all’Italia. Lei sapeva tutte le canzoni dei Blue a memoria, io già tanto se mi ricordavo i nomi della band.
Alle superiori avevo il 4 fisso.
All’università invece, ricordo che inglese è stato l’ultimo esame che ho dato prima di laurearmi (e conta che era una materia del primo anno!).
Finita la scuola e messi al rogo tutti i libri di grammar (scherzo) pensavo di essermi finalmente tolta dalle scatole l’inglese…e invece no! Come potevo dato che lavoravo per un’azienda internazionale che ogni tanto mi spediva a fare formazione a nuovi team di visual merchandiser anche all’estero? E lì sono ricominciate le grane; tutte le insicurezze e la frustrazione accumulate durante gli anni della scuola, puff! sono tornate a galla.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso però, si è materializzata quando mi sono fidanzata con G., la mia nemesi, un ragazzo che non solo parlava benissimo inglese ma, di lingue ne parlava ben quattro!
Per mesi gli ho nascosto la mia “falla” finché un giorno, presa più dal senso di colpa che dal senso di inadeguatezza, gli ho detto:
“G. ti devo dire una cosa e mi vergogno molto…non so parlare inglese“.
G. rimase in silenzio per circa 5 secondi, durante i quali ho pensato “Ok, adesso o mi manda a cagare, oppure, mi prenderà sicuramente per il culo”. Invece, no. Comprese la situazione e fu proprio grazie a quel ragazzo che mesi dopo presi la decisione di partire.
L'inglese nel paese della Pura Vida
Giugno 2021: parto per la Costa Rica.
Ricordi prima, quando ti dicevo che l’unica nozione d’inglese che mi è rimasta impressa delle elementari era il nome del mio animale preferito (il bradipo)? Bhe, indovina di quale paese il bradipo è animale nazionale? Esatto, proprio la Costa Rica! (fra l’altro, è diventato ufficialmente animale nazionale del paese a Luglio 2021, ha aspettato il mio arrivo🤣).
La prima settimana nel paese della Pura Vida ho fatto l’eremita. Nonostante fossi in un ostello, dividessi la camera con altre 9 persone e ovunque andassi ero sempre circondata da decine di ragazzi e ragazze provenienti da tutto il mondo che non vedevano l’ora di fare amicizia io, piuttosto di fare figure di merda, preferivo passare le mie giornate isolata da tutti, come solo un vero passero solitario sa fare, finché…finché non è arrivato B.
Google Traduttore: la Salvezza?
Su B. potrei scrivere un intero articolo a parte ma, oggi ti racconterò l’essenziale.
B. era un mio compagno di dormitorio, un ragazzone americano che, dopo essere stato nei Marines per 4 anni si stava godendo un po’ il mondo prima di iniziare l’università.
Come me stava viaggiando da solo ma, a differenza della sottoscritta, non si faceva alcuno scrupolo a comunicare con il prossimo, anzi…
Erano circa le 6 di sera, ero nel dormitorio e mi stavo preparando per andare a mangiare un boccone al volo (rigorosamente da sola perché, sia mai che qualcuno ti rivolga la parola Gaia).
Quella sera decido di tirarmi a lucido, ne avevo bisogno dopo una giornata rinchiusa nel co-work dell’ostello, così metto un top rosso che, in Italia non avevo quasi mai indossato perché, da persona timida, il rosso ho sempre fatto fatica a portarlo eppure, quella sera mi andava di vestirmi di rosso.
Mai avrei pensato che, proprio grazie a quel colore, avrei fatto uno degli incontri migliori della mia vita.
Stavo per finire di sistemarmi i capelli quando si avvicina B con il quale non avevo mai parlato prima che, con quell’adorabile sfacciataggine tipica dei backpacker che sanno quanto il tempismo sia essenziale perché, oggi ci sono domani chissà in quale città sarò, mi chiede subito:
“Hey, stai andando a cena da sola? Se vuoi posso farti compagnia!”
(E che fai amica, dici di no a un Marines?)
Per quanto fossi assalita dal panico perché per me era stato già tanto dirgli il mio nome costruendo una frase di senso compiuto, volevo conoscerlo.
E qui arriva il bello.
Le mie paure si stavano materializzando.
Ero a cena con un ragazzo che non parlava la mia lingua e non avevo la più pallida idea di come cavarmela senza uscirne da perfetta idiota. Ero talmente imbarazzata che continuavo a sfoggiare i miei sorrisi migliori (anche se internamente piangevo😭) per non dare a vedere il disagio, finché B. (che scemo non era) mi dice:
“Tu sorridi sempre perché non stai capendo nulla di quello che dico, vero?”
Dopo quella frecciatina decido che è il caso di correre ai ripari e che è meglio utilizzare il buon vecchio Google Traduttore. Da quel momento la nostra cena si trasforma in un romanzo epistolare: io scrivevo sul mio telefono ciò che volevo dire, lui leggeva e poi scriveva la risposta sul suo, e così via.
Sul momento è stato tutto abbastanza imbarazzante e, a tratti, frustrante (sai, scrivere con l’altro che ti fissa, aspettare che legga e ti scriva la risposta) ma, se ci ripenso adesso la scena mi fa molto ridere.
Comunque, con B. alla fine è andato tutto alla grande e col passare delle ore siamo arrivati ad intenderci perfettamente anche solo con gli sguardi e con i gesti.
Sai, noi italiani all’estero veniamo sempre un po’ derisi per il nostro modo di gesticolare ma, ti svelo un segreto: quel gesticolare è stata una delle cose che quella sera mi ha salvata e mi ha permesso di conquistare quel bel Marines.
Quando pensiamo alla comunicazione pensiamo sempre alla parola quando, in realtà, esistono dei linguaggi molto più potenti: i cosiddetti linguaggi non verbali (o paraverbali), come il linguaggio del corpo o quello dei colori.
Ho sempre sostenuto che i colori siano un mezzo di comunicazione potentissimo (e in realtà non lo dico solo io, ci sono molte ricerche che lo confermano) ma, qualche giorno dopo ne ho avuto la conferma.
B mi confessò che il motivo per il quale mi chiese di uscire fu proprio per il mio top rosso perché, il rosso era il suo colore preferito.
Questo mi ha insegnato che, quando non riusciamo ad aprirci al mondo, per paura, per timidezza, perché non si conosce una lingua, possiamo lasciare che siano i colori a farlo al posto nostro. Quella sera, come ti dicevo prima, avevo proprio voglia di indossare qualcosa di rosso e non per caso.
Il rosso è il colore dei colori, tanto che in molte lingue la parola “rosso” e la parola “colore” sono sinonimi. E’ quel colore che ci fa subito notare (infatti viene usato moltissimo nel marketing e nella comunicazione, basti pensiare ai cartelloni rossi dei saldi o ai bottoni rossi sui siti web). Il rosso sta dicendo: sono aperta al mondo, voglio fare amicizia, voglio parlare, voglio essere notata e credimi, il tuo interlocutore lo capisce e, se è intelligente, prenderà la palla al balzo😉
Inglese, Colori e Rainforest
Dopo qualche settimana io e B. ci dobbiamo dire addio.
Io mi dirigo a nord della Costa Rica, ad esplorare la rainforest, lui torna negli States per iniziare l’università.
Luglio 2021: arrivo a Monteverde, nel cuore della foresta pluviale e nel nuovo ostello decido di riprendere la stessa routine di sempre: isolarmi, pur di non affrontare il mio demone (l’inglese).
Dopo la prima settimana passata chiusa fra le quattro mura del co-work a lavorare al mio nuovo progetto sui colori, sento una vocina dietro di me:
“Ciao, posso chiederti cosa stai facendo? Ti vedo sempre lavorare con i colori e mi hai incuriosita molto”.
Quella vocina non ero io che stavo impazzendo ma, era C, una ragazza canadese che passava anche lei gran parte delle giornate chiusa nel co-work a lavorare al pc.
Mi è sembrata subito una ragazza interessante, solare, gentile e davvero disponibile così, decido di buttarmi dicendole però la verità:
“Non so parlare bene inglese quindi, perdonami se farò fatica a capirti e a farmi capire”.
C sorride e mi dice di stare tranquilla, che non è assolutamente un problema e che comunque lei parla 4 lingue, fra cui spagnolo e francese, quindi in qualche modo mi avrebbe capita.
Ancora non sapevo chi avevo davanti ma, sentivo che quella ragazza mi avrebbe lasciato qualcosa di buono, un po’ come aveva fatto B e infatti, non mi sbagliavo.
Iniziamo, in qualche maniera, a parlare. Lei mi racconta di essere una web designer che si occupa di creare siti web e penso: cavoli, cade proprio a fagiolo! Devi sapere che proprio in quel periodo inizio a maturare l’idea di volere un mio sito web ma, non avendolo mai fatto prima, non sapevo proprio da dove partire, bhè, è stata C ad insegnarmi le basi.
Io le racconto del mio lavoro come colour consultant e lei se ne innamora subito, tanto che non mi lascia nemmeno finire di parlare e mi chiede quando posso farle l’analisi (senza volerlo avevo trovato la mia prima cliente oltreoceano).
L’analisi del colore era prevista già per il giorno dopo ed io volevo sprofondare. Non potevo tirarmi indietro, sia perché volevo sdebitarmi con lei per la gentilezza mostrata nell’insegnarmi a creare un sito web, sia perché volevo mettermi alla prova, prima o poi avrei dovuto iniziare a lavorare come colour consultant in giro per il mondo, quella era un’occasione d’oro per fare pratica.
Ho fatto fatica? Sì, ho sudato 7 camicie ma, ne è valsa la pena. Non solo avevo fatto scoprire ad una ragazza i suoi colori e come utilizzarli per rendersi ancora più attraente agli occhi del mondo (e dei suoi potenziali clienti) ma, avevo realizzato la mia prima seduta di Analisi del Colore tutta in inglese!
Ancora una volta, i colori erano venuti in mio soccorso, fungendo da tramite fra la mia paura e la mia voglia di emergere; ancora una volta i colori erano stati il mio trampolino di lancio.
Italiani all'Estero
Con le lacrime agli occhi saluto C. che doveva andare in Florida dal suo boy, la ringrazio per i preziosi consigli e per l’enorme pazienza avuta con il mio pessimo inglese e proseguo il mio viaggio.
Agosto 2021: dalla Costa Rica mi trasferisco in Messico.
Ero convinta che dopo l’esperienza positiva sia con B. che con C. mi sarei sciolta ed avrei iniziato a parlare inglese più spesso con le persone che incontravo negli ostelli e, sempre meglio ma, non è andata così.
La paura di fare errori e di essere giudicata era ancora troppo forte così, mi circondo delle uniche persone con le quali potevo sentirmi al sicuro: italiani.
Molti viaggiatori sconsigliano di fare amicizia con altri italiani quando sei all’estero e, ti dirò, sono d’accordo ma, fino a un certo punto.
E’ vero, se vuoi migliorare il tuo inglese è meglio passare più tempo con persone di altre nazionalità ma, quando viaggi sa sola, avere qualcuno che proviene dalla tua stessa terra e ti comprende al 100% è come una ventata di aria fresca.
Il mio errore è stato passare del tempo esclusivamente con italiani e parlando esclusivamente italiano. Anche quando si univano a noi persone di altre nazionalità mi rifiutavo di parlarci direttamente, lasciavo sempre che qualche amico/a traducesse al posto mio. Quello mi ha fregata tantissimo.
Arriva Dicembre e come ogni fine dell’anno si iniziano a fare i bilanci.
Mi sentivo davvero a terra perché, dopo 6 mesi in viaggio non ero ancora riuscita a superare la mia paura dell’inglese. Erano passati 6 mesi e lo parlavo ancora come il primo giorno: zero ma, proprio quando stavo per gettare la spugna, accadde qualcosa di inaspettato.
Color Memory: meglio delle Flash Cards
Dicembre 2021: inizio a lavorare ancora più seriamente al mio sito web. In quel periodo ero molto concentrata sulla creazione delle palette colori, divise per stagioni, da consegnare ai miei clienti dopo l’analisi del colore.
Per chiunque lavora in maniera professionale con i colori, sa che il punto di riferimento a livello mondiale è Pantone.
Pantone è un’azienda statunitense che si occupa di catalogare i colori dando loro dei codici e dei nomi.
Amo il loro concept ed amo utilizzare il loro Colour System, così mi metto a spulciare il loro catalogo online in cerca delle sfumature perfette per ogni palette ma, qualcos’ altro cattura la mia attenzione.
Devi sapere che Pantone ha dato ai suoi colori dei nomi davvero particolari; alcuni sono nomi semplici che si utilizzano già nel mondo della moda e delle belle arti come: giallo miele, verde foresta, rosso pomodoro, la maggior parte però ha dei nomi davvero insoliti come: Florida Keys, sugar swizzle, meerkat.
Da persona curiosa non potevo ignorarli, così, mentre catalogavo sfumatura dopo sfumatura, sfogliavo il dizionario e facevo ricerca su Google per capire il significato nascosto di ogni singolo colore.
Senza accorgermene stavo imparando decine e decine di vocaboli nuovi in inglese ma, non finisce qua!
La curiosità mista alla mia passione per i colori, stavano schiacciando le mie paure così, quando non riuscivo a tradurre un nome (perché ti garantisco che alcuni sono “cose” così assurde) facevo l’unica cosa che mi rimaneva da fare: chiedere.
A quel tempo lavoravo dalla cucina dell’ostello, l’unico posto in cui il wifi prendeva bene e in cui c’erano delle prese elettriche per caricare il pc. Se vuoi fare amicizia, le cucine degli ostelli sono il luogo migliore perché c’è sempre qualcuno. Così, senza ansia da prestazione o la paura di essere giudicata, inizio a chiedere aiuto a dei madrelingua:
“Ciao, conosci questa parola? Potresti aiutarmi a capire il suo significato?”.
Molte volte nemmeno loro sapevano rispondermi perché si trattava di nomi di animali o luoghi esotici, oppure di qualche slang. Ero passata dall’essere quella che se ne stava sempre in disparte ed evitava di aprire bocca pur di non fare figuracce ad essere la rompiballe di turno che faceva ottomila domande al secondo.
Quella è stata la svolta.
Da quel momento non ho più smesso perché ho capito che il miglior modo per imparare è chiedere.
Tante di quelle persone sono diventati amici e sapendo che ero alle prime armi, sfruttavano ogni occasione per insegnarmi qualcosa di nuovo ed utile. Mentre cucinavamo ad esempio, mi insegnavano tutta la terminologia da utilizzare ai fornelli (nomi di cibi, elettrodomestici, verbi, ecc). Da lì ho iniziato a passare più tempo con loro, ad andare al mare insieme, a prenderci un cocco fresco, a passare le serate a parlare di progetti di vita.
Ero solo all’inizio e facevo ancora molta fatica a capire ogni singola parola e spesso mi perdevo nei discorsi, chiedevo di ripetermi una frase ma in maniera più semplice e tiravo ancora fuori il traduttore se incappavo in qualche nuova parola ma, la cosa importante era essermi finalmente sbloccata dalla paura del giudizio. Da lì sapevo che la strada sarebbe stata solo in discesa e, così è stato.
Ancora una volta i colori mi avevano aiutata.
Lì avevo capito che quando hai una passione e quando fai le cose per passione, la paura cessa di esistere, l’ansia cessa di esistere, perché la passione è un fuoco che arde così forte da incenerire ogni nemico.
Tu Vuò Fà l'Americano
Gennaio 2022, mi ci sono voluti 6 mesi, ma finalmente superola paura di parlare inglese ma, faccio ancora molta fatica a parlarlo e a capirlo in più, molte delle persone con cui avevo legato le settimane precedenti erano pian piano partite per tornare nei propri paesi o per continuare il loro viaggio.
Mi stavo di nuovo isolando quando una sera, mentre stavo riempiendo la mia borraccia nella cucina dell’ostello, sento un’inconfondibile accento americano che mi dice:
“Bella quella maglietta di Star Fox!”
Era M., un nuovo ragazzo dell’ostello che veniva dal Colorado. Rimango sorpresa perché davvero pochi conoscono quel videogioco degli anni ’90, soprattutto i ragazzi giovani. Ci presentiamo e scambiamo quattro chiacchiere ma, per la stanchezza, non ci mettiamo a fare grandi discorsi e, visto il mio livello d’inglese penso che vada bene così.
I giorni successivi M. prova ad interagire con me, facendomi domande, offrendomi il caffè ma, più lui cercava di essere carino e gentile, più io mi ritraevo a riccio.
Avevo capito una cosa in quei mesi di viaggio. Quando parli inglese con qualcuno che come te lo parla come seconda lingua (un tedesco, un francese, un olandese, ecc) è molto più semplice capire ciò che ti sta dicendo perché anche lui/lei tenderà come te ad utilizzare parole semplici e con dei suoni più europei (dopotutto proveniamo tutti dallo stesso bacino linguistico).
Quando invece parli inglese con un britannico o un americano: apriti cielo. Le pronunce, i suoi, sono dannatamente diversi. Capivo meno della metà delle cose che mi diceva. Quindi, ciò che mi venne istintivamente da fare fu: smettere di dargli corda e, non perché volessi snobbarlo o non mi piacesse (anzi, in verità mi stavo prendendo una bella cotta) ma, perché preferivo evitare di fare troppe figuracce.
Più passavano i giorni e più lo snobbavo, ovviamente a lungo andare anche lui smise di darmi retta ( ovvio, visto come lo stavo trattando). Un giorno decido di affrontare l’argomento con A., una ragazza svizzera con la quale dividevo la stanza d’ostello ormai da 1 mese e con la quale eravamo diventate super amiche. A., nonostante parlasse inglese perfettamente e con tutti, mi confessò che anche lei a volte faceva fatica a capirlo ma, che quando ciò accadeva, glielo faceva presente e lui aggiustava il tiro. Mi disse anche che secondo lei dovevo buttarmi perché era sicura che avrebbe apprezzato.
Così una sera, non so con quale coraggio, decido di sedermi al suo stesso tavolo e con la stessa faccia tosta che B. aveva avuto con me mesi prima, lo invito ad uscire. Accetta e la mattina dopo andiamo a fare colazione insieme. L’ansia che avevo era indescrivibile, perché questa volta ero stata io ad invitare qualcuno, quindi si aspettava sicuramente che io guidassi la conversazione. Ci provo, inizio a parlare e dopo 2 minuti e l’ennesima parola che non mi veniva in mente tiro fuori Google Traslate ma, M. mi ferma subito:
“No Gaia, metti via il traduttore!”
Prova a spiegarmi a tuo modo quella parola, sono sicuro che ti farai capire benissimo.
Volevo sotterrarmi ma, alla fine quel consiglio si rivelò molto utile.
Avevo sempre la tendenza ad utilizzare il traduttore non appena ero in difficoltà ma, provare a spiegare una parola o un concetto, semplificandolo al massimo, con le conoscenze che abbiamo a disposizione e aggiungendoci un po’ di mimica, è molto più produttivo per noi e molto meno frustrante per il nostro interlocutore.
Quella mattina restammo a parlare per circa 2 ore e riuscì a capire tutto, senza usare il telefono! Scoprii che M. era un istruttore di rafting e che lavorava solo 6 mesi l’anno, il resto del tempo lo passava a viaggiare per il mondo. La colazione si trasformò in cena e quella che sembrava una semplice persona di passaggio si trasformò nel mio compagno di viaggio per i successivi 2 mesi.
Stare 24 ore su 24 a contatto con una persona madrelingua, ti fa fare il salto di qualità quando stai imparando una nuova lingua perché hai modo non solo di imparare nuovi vocaboli ma, soprattutto di imparare a riconoscere determinate sonorità che, come ti dicevo prima, per quanto riguarda l’inglese americano, possono essere davvero difficili per un italiano.
Con M. creammo un gruppo di amici, formato da persone di nazionalità tutte diverse. Ci siamo divertiti tantissimo insieme e passando 2 mesi tutti i giorni con loro ho sicuramente avuto modo di impratichirmi.
Per me e M. arrivò il momento di salutarci, ancora una volta era arrivato il fatidico momento dell’addio (ti avviso esploratrice, questa è una cosa alla quale ti dovrai abituare se hai intenzione di viaggiare, fa parte del gioco).
Spanglish
Aprile 2022: M. torna negli States ed io rimango nello stesso ostello con i nostri amici che erano diventati la mia famiglia.
Lì accadde qualcosa di assurdo, qualcosa per la quale non avrei mai scommesso neanche un centesimo.
Ero passata dall’essere quella che non spiaccicava parola perché sapeva parlare solo l’italiano all’essere…la traduttrice dell’ostello!
Devi sapere che l’ostello in cui alloggiavo in quel periodo era gestito da una famiglia messicana che non sapeva parlare molto bene inglese. Viceversa, la maggior parte dei backpacker che passavano di lì erano statunitensi o europei e, non sapevano parlare bene spagnolo.
Indovina chi ormai se la cavava bene con entrambe le lingue?
Esatto, io, la sfigata che non capiva nessuno e che meno di un anno prima era partita parlando solo italiano!🤣
Per me era una soddisfazione incalcolabile. Io che avevo sempre avuto difficoltà immense con le lingue straniere, non solo ero riuscita ad imparare l’inglese ma, in meno di un anno ero riuscita ad imparare piuttosto bene 2 lingue contemporaneamente!
Infatti fu proprio in quel periodo che cominciai a ricevere richieste su richieste per fare analisi del colore, sia in inglese che in spagnolo.
Vaniglia e Cioccolato
Maggio 2022: settimana dopo settimana anche la mia travel family si stava disgregando, ognuno stava prendendo strade diverse e proseguendo il proprio viaggio: V. andava a Città del Messico, N. partiva per il Guatemala, F. tornava in Germania.
Rimasi sola e, questa volta a che per riprendermi da tutti quegli addii troppo ravvicinati, decisi di isolarmi nuovamente. Per fortuna questa volta la “reclusione” durò poco perché il destino mi portò l’ennesimo incontro inaspettato.
Come sempre stavo lavorando al mio pc quando una sera una voce gentile si sollevò dal brusio dell’ostello
“Hey, perché non metti un po’ via quel pc e ti unisci a noi? Sto andando a comprare del gelato, lo vuoi?”
“Ok…per me vaniglia e cioccolato per favore!”
Quella voce gentile era di K., un ragazzo austriaco follemente innamorato dell’Italia. Come me veniva dall’Europa, quindi il suo tipo d’inglese era molto più simile al mio e infatti ci capivamo sempre benissimo, con lui mi sono potuta lanciare fin da subito in conversazioni più lunghe e complesse.
Decidiamo di viaggiare insieme per qualche settimana e, se con M. la convivenza era stata dura a causa dell’accento americano e del suo inglese super fast, con lui ero molto più tranquilla e non mi sentivo in soggezione perché, parlava più lentamente, non aveva una pronuncia perfetta e commetteva i miei stessi errori grammaticali.
K. mi confessò che, anche se adesso parlava l’inglese fluentemente, anni prima anche lui era stato nella mia stessa situazione.
“Sono uscito da scuola che sapevo a malapena dire come mi chiamavo.
Ho iniziato ad imparare l’inglese viaggiando.
All’inizio facevo fatica ma, siccome mi piace fare amicizia, non sopportavo l’idea di rimanere isolato dai discorsi degli altri.
Questo mi ha dato la spinta per imparare e l’ho fatto senza aprire un libro, semplicemente parlando con la gente che incontravo”.
Il periodo trascorso insieme in giro per il Messico penso sia stato il più bello della mia vita. Ogni giorno era un’avventura e pensavamo sarebbe stato sempre così ma, le cose si complicarono una volta tornati in Europa. Il Messico era stato un dolcissimo sogno, l’Europa invece somigliava più ad un’amara realtà.
Luglio 2022: mi trasferisco in Austria.
K. riprende il suo lavoro di sempre, con quei turni micidiali (a volte di 24 h consecutive) e io finisco per passare molto tempo sola. Per me era stato uno shock, dopo un anno sempre in viaggio tornare nel vecchio mondo ed ancora più scioccante passare da una routine, come quella degli ostelli, dove ero sempre circondata da persone, ad una in cui ero perennemente sola. Iniziarono le discussioni e, so che non crederai a quello che sto per dirti ma: se discutere da una parte mi ha spezzato il cuore, dall’altra ha dato un boost al mio inglese.
Quando ci troviamo in una situazione critica come una discussione, non ci diamo il tempo di ragionare. La rabbia e l’istinto hanno la meglio sulla razionalità e, già di per sé è difficile far capire a chi hai di fronte le tue emozioni in una discussione “normale”, immagina farlo quando devi usare una lingua che non è la tua, una lingua che non padroneggi ancora benissimo e che ogni volta richiede tutta la tua concentrazione.
In quel caso devi sopprimere la tua parte istintiva, calmarti e ragionare, devi riuscire ad esprimere concetti difficili (come i sentimenti) con parole semplici. E’ come trovare il modo di spiegare a un bambino la Costituzione.
Quindi, rendi produttive le situazioni critiche, perché sono loro che possono insegnarti di più.
Con K. decidiamo di prendere due strade diverse ma, di essere comunque grati per il pezzettino di vita trascorso insieme (dopotutto i bei ricordi superavano di gran lunga quelli brutti).
Agosto 2022: torno in Italia, con il cuore ancora bendato ma, con una soddisfazione incalcolabile per ciò che ero riuscita ad imparare in un solo anno. Le mie aspettative erano apri a zero, quando sono partita mi sono guardata allo specchio dicendomi:
“Magari questa volta lo imparerò ma, passeranno almeno 10 anni Gaia, preparati!”
…e invece, come hai potuto vedere esploratrice, sono bastati pochi mesi 🔥
Consigli Magici
Spero che la mia storia ti abbia dato speranza e ti abbia fatto capire che viaggiare senza sapere l’inglese non è affatto un problema perché tanto, prima o poi lo imparerai, con i tuoi tempi e le tue modalità ma, lo farai💪 (parola di un ex caso perso).
Prima di salutarti voglio darti qualche piccolo consiglio:
fatti coraggio e sforzati (nessuno è mai morto per le figure di merda)
sii curiosa e chiedi (le persone si sentono apprezzate quando possono aiutarti)
usa i linguaggi non verbali (gesti, colori)
sfrutta la tua più grande passione (e imparare sarà solo un piacere)
impara anche dalle situazioni critiche (respira, rallenta, rifletti e semplifica)
Infine, per quelle volte in cui la situazione richiederà l’uso di un traduttore o un dizionario, ti voglio consigliare quelli secondo me sono i migliori, che ho usato personalmente e che ho visto utilizzare a tantissimi viaggiatori di tutto il mondo:
A presto,
Gaia
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